martedì 13 dicembre 2022

Non oltre.

 Oggi, per Santa Lucia,  vado al Tribunale per questa storia del giuramento. Storia provvisoria, non abbiamo ben chiaro come e quando diventerà definitiva: ma se per agire dovessimo sempre avere tutto chiaro fino all'ultima scintilla, addio. Quindi facciamo questo passo, e poi ci diranno quale sarà quello dopo: non pensiamo assolutamente di essere saggi, è solo che non sappiamo fare di meglio. 

E poi, con la gentilezza del serpente, permetteteci di dire che siamo così lieti di lasciare tutta la saggezza e la capacità di correggere gli altri a Quelli Che Sanno, scrupolosamente e assiduamente seduti sul Taburetto. 

Non abbiamo ancora chiaro nemmeno se vivremo questa cosa con ineffabile tristezza per ciò che poteva e non è: probabilmente sì, in recondite pieghe, ma sarà un'idea che difficilmente uscirà. Perché è come dover fare il cambio degli armadi, ma noi non abbiamo tempo e siamo comunque troppo stanchi, quindi non tiriamo fuori le cose dalle cappelliere in alto.

La regola sulla piramide dei bisogni dice che prima è necessario mangiare e dormire, solo dopo si può pensare un po' di più. E avere le cappelliere.

Per cui il pensiero attuale è che dobbiamo coordinarci al minuto perché io possa andare ad Ivrea. Il pensiero dopo è che vedrò le montagne da più vicino. Quello dopo ancora è quanto sarà impetuoso il fiume oggi. E poi chissà chi trovo per chiaccherare, perché noi provinciali abbiamo sempre le idee chiare su quali siano le priorità in ogni luogo. E basta, oltre è troppo lontano.

Quella Citta toscana la torna domenica.

Buona Giornata.

Angela 


lunedì 12 dicembre 2022

Capita, chiaramente.

 Giovedì abbiamo cercato di darci dentro con tutte le cose da fare, in modo da riposare finalmente un po' nel fine settimana.

Poi è arrivato venerdì, in cui pregustavo il fatto che il sabato sarebbe stato meno delirante del solito, perchè potevo portarmi avanti. Almeno un po'. Fatto salvo l’accudimento di Fabio, i bagni, il cibo, i farmaci.

La premessa della premessa.

La peg di Fabullo, quella definitiva messa in ospedale dopo l’incidente del tutto tappato, era definitiva come tipologia: di per sé va cambiata periodicamente, perché si usura e si rompe la parte interna, e quando si rompe, appunto, si cambia.

E’ una procedura semplice, che molte famiglie imparano a farsi da sole, per non andare apposta in ospedale. Il Medico Santo Subito ci avrebbe insegnato lui e, comunque, sarebbe sempre stato a disposizione in caso avessimo problemi.

Però le dietologhe di Ivrea non erano troppo convinte, Di solito noi preferiamo che i pazienti vengano da noi.

Portate pazienza, ma spostare Fabio non è una passeggiata, l’accesso dal Pronto Soccorso per lui ha comunque dei rischi, se capita in un momento in cui Voi non ci siete, deve arrivare il reperibile di turno e, intanto, appunto, facciamo fare a Fabio sala d’attesa in un posto che non è proprio logico. Non siamo matti e soli, abbiamo un ottimo supporto territoriale con il Medico Santo Subito, siamo fortunati.

È vero, lui è bravissimo, allora facciamo insieme solo il primo cambio, così ne approfittiamo per fare la presa in carico e il passaggio dall’ospedale infantile, per conoscere il paziente e procedere con la burocrazia per le forniture.

Siamo perfettamente d’accordo, però facciamo un cambio programmato, perché magari si rompe la notte di Natale.

Per varie ragioni, questa visita con cambio è slittata un po' di volte. L’ultima volta doveva essere oggi, ma abbiamo spostato a lunedì 19. Le dottoresse sono gentilissime: portate pazienza, per essere tranquille in questo primo cambio vogliamo essere in due, e il 12 non ce la facciamo. Tanto ci stiamo comunque muovendo in anticipo.

Va benissimo, per noi è uguale.

Cos’è successo venerdì mattina?

Che, ovviamente si è rotta la peg.

Avevo dato tutti i farmaci, stavo mettendo acqua per dare poi un po' di colazione per bocca, e ho visto tutti i pantaloni bagnati, e ho visto il tubo che zampillava, come il tubo dell’acqua dell’orto quando si taglia.

Non si era rotta la parte interna che poteva usurarsi, ma il tubo esterno.

Giuro che il mio primo pensiero è stato di fargli un po' di giri di nastro americano e di arrivare al 19, perché ho guardato fuori, ho visto che nevicava, ho pensato all’accesso in Ospedale a Ivrea all’imbocco con la Valle, con un’aria che sembra sempre la Siberia, gli ospedali pieni di qualunque virus circolante, mammasantissima.

E’stato un pensiero da un istante, il nastro americano su di un tubo del diametro di circa 2 mm, che perde acqua.

Ho chiamato il Santo Subito.

Vengo io, per carità l’ospedale oggi.

Dottore, Lei come sempre ci salva la vita, ho solo un dubbio: perché le dottoresse volevano essere in due per la prima volta, ci sarà un problema? Più che altro perché se sbagliamo il colpo è subito venerdì pomeriggio e poi è tutto più complesso.

Penso sia solo una precauzione ma ha ragione, per favore chiami Lei le dietologhe e poi mi dica, dice il Santo Subito.

Per cui ho chiamato. Venite qui, lo facciamo, dovrete solo aspettare un po' perché abbiamo una visita dopo l’altra.

Io non so quanto Fabu regga e quanto vada bene tenerlo lì, se Voi pensate che si possa fare il Medico viene qui.

Va bene, lo chiamiamo noi e ragioniamo insieme.

5 minuti dopo mi hanno richiamato: il Dottore viene qui, ci parliamo, gli diamo del materiale e viene lui, è meglio.

Santi subito tutti.

Così il pover’uomo ha mollato ciò che stava facendo, è volato a Ivrea, e poi è arrivato qui. Ha fatto la procedura, mi ha fatto vedere per il futuro, ma ci ha comunque rassicurato sul suo supporto, ha preso un caffè bello caldo ed è ripartito più veloce della luce.

E quindi andiamo comunque il 19 per la visita.

Così era l’una del pomeriggio, in casa sembrava fosse scoppiata una bomba dopo il passaggio degli Unni e dei Lanzichenecchi, Fabu era da badare e bisognava recuperare tutto il non fatto.

Diciamo che non è che proprio sia stato un ponte riposante, ecco. Per lo meno non quanto previsto.

Ma si sa che non bisogna mai fare previsioni, capita sempre qualcosa: uno vuole un paio di scarpe ma manca il numero; uno vuole il pane con i cereali ma trova solo l’arabo; si vorrebbe vedere gli amici ma sopraggiunge il raffreddore: insomma, le cose succedono.

Però sabato mattina mi sono concessa venti minuti di biblioteca, ci siamo fatti grandi feste e grandi chiacchiere: e quindi festa è stata.

Buona giornata.

Angela

mercoledì 7 dicembre 2022

Tenetevi l'appuntamento.

 Parliamo di ciò che mantiene se stesso, nello specifico questo meraviglioso mondo del terzo settore, che dovrebbe supportare il pubblico e che invece, come da prassi, si sta esattamente trasformando in qualcosa di farraginoso fine a se stesso. Come gli enti pubblici assai spesso.

C'è questa storia della nuova gestione dell'assicurazione volontari. 

Va assicurato qualunque volontario, anche se sta a casa sua, utilizza mezzi informatici propri, si occupa solo di cose amministrative in tempi e in modi non definiti.

Ma certo Signora Mia, se un'azienda ha un dipendente amministrativo in smart working è ovvio che lo assicura all'Inail.

Lo dicevamo già una volta: non è la stessa cosa.

Perché se Paulo Aimo Tesoriere fa i conticini della Onlus a casa sua fino a tarda notte e poi gli cala la vista, ma mi volete raccontare che l'assicurazione dei volontari, che la Onlus è obbligata a pagare, lo risarcisce? Ma dài. Bisognerebbe dimostrare che non sarebbe capitato comunque, che non dipende dalle altre attività quotidiane e via di seguito.

Ovviamente tutt'altro discorso va fatto per i volontari che invece hanno un ruolo attivo con l'utenza.

Quindi il succo è: tutti i volontari presenti nel registro dei volontari vanno assicurati e amen, che balzello sia.

Avere un preventivo sembra un'impresa da Indiana Jones: buongiorno vorrei un preventivo per l'assicurazione di dieci volontari che svolgono queste mansioni (anche perché, a questo punto, voglio prima sapere i prezzi, e poi vediamo quanti siamo): ehhh mahhhh mihhhh mohhh prendiamo un bell'appuntamento e parliamo di tutti i nostri servizi. Non ho tempo, ditemi quanto è il balzello e basta: attualmente è ancora tutto ignoto, la risposta pare sia segretissima.

Passo successivo, che era quello che volevo contarvi oggi.

Il registro dei volontari: va vidimato da un pubblico ufficiale, perché non si aggiungano pagine. Pare che fosse così da sempre, ma forse non per tutti, ma poi non fregava a nessuno. Adesso invece è obbligatorio e indiscutibile, anche per le piccole associazioni, quelle che di pagine ne hanno mezza: l'ennesima menata, andare in Comune, spiegare cosa serve, prendere appuntamenti, mammasantissima.

Però è venuta fuori un'altra possibilità: il registro dei volontari può essere elettronico, ma deve essere inalterabile, quindi su una piattaforma apposita.

Quindi: nascono le piattaforme Cloud, ovviamente con abbonamento. Siamo sempre lì.

Ri-quindi: una delle varie aziende che offrono servizi per il terzo settore, che stanno nascendo molto più dei funghi, perché quelle non patiscono né la siccità né l'inquinamento, ha mandato una pubblicità, chiamiamola Pallina, l'azienda: clicca qui per visualizzare la nostra offerta annuale per il registro dei volontari.

E va bene, clicchiamo, devo capire quanto si spende: e, ovviamente, serve nuovamente Indiana Jones, perché appare la seguente videata:  fissa un appuntamento con noi e parliamo di tutti i nostri servizi.

Sapete che vi dico? Andate a zappare, che la natura fa bene.

Se il mondo gira così, adeguiamoci: stiamo attenti e ci sarà una concorrenza, facciamo passare del tempo e qualcosa verrà fuori senza nessun accidenti di appuntamento.

Infatti: ad esempio c'è un gruppo assicurativo che offre il pacchetto assicurazione più piattaforma per registro volontari: fare che scrivere quanto costa sarebbe pretendere troppo. 

Intanto, però, l'azienda Pallina, dopo un paio di settimane, che fa? Che ci manda l'offerta per la piattaforma a 50 euro all'anno (più di un'ora di terapia, stra accidenti). Senza nessun appuntamento, scritta così, prima che uno compri altrove.

E così abbiamo portato a casa una cifra di riferimento.

Perché saremo anche piccolini in un mare di pescecani, ma non babbei completamente.

L'obbiettivo è andare avanti, rispettando le leggi, subendo il meno possibile le costrizioni senza significato.

E allora: buon ponte pre natalizio a tutti. Vi abbracciamo.

Buona Giornata.

Angela


martedì 6 dicembre 2022

Detto gentilmente.

 Mi sono dimenticata di raccontarvi che sabato è stata la giornata mondiale della disabilità: ovviamente ci sono state tante iniziative. 

Noi eravamo impegnati ad occuparci della disabilità come tutti i benedetti giorni, non ci siamo accorti che fosse un giorno particolare. Per di più era sabato, e i fine settimana ormai sono un incubo, in cui è fondamentale concentrare tutto ciò che non si può fare in settimana.

Si sono fatte ovviamente tante parole, nel bene e nel male. 

In generale, quando si fanno appunto tante parole, ci sembra che valga la solita regola: Quelli Che Sanno parlano, insegnano, pontificano; Quelli Che Fanno sono impegnati a lavorare.

Assodato questo: ci sono delle belle realtà, che fanno delle belle cose, e le raccontano. Poi è vero che tra quelli che raccontano ci sono sempre tutti, ed è sempre un po' un peccato che si miri più alla mitica disseminazione che al lavoro terra terra, l'aria fritta può in effetti avere parecchio peso.

Fatte tutte queste dovute premesse, ha senso fare la giornata della disabilità? 

Secondo me sì: per quanto poco valga,degli invisibili meglio parlare che lasciare perdere a prescindere.

Poi è vero che non basta parlare e non basta parlarne un giorno: però bisogna vedere quale sarebbe l'alternativa.

L'alternativa al non parlare non sarebbe che tutti sono impegnati a lavorare continuamente perché la giornata della disabilità sia superflua; allo stato attuale, l'alternativa sarebbe che invece di parlare dei disabili solo quel giorno, non se ne parlerebbe nemmeno quel giorno. 

Non se ne parlerebbe mai.

E quindi non ci offendiamo perché c'è la giornata. Però non ci fa provare un'immensa fiducia per questo mondo, per dirlo gentilmente.

Buona Giornata.

Angela

lunedì 5 dicembre 2022

Sorriso.

 La raccolta fondi della Onlus per la nuova Vibra va avanti: tutti si stanno impegnando tantissimo, davvero.

Noi siamo contenti, ovviamente, perché sappiamo quanto sia importante avere di nuovo questa possibilità in Onlus. E, altrettanto ovviamente, speriamo di farcela il prima possibile perché ci auguriamo che possa aiutare Fabullo a recuperare le forze, perché le cose non vanno male ma siamo sempre un po' fermi.

Tutto questo è, appunto, ovvio.

Però, in più, siamo orgogliosi della grande partecipazione di tutti: perché tutti stanno condividendo l'idea di base, che è quella di farcela con le nostre forze, senza intermediari nell'organizzazione.

E vuole soprattutto dire che dietro a tutto c'è la consapevolezza che ne valga la pena, che facciamo le cose con trasparenza e serietà, anche se si lavora silenziosamente. O forse proprio perché si lavora silenziosamente, nella concretezza.

Ecco, questo è motivo di orgoglio e sorriso. 

Le cose si fanno perché si sa che è giusto farle senza cercare altro: però, ammettiamolo, l'idea della metaforica pacca sulla spalla, il sapere che si è insieme perché si condivide ciò che si fa ed è stato fatto, è un bel pensiero.

I pensieri belli sono indispensabili. La bellezza non è mai superflua.

Buona Giornata.

Angela

venerdì 2 dicembre 2022

Conversazioni da provincia.

 Siccome il mondo all'incontrario va all'incontrario non vengono gli accidenti per le cose per cui gli accidenti verrebbero ai comuni mortali.

Allora: già io dico quotidianamente al postino che se deve portarci delle robe da pagare che vada pure altrove, non parliamo poi delle buste verdi, gira proprio a svariati km di distanza, gioia mia.

Boiafaus, vita grama noi postini, non ci vuole nessuno.

Il tutto urlando dalla finestra, storie da provincia, di quelle che la privacy è un concetto paturnioso che non interessa a nessuno.

Per cui ieri, appunto, c'era il postino.

Vieni fuori a firmare. 

Di che colore è la busta, se è bianca dell'Inps va bene, vuoi il caffè?

E non c'ho tempo per il caffè, grazie  mille, è verde la busta.

Ma noooooo.

E sì, purtroppo è il tribunale, dice il postino mogio che non sa più dove guardare.

Il tribunale? Ma allora sì, va benissimo, alleluia, per fortuna.

Il povero postino, una volta di più, ha pensato che in Carbonera è sempre un circo, quelli felici di ricevere le buste del tribunale, mah.

E invece si, nel mondo all'incontrario delle Famiglie Isteriche funziona così.

Ovviamente, felici per modo di dire: spiegatelo a Quelli Che Sanno, seduti sul taburetto a riflettere: non è il caso che ci illuminino sulla vita che è un percorso, un ritrovare se stessi, una comprensione continua. Che lascino pure perdere, gliela lasciamo tutta la loro profonda e intelligente saggezza. 

Noi, al massimo, potremmo rispondere lanciando ciabatte, di meglio non mi viene in mente. Proprio proprio proprio sprecando parole, potremmo gentilmente invitarli ad andare a zappare.

Quindi il 13 dicembre devo andare in tribunale per il giuramento ufficiale da tutore provvisorio, e in seguito comincia una nuova giostra di cose da fare.

E vabbè, se non altro andiamo avanti.

Buona Giornata.

Angela 


giovedì 1 dicembre 2022

Ancora sociologia.

 Proseguendo nell'evoluzione sociologica. 

Un altro aspetto che ci dà da pensare nel terzo settore è l'approccio con l'utenza, che vuole dire, in parole poverissime al mitico piano del terra terra, con le famiglie che cercano un servizio.

Nello specifico qui si parla di realtà piccole, come la nostra, che offrono un supporto di tipo informativo: ho questo problema, aiutatemi con la burocrazia.

Premessa: ci sono una serie di supporti pubblici economici e sociali per la disabilità che dovrebbero essere forniti in modo automatico, e invece richiedono un impegno importante.

Pensiamo alla conferma della disabilità nel passaggio alla maggiore età, solo per fare un esempio, ma ce ne sarebbero mille.

Ovviamente tutto ciò è indegno (sempre la parola giusta), perché impone delle fatiche assurde, dei tempi lunghi, solo per la burocrazia, in situazioni che sono già complesse: lo sappiamo.

Allora: tutto ciò è indegno e merita grandi discussioni, grandi mobilitazioni, grandi prese di posizione, soprattutto da parte di chi i disabili li rappresenta.

Per cui: la famiglia capisce che è un impiccio cosmico, che ha bisogno di capire, e si rivolge ad un'associazione.

La prassi è la compilazione di scartoffie (indegne, con gli stessi dati già in possesso dell'INPS, per esempio, va bene, andiamo oltre): per  cui sarebbe corretto accogliere la famiglia, ascoltarla, far vedere dove trovare le scartoffie, aiutarla a compilare, condividere la fatica assurda e i relativi pensieri.

Però: noi non siamo d'accordo nel mettere in croce la famiglia dicendole che, invece che seguire l'indegna prassi, è giusto e nobile procedere con grandi istanze, ricorsi, azioni giudiziarie dimostrative: nel senso che la famiglia può essere libera di farlo, ma non si impone un simile impegno per forza. È un'azione onerosa, faticosa, che non è detto che le persone coinvolte si sentano di caricarsi di un simile fardello, la guerra la fanno tutto il giorno, devono essere supportate e basta.

Ecco: che un'associazione faccia passare l'idea che  quella Famiglia Isterica non si stia impegnando abbastanza per i loro diritti, mentre la bravissima associazione si fa in quattro, non va bene. 

Non so se la spiegazione da psicologo, o da psichiatra, stia nelle rabbie e nelle frustrazioni represse, nell'esigenza di protagonismo; o, più banalmente e probabilmente, nella poca competenza, come è spesso tipico di Quelli Che Sanno facenti la voce grossa.

Qualunque sia il motivo, non  va bene. Le famiglie non devono essere obbligate ad aiutare chi li deve aiutare.

Non siamo d'accordo, ecco. Che non vuole dire essere babbei, e non cogliere l'ingiustizia: ma il supporto sta su un piano, e le giuste battaglie su un altro.

Buona Giornata.

Angela