martedì 22 gennaio 2019

Risposte congrue.

Siano benedetti i pensieri degli Amici di Fabullo!
Oggi nuova storia paradossale, che ci ha lasciato così, con le braccia giù e senza tanto sapere cosa dire.
Bambino dell’asilo con una diparesi spastica che va benissimo: da circa un’anno cammina completamente da solo, con il suo schemino, ma rapido, stabile e funzionale. La settimana scorsa lo vedevamo che accennava a iniziare a correre, tutto preso da un gioco, figurarsi.
Il fisiatra del servizio territoriale che segue il bambino è noioso: difficile dire se è perché la famiglia ha scelto di non affidarsi alla fisioterapia di quel servizio territoriale, in quanto offerta penosa; o se è perché un noioso di suo. Fatto sta che la famiglia deve sempre farsi venire l’ulcera tutte le volte che lo vede per qualche scartoffia; tutte le volte il bambino è migliorato ma il dottore non lo ammette nemmeno morto, dicendo Sì, va un po’ meglio, ma potevate evitare, è la normale evoluzione.
Poi la famiglia se ne fa una ragione, ma ogni volta è pesantissimo.
Adesso c'è in ballo una botulina e la famiglia vorrebbe un secondo parere di un altro fisiatra che lavora presso una struttura ospedaliera, il cui servizio prevede una valutazione strumentale dettagliata e quindi la possibilità di inoculare, se necessario, muscoli che il fisiatra territoriale non può prendere in considerazione senza quegli strumenti. Insomma, se botulina deve essere, tenendo conto che ha un significato comunque limitato in sé e nel tempo, almeno che ne valga la pena il più possibile.
Quindi: famiglia serena con bambino sereno, che migliora a vista d’occhio e anche nelle griglie di valutazione, che vuole un secondo parere di un medico sano di mente e non di un fattucchiere, presso un ospedale pubblico e non in un antro stregato.
Per andare a visita serve una richiesta del medico di base:  solo che la pediatra si è rifiutata di farla. Perché il bambino è già seguito da un fisiatra pagato dall’asl a cui può accedere tutte le volte che serve, per cui non si può fare una richiesta per farne pagare un altro.
Gulp.
Ieri la terapista ha sentito l’ordine dei medici per capire: e pare che l’opposizione della pediatra sia corretta. Un altro medico sarebbe uno spreco inutile. Hanno anche ammesso che la pediatra poteva fare la richiesta, nessuno avrebbe poi verificato, in caso di verifica sarebbe stata una richiesta ampiamente giustificata, ma la dottoressa ha agito correttamente perché il servizio è già offerto (visita fisiatrica contro visita fisiatrica). Se è necessario un secondo parere è il primo medico che chiede una consulenza. Insomma, il servizio c’è già.
Ovviamente la legge non scrive cosa succede se Il mio fisiatra non ammetterà mai che da un’altra parte ci siano possibilità migliori per mio figlio, non fosse altro che per la presenza di una diversa tecnologia.
Chiaramente il secondo parere si può chiedere con una visita privata, nessuno lo può impedire.
Che dire? Niente. O tutto.
Che un secondo parere vincolato alla disponibilità economica è penoso.
Che un secondo parere vincolato alle paturnie di un medico è penoso lo stesso, ma non si può dire, perché è un parametro che non si può inserire in nessuna tabella che giustifica dei costi.
Ovviamente non è una strada percorribile perché, se poi ce ne fosse l’indicazione, servirebbe comunque la richiesta per accedere al reparto dell’ospedale pubblico che poi deve fare concretamente la valutazione strumentale e l’inoculo.
In più, ovviamente, la famiglia sta già pensando al vespaio che ne verrà fuori con il fisiatra territoriale, che si offenderà da morire per essere stato messo da parte, e che li tratterà malissimo tutte le volte che c'è da prescrivere un tutore: spesso, perché per fortuna il bambino cresce.
Se la famiglia prende delle decisioni, poi deve avere la forza di prendersi delle responsabilità e discutere, dicono Quelli Che Sanno alle ore 17 mentre escono dall’ufficio dopo una meritata giornata di lavoro e si affrettano per andare a pilates.
Domande: ma veramente il diritto al secondo parere deve essere regolamentato così? Partendo ovviamente dal presupposto che non stiamo parlando di mille visite pagate dai soldi dei contribuenti per un’unghia incarnita.
Ma veramente una pediatra di base deve essere così rigida in questa specifica situazione, tenendo conto che un’eventuale verifica poteva essere tranquillamente giustificata?
Ma veramente un medico come lo specialista territoriale deve sempre sentirsi offeso e quindi rendere così pesante una storia che di base lo è già?
Risposta: la famiglia dovrà scegliere se farsi venire l’esaurimento oppure decidere di mettere da parte da subito una migliore possibilità per il proprio bambino. Bel pensiero con cui convivere.
Non è questa la risposta giusta, dicono Quelli Che Sanno. Il punto è la mancata accettazione del problema da parte della famiglia che va a cercare assurdità, e il supporto dal territorio viene eccome offerto in maniera compiuta, infatti consigliamo la presa in carico della nostra psicologa, poi domenica c’è una gita apposta per le famiglie fragili al museo, così ci si distrae dai pensieri ricorrenti.
E bòn.
Buona giornata.
Angela

lunedì 21 gennaio 2019

Lavoro. Non lavoro. Mah.

Oggi Fabullino incomincia la prima settimana di scuola completa dopo più di un mese: e veramente incrociamo perché continui ad andare tutto per dritto perché lui è tutto contento, è di ottimo umore da quando ha rivisto i suoi Amici.
Anche perché, a parte la scuola, noi non riusciamo più a fargli fare delle cose belle: un po’ ci sono i lunghi periodi in cui lui mangia poco ed è troppo stanco. Un po’ non ce la caviamo più noi: ed è il pensiero con cui siamo  andati a dormire ieri sera, e che ci siamo ritrovati intatto stamattina.
Non abbiamo chiaro se sia Fabullo che è sempre più impegnativo o noi che compiamo sempre 25 anni: fatto sta, per esempio, che la domenica la dedichiamo a dormire fino alle otto perché ne abbiamo bisogno per recuperare, ad accudire Fabullino nelle solite cose e, in più, a fargli il bagno, e la mattina è finita. Il pomeriggio, mentre lui dorme, cerchiamo di mandare avanti le scartoffie, tutte le scartoffie: quelle della onlus, ma anche le nostre di famiglia. Perché fare i Badanti Per Forza, quindi con un contratto che non prevede un orario quotidiano, turni di riposo settimanale o ferie, vuol anche dire che si accumulano le normali cose di ogni famiglia; dal controllare i pagamenti delle bollette o della mensa scolastica, con in più, però, tutte le scartoffie che sono sempre relative a Fabu. Per esempio tutto il conto dei farmaci per fare gli ordini, sia per la pediatra che per la farmacia dell’ospedale, verificando sempre tutti i piani terapeutici perché sono farmaci particolari, e dobbiamo stare dietro alle scadenze. E scrivere a tutti gli specialisti per fissare tutti gli appuntamenti. Ieri ho trafficato circa 4 ore per non mettermi comunque in pari: Signora, insomma, sta ingigantendo il problema, tutte le casalinghe vanno in ansia perché le cose non finiscono mai, e anche tutte le Mamme che lavorano.
Già, dimenticavo Quelli Che Sanno. Solo che continuo a non ritrovarmi in questa situazione da loro delineata: si capisce, Signora, è tipico delle sindromi ossessive non riuscire a guardare oltre alla propria paranoia.
Sarà. Fatto sta che non mi sembra di rientrare nelle Mamme Che Lavorano, come, per altro, Quelli Che Sanno mi fanno notare tutte le volte che mi fissano un appuntamento tra capo e collo, tanto Lei è a casa.
Nello stesso tempo, non mi pare che sia da casalinga passare ore e ore ogni giorno a occuparsi di scartoffie e appuntamenti.
E torniamo al punto di partenza (sì, tipico anche questo delle sindromi ossessive): sarà che ogni anno compiamo 25 anni, fatto sta che le cose che facciamo le abbiamo già ridotte all’osso, eppure riusciamo sempre a ridurle ancora. Attenzione: non sto dicendo che non si va al cinema o a tagliare i capelli, operlacarità. Dico che non ricordo l’ultima volta che ho impastato la pizza (ma si vive anche senza pizza), che ho lavato i vetri (che non sono trasparenti ma basta tirare le tende), che ho passato 5 minuti seduta semplicemente a mangiare, che ho tagliato via il basilico della stagione passata (che invece è ancora lì da ottobre, come la salvia ornamentale, l'oleandro non più potato che se non lo si mette a posto non potrà fiorire, ma tanto non dà fastidio, e si vive anche senza fiori), che abbiamo scelto da anni e anni  di dormire l’inverno con il piumone invece che con mille coperte (che non stiamo già dietro alle lavatrici normalmente, con Fabullo che implica 3 cambi completi al giorno, 5 o 6 asciugamani quotidiani, più varie ed eventuali: e quindi nemmeno per una volta all’anno si può impegnare una lavatrice per una cosa sola, meglio tante copertine che infilo una alla volta nei lavaggi; ma non importa, c’è chi non ha nemmeno quelle, noi siamo al caldo).
Insomma, tutte boiate, sulle quali si può tranquillamente andare oltre per fare le scartoffie. Solo che non finiamo mai lo stesso, e quindi cominciamo a fare fatica a decidere di tagliare ancora delle cose da fare, perché non ce ne sono quasi più. Tagliare ancora le ore di sonno è durissima, a quelle seduti a tavola abbiamo già pensato da un po’, perché sono dedicate a Fabu, noi procediamo a turni mentre si prepara o sprepara. Ma con grande classe, perché, quando qualcuno ci vede, riusciamo a non far sì che nemmeno se ne accorga.
Quindi, appunto, abbiamo dormito sopra al nostro essere inadeguati e non è servito a nulla, perché stamattina le cose sono ancora tutte lì e noi non siamo più brillanti di ieri.
E allora per fortuna che Fabu può andare a scuola, perché non me li ricordo più i tempi in cui la domenica gli facevamo fare le gite per fargli imparare delle cose belle.
E basta. Vabbè, mi sarò svegliata noiosa, sarà l’eclisse di luna.
Però non è vero che si vive senza fiori: perché questa mattina è fiorito il bulbo di giacinto della PAOLA, che vuol dire che abbiamo anche fiori freschi in casa. È rosa, profumatissimo.  E quindi iniziamo a lavorare. Pardon, a non lavorare. Mah, ditemi voi se uno non va in crisi di identità.
Buona Giornata.
Angela

venerdì 18 gennaio 2019

Le promesse si mantengono.

Ve l’avevo promesso, nuova puntata della vicenda della Mamma Isterica che si sente Fortunata.
E non è per grande intelligenza che si erano preventivati e immaginati sviluppi. È solo che, mi sembra evidente, certe situazioni proseguono a cliché, tutto lì. Diciamo che, ad averne voglia, uno potrebbe scrivere la Psicopatologia di Quelli Che Sanno: non basandosi su ciò che raccontano le Madri Isteriche, che, si sa, non sono mai in buona fede, ma dobbiamo comprendere la loro grande sofferenza; i cliché, però, sono avvalorati da fatti concreti, pure scritti, quindi basta basarsi su quelli per valutare l’andamento costante nel tempo delle situazioni: per cui, appunto, nel prevedere le risposte di Quelli Che Sanno non è richiesta la scarsa intelligenza delle povere famiglie addolorate e non obiettive.
Ecco perché arriva la nuova puntata. Uhhhh, ma sempre quella storia lì, che noia. Oh già, è proprio una noia.
Raccordo: ultima telefonata del Brillante  Centro alla Madre Isterica. Al termine della quale la suddetta Madre Isterica chiede di ricevere una relazione da poter portare nel centro che verrà scelto per il futuro. Risposta: ma certo, le mando la stessa che ho fornito all’Asl a chiusura di questo percorso, proprio quella.
L’immensa bontà di Quelli Che Sanno: alla Madre Isterica è concesso ricevere lo stesso documento formale, e lo si sottolinea anche.
E, anche stavolta, non è mica scontato: si potrebbe parlare di intere riunioni tecniche di equipe (equipe scolastico-territoriali, magari per il passaggio da un livello scolastico all'altro in cui il bambino è sconosciuto, non dell’anestesista e del neuro chirurgo: permettetemi di dire che è diverso, non più o meno nobile, solo diverso) in cui i genitori non vengono deliberatamente invitati, basta guardare le convocazioni per vedere che non ci sono; e a cui non vengono nemmeno inviati i verbali; e se volete, andiamo oltre: si fa anche attenzione a convocare determinati incontri proprio in una data in cui si ha l’inossidabile certezza che la famiglia noiosa ed impertinente non sia disponibile. Sempre beati voi che non ci credete.
Quindi arriva la relazione, in cui si deve giustificare la chiusura a di un progetto: a detta del Brillante Centro, perché l’ASL non paga più. A detta dell’ASL, perché il Brillante Centro ha fatto presente che con questa ragazza non c'è più nulla da fare, che è stazionaria, che quindi non è più un lavoro loro. Per altro, l' ASL offre la possibilità, scomoda e poco concreta, di un altro centro, quindi a livello economico, in realtà, non cambia niente.
Quindi vediamo questa relazione.
In ambito riabilitativo ci sono due tipi di relazione: quella fatta da uno specialista (di qualunque livello) che vede per la prima volta il paziente. Sono sempre relazioni dolorose, perché emergono chiaramente i problemi senza poter sottolineare l’evoluzione costata tanta fatica a tutti. È doloroso ma comprensibile: qualunque sia il motivo che porta a quell’incontro, si tratta di evidenziare situazioni per giustificare il lavoro su di esse e fissare degli obbiettivi, da verificare successivamente.
Poi c'è il caso in cui rientra invece questa relazione del Brillante Centro: si tratta di un equipe che segue la paziente da anni. In questi casi, la relazione fa sì emergere i problemi, ma sempre li raffronta nel tempo, non fosse altro che il giustificare il lavoro fatto o l’impossibilità di farlo. Tra l’altro ricordiamoci che l’ASL rappresenta il datore di lavoro in questo caso, chi paga, in parole povere. (E che non verifica mai, poveri noi).
Allora: la relazione presentata non fa vedere una paziente non collaborante o demotivata; ne mostra le abilità comunicative e la brillantezza cognitiva. All'interno di una problematica, ovvio: ma se il Brillante Centro di recupero neuro cognitivo ha un suo perché, evidentemente non poteva trattarsi di un paziente sano, contraddizione in termini.
Però non viene fatta parola dell’evoluzione. Zero. E si conclude dicendo che è opportuno procedere in un percorso altrove per evitare la regressione.
Ok, atteniamoci ai fatti, oh noi isterici e malfidenti.
Facciamo finta di non chiederci la stranezza della descrizione di un rapporto terapeutico continuativo negli anni che non viene sottolineato.
Però basta confrontare le relazioni scritte esattamente dalla stessa persona in passato: la paziente appare completamente diversa, e le mitiche tabelle di valutazione mostrano anch'esse valori diversi.
Accidenti alle madri che usano i congiuntivi, che, invece che dare di matto, sanno leggere dei documenti e anche confrontarli. Sono la razza peggiore.
E allora? Un'equipe che fa un lavoro, che evidenzia risultati nel tempo, rilevabili da documenti,
e che non li sottolinea nel rapporto al proprio datore di lavoro.
Lascio a voi le conclusioni.
Io esprimo la mia opinione personale, di mentecatta nonché isterica. A me viene da pensare che, siccome la famiglia ha più volte fatto notare che il Brillante Centro è solo un Posteggio, che alla figlia è stata negata qualunque opportunità di miglioramento, che quando sono stati trovati altri stimoli i miglioramenti sono stati macroscopici, e che quindi la famiglia è stata pesantemente messa in croce perché non si era fidata: siccome tutto questo, a me vien da pensare che sarebbe stato bello poter scrivere che la paziente non aveva presentato la benché minima evoluzione, o, meglio ancora, che era evidentemente peggiorata a causa delle scelte dissennate della Madre Isterica (per esempio che era in grave squilibrio nutrizionale e idrico perché era altri specialisti cialtroni le hanno tolto la peg).
Solo che questo non si poteva scrivere: perché le attuali caratteristiche della ragazza non sono quelle lì e sono certificate da ulteriori documenti indiscutibili. Peggio ancora: il confronto stesso con le relazioni prodotte dal Brillante Centro nel tempo evidenziano l’inappellabile miglioramento. E non solo valutando i documenti di tre anni fa, per cui si potrebbe dire che in tre anni è ovvio che qualcosa si è visto; ma anche confrontando la relazione dello scorso anno si vede il cambiamento positivo: ed è chiaro, però, che in un trauma cranico grave un'evoluzione felice nel corso di un solo anno non può giustificare la presenza di una situazione ormai stazionaria.
Infatti non si dicono bugie nella relazione proposta: ma non si evidenziano i miglioramenti parlando solo del qui e ora e, per concludere il percorso, si auspica solo una non regressione.
Ecco, basandoci su documenti scritti, analizzando tutto, non so a voi, ma a me, nota mal pensante, viene da pensare che il buttare fuori dal Posteggio questa ragazza sia un pochino riconducibile ad attriti personali con la famiglia. Non ho detto punizione, per la carità, non l’ho detto.
Una cosa deve essere proprio chiara: che non è sempre detto che le famiglie accettino. Più spesso si limitano a subire.
Buona giornata.
Angela

giovedì 17 gennaio 2019

Lo Sconforto (se questa norma dorme, allora meglio).

Fabullino felice come tre Pasque, a Boog queste cose qui piacciono sempre tanto. Grandissimo il nostro Boog!
Me l’hanno anche detto i suoi compagni che non l’avevano mai visto così brillante. E boh. Chissà se è solo felicità o se di nuovo vale la nostra idea per cui dopo gli antibiotici si sente molto meglio, e chissà perché e chissà da chi farci ascoltare. E vabbè, filosoficamente facciamo una cosa alla volta: magari non indaghiamo se trattasi di filosofia o di stanchezza da parte nostra.
Ieri sono andata a parlare con la nostra Autorevole Avvocata Preferita sulla riforma degli ETS, che vuol dire che ho attraversato la strada, e la nostra via non ha propriamente 5 corsie. Poi c’era Achille, Gatto iscritto al foro legale, indubbiamente: che era stato buttato fuori dallo studio e per rientrare lui attraversa una lunga liana di glicine sospesa, appeso per le 4  zampe a testa in giù, non proprio dignitoso per un gatto, fino ad arrivare al balcone e a bussare alla vetrata. Così poi entra con degnazione, controlla i fascicoli, prende posto e partecipa ai dibattiti.
L’Autorevole ha meditato sulle mitiche clausole sospensive dell’adeguamento degli statuti, confermando che si capisce un tubo manco per lei. Adesso si studia per benissimo la legge, ne chiacchiera con i colleghi, si decide un piano di azione che vuol dire come muoversi per mettere a posto questa faccenda, cercando anche di spendere il meno possibile, e poi però non si fa niente fino alla fine: perché, in queste latitudini e longitudini, le cose cambiano e si rimandano assai, come diceva giustamente Luana, e le clausole sospensive sono un’entità che può assumere qualunque connotazione, concreta o astratta. Insomma, delle normative che possono trasformarsi in niente o in tutto, dove tutto sta tra la legge, la possibilità, il pensiero, la liana di Achille o una caffettiera. Mi viene un pochino lo sconforto, mammasanta.
Buona giornata.
Angela

mercoledì 16 gennaio 2019

Altra Parola.

Fabullo felice come una Pasqua, come due Pasque, nel rivedere gli Amici! Ed è anche stato bello brillante, non stanco quanto pensavamo, tenendo conto che era il primo giorno in cui stava seduto e fuori casa così tante ore. A scuola erano prontissimi a coricarlo tutte le volte che poteva sembrare necessario, ed invece è andata proprio liscia. Che bello, per lui, povero piccino nostro.
Solo che stamattina mi sono svegliata sociologa, e, quindi, Amici Avvisati (e mezzi salvati), vi tocca: terza puntata della Mamma Isterica che si sente fortunata. Coglieremo l’aspetto sociologico nella definizione di un’altra delle affermazioni classiche, una sorta di leit motiv, dopo il Si Senta Fortunata.
E se vogliamo dire che è una stufia questa storia, che non finisce mai, qua la mano, battete un cinque, sono perfettamente d’accordo: se siamo stufi noi, figuriamoci la Mamma Fortunata. E figuriamoci sua figlia.
Allora, ieri la Mamma Fortunata, e, a questo punto, molto Isterica riceve la telefonata della coordinatrice del Brillante Centro: quello sotto casa (letteralmente, basta attraversare), specializzato in recupero neuro cognitivo (ah, non in Parcheggi? Mah, saran punti di vista), che ha messo in croce la famiglia che si era permessa di cercare altre proposte per la figlia per cui, a dir loro, nulla c’era da fare; la coordinatrice, per essere tale, è una professionista con grandi studi sulle funzioni corticali superiori, tra cui le modalità comunicative. Interessante. Il centro,a dir dell’Asl, aveva chiesto la conclusione del progetto perché non c’è più nessuna opportunità di lavoro con questa ragazza.
La coordinatrice esordisce con Buongiorno, volevo notizie del vostro incontro con la psicologa dell’Asl che è venuta da voi.
La Mamma Isterica, ma, evidentemente, non abbastanza scema secondo la previsione dei parametri della Brillante Professionista dice: sì, ci siamo viste giovedì e ho esposto i miei dubbi sull’opportunità di frequentare un centro così lontano da casa, con tutte le relative complessità organizzative (che, per altro, chi si occupa di disabilità ad alti livelli dovrebbe poter supporre, ma è troppo elementare, Watson, come idea).
Sì, la psicologa mi ha chiamato, risponde la Brillante, forse un po’ troppo rapidamente per essere proprio soddisfatta del colloquio.
Bingo: allora com’è andato l’incontro già lo sa, sa che la Madre Isterica proprio zitta non è stata. Forse sa anche che la psicologa è magari rimasta un pochino perplessa perché la paziente, che non ha recuperato nulla, che è sempre uguale, che non ha motivazioni, che non offre partecipazione, si è invece espressa in modo, congruo, adeguato, delineando chiaramente il proprio punto di vista. Insomma, o è andata dalla persona sbagliata, o qualcosa non torna. E quindi, magari, la psicologa ha fatto presente, come già alla Mamma Fortunata che ha esposto la faccenda, che non è l’Asl a chiedere la chiusura del progetto presso il Brillante Centro sotto casa. Detto chiaramente: i soldi non ci sono, ma quei pochi che ci sono, l’asl avrebbe anche continuato a darli a quel posto lì piuttosto che ad un altro. Ovviamente, nessuno sta pensando alla qualità, andiamo oltre. (Certo che a forza di andare oltre…)
infatti la Brillante Professionista, cercando di contenersi, dice: ho spiegato alla psicologa che non siamo noi a non voler più la paziente, ma che è un percorso finito, e quindi Signora, non dica che il Brillante Centro non vi vuole più perché tutto quello che sua figlia ha fatto l’ha fatto altrove.
Che è ovviamente la verità: mi dite che non si può fare nulla, cerco altre soluzioni che portano ad innegabili risultati certificati, e mi mettete in croce: soprattutto perché le altre famiglie si chiedono se, allora, nel Brillante Centro davvero si lavora bene, visto che chi fa altro ottiene risultati che si vedono a occhio nudo, e quindi c’è tensione.
Sorvolando sull’evidente situazione che rientra sempre nella famosa legge fisica del Passaggio Di Patata Bollente, che fa uscire dalla grazia di Dio, qui arriviamo al punto, ad un’altra di quelle parole davanti a cui le Madri Isteriche chinano il capo.
Signora Non Dica.
Scrivetelo sul vocabolario della perfetta mamma, quella che vorremmo.
Non bisogna dire.
Capita sempre: non dica che è penoso che la Scuola Inclusiva non sia preparata, non dica che il progetto di continuità non è stato fatto, non dica che è penoso dividere 10 ore di assistenza su 3 operatori che cambiano tutti i minuti, non dica che il Brillante Centro è solo un posteggio, non dica che non le offriamo la fisioterapia siete voi che volete andare privatamente (perché siete Isterici, e quindi non dica che i 45 minuti offerti sono privi di significato per la loro assoluta inconsistenza), non dica che per lei l‘assistenza è impegnativa perché la storia ed il mondo sono pieni di casalinghe come lei.
Signora Non Dica. E, ovviamente, non scriva. E, soprattutto, non scriva mettendo in copia altre organizzazioni. Non faccia analisi delle varie situazioni tanto verranno smontate.
Certo che, talvolta smontare è proprio dura, come in questa storia specifica: uno che ha la peg, se toglie la peg  muore di fame, se invece sta scritto che sta benissimo viene da chiedersi perché qualche Brillante Professionista osteggiasse questo tipo di lavoro tutti i momenti. Se uno non parla, e poi parla, vien da pensare che la logopedia negata avesse un senso. Se uno non teneva su la testa e adesso ti guarda in faccia, vabbè, allora la rieducazione motoria qualcosa ha fatto.
E quindi? Signora Non Dica.
È l’assoluta mancanza di volontà di lavorare bene, l’obbiettivo è solo stare tranquilli. Perché se davvero il servizio (qualunque: sanitario, scolastico, sociale) volesse arrivare agli scopi per cui è preposto, farebbe delle analisi chiare su quelli che sono i problemi che lo impediscono, in perfetto accordo con l’utenza stessa: mancanza di fondi, personale non adeguato sotto vari aspetti, adeguato ma sottopagato per cui se ne va, eccetera.
E invece: Signora Non Dica.
Ed è un concorso di colpa: perché quando un problema emerge, sempre da parte dell’utenza, il datore di lavoro (in questo caso l’Asl nei confronti del Brillante Centro) mai e poi mai fa delle verifiche sul sevizio offerto. È più semplice tamponare la faccenda con tanta comprensione per la Madre Isterica. Facendole capire che Si Senta Fortunata. Dove tamponare vuol anche dire annichilire, classicamente alzare il telefono e spiegare a tutta l'equipe territoriale che la Signora è matta, dovesse anche scrivere a voi sappiate che non bisogna darle da mente.
Per cui quando le Mamme Isteriche tacciono ci sono varie possibilità: o sono più zen del Dalai Lama; o va tutto benissimo; o temono il peggio.
Beati voi che pensate che io stia, come sempre esagerando.
Ovviamente, spiacente, mi sa che non sarà l’ultima puntata.
Buona giornata.
Angela

martedì 15 gennaio 2019

Ed è sì!

La Pediatra Santa Subito ha detto sì!!! Oggi si va a scuola: Fabu non ha, al momento nessun segno di infezione. Nella popolazione scolastica, che, in soldoni sonanti, vuol dire i pazienti della dottoressa, ci sono una serie di virus anche da sbalzi termici vari, quindi poco prevedibili: situazione attualmente  nella media annuale da ottobre ad aprile. Vuol dire che, in questo momento, o non mandiamo mai Fabu a scuola o gli facciamo godere la compagnia degli Amici ora che sta bene. Non si può ovviamente giurare che tutto andrà liscio, ma cogliamo l’attimo.
Ieri è stato bene, ha fatto un ottimo pranzo e una pessima cena, che di solito fa esattamente il contrario; è stato bello vivace ma isterico da abbattere, offeso per qualsiasi cosa. Siccome non abbiamo capito perché, diciamo che sta meglio, è stufo e si annoia.
Quindi oggi si va!!!! Vediamo cosa mi dimentico, vediamo che numeri mi faccio.
Intanto ho già fatto una lista lunghissima di cose da fare, sempre per cogliere l’attimo, tra cui: dottoressa per prescrizioni, farmacia dell’ospedale, appuntamento con la nostra Avvocata Preferita per la riforma degli statuti (la quale mi ha già confermato che non si capisce un accidenti, molto bene), sistemazione Armadio Fabullo perché anche lì non si capisce più niente e tutto deve essere sempre pronto per l’emergenza, disfare l’albero di Natale perché quel cantuccio ci serve per posteggiare ausili, stare qualche minuto in giardino ogni tanto per recuperare energie per eventuali prossime batoste, lavare e mettere via l’ultima valigia dell’ospedale, andare avanti con le rendicontazioni della onlus.
E bòn, il come andrà lo scopriremo solo vivendo. Sai che novità.
Buona giornata.
Angela

lunedì 14 gennaio 2019

Forse domani.

Aggiornamento su Fabullino: la scorsa settimana è andata. Sicuramente non ci sono state grosse grane: era solo stanco morto, ma è comprensibile. Un mese di antibiotici, a voler pensare solo a quello, qualcosa ben farà. Mangia un po’ sì e un po’ no. La nostra impressione è che, nuovamente, dopo gli antibiotici avesse di nuovo una gran voglia di mangiare, come lo scorso anno, e pian piano la faccenda stia di nuovo finendo. Solo che non sappiamo più come farci a fare ascoltare su questa storia . Vabbè.
Più che altro la scorsa settimana è sempre stato caldino: non con la febbre, ma caldino. Lui, soprattutto perché immobile, è sempre piuttosto freddo, con le mani ghiacciate. Invece aveva le estremità e la testa sempre molto calde. Non aveva la febbre, ma una temperatura intorno ai 37, che per lui non è normale. Giovedì avremmo dovuto uscire per la prima volta per la fisioterapia, ma aveva 37.5 e quindi ho sentito la pediatra: e siamo state d’accordo nel tenerlo a casa, anche perché saremmo tornati a sera. Poi di stare un attimo a vedere: o era sempre caldo per gli antibiotici presi, è vero che capita per un po’; oppure c’era qualche piccolo fatto virale in corso. Per cui fisioterapia non giovedì, che non stesse veramente salendo la febbre, piuttosto venerdì, quando avevamo anche un orario del primo pomeriggio.  E poi stare a vedere: nel fine settimana, e poi oggi ancora niente scuola. Se tutto va bene ci andiamo domani, altrimenti oggi la Pediatra Santa Subito valuta una serie di esami.
Venerdì lo abbiamo poi portato in fisio  ed è andata bene, ci è anche sembrato si sentisse meglio, più vivace, magari aveva meno dolori, e così nel fine settimana. Oggi, a questo punto, vediamo, e decidiamo con la dottoressa se mandarlo a scuola domani: speriamo, povero Fabullino, è proprio triste sempre in casa senza Amici.
Buona giornata.
Angela

venerdì 11 gennaio 2019

Procuratevi un reggi mandibola.

Mi tocca annoiarvi. O, quanto meno, raccontare di nuovo robe che non si possono sentire. Insomma tocca, nuovamente, fare quelli che si lamentano: che strano, sembrerebbe di dire la mitica Verità, quella avvalorata da fatti espressi davanti a testimoni. E invece viene definita “il lamentarsi”. Sarà questione di punti di vista.
Sia come sia, mi tocca raccontarvi il seguito della storia di ieri, quella della Mamma Fortunata. Perché il seguito è appunto accaduto ieri, fresco fresco.
Dunque: ieri sono arrivati Quelli Che Sanno dei servizi sociali per la nuova valutazione della ragazza, per trovare un alternativa al Brillante Centro Neurocognitivo Specializzato In Posteggi che non la vuole più. Nella persona di una psicologa e dell'operatrice che segue la famiglia, nel senso che si incontrano ogni tanto per queste beghe qui.
Andiamo oltre la faccenda divertente e penosa per cui il Brillante Centro ha giustificato il tutto alla Mamma Isterica, e molto fastidiosa, per cui l’asl non paga più perché ormai la ragazza non migliora (peg tolta, recupero del linguaggio, cambiamenti continui a livello motorio certificati dai medici) e loro non si occupano di gente così; mentre invece l’asl dice che è il Brillante Centro ad aver sostanzialmente detto che la ragazza non ha nessuna possibilità perché negli anni non è cambiato niente. Andiamo oltre.
L’interessante è stata la faccia sorpresa della psicologa nel trovarsi davanti una ragazza che ha chiacchierato e argomentato utilizzando un vocabolario di livello elevato: evidentemente il Brillante Centro ha presentato la situazione in modo diverso.
L’alternativa proposta è un altro centro che si occupa di recupero neurocognitivo, in cui sono bravissimi  a dir loro (speriamo più del Brillante Centro): solo che, tra tutto, richiede quasi un'ora di viaggio e le ore di permanenza concesse sono poche nel corso della settimana. Per cui non è molto chiaro come si possa portare avanti tutto un mitico progetto e si rischia di dubitare che sia un altro Posteggio.
La Mamma Isterica esprime tale perplessità: per mia figlia vorrei qualcosa di stimolante e non un passatempo e basta, il nuovo Posteggio non ci interessa. Se le ore concesse sono poche per mancanza di fondi, non possiamo fare  che la stessa cifra viene versata alla famiglia e noi la usiamo per pagare un progetto personalizzato, magari un educatore che viene a casa, ovviamente documentato dai medici? Operlacarità, assolutamente no, anche perché nessuna proposta è bella quanto la nostra, sua figlia ne ha proprio bisogno e ne trarrà grande vantaggio. Ma in così poche ore? Oltretutto è talmente lontano, e l’organizzazione del trasporto è talmente impegnativa,  che diventa difficile per noi stare dietro a tutto, si rischia di dover stare lì ad aspettarla senza poter occuparsi di tutto ciò che c'è da fare a casa e fuori, sempre legato all’assistenza.
Ovviamente il tutto detto agli stessi servizi che dovrebbero conoscere molto bene le problematiche del quotidiano domestico, tutti a carico delle famiglie.
Risposta, tenetevi forte: Signora, deve imparare ad ampliare i suoi orizzonti, non si può stare sempre sotto casa, bisogna cercare altre realtà.
Vi dicevo di tenervi forte per l’ebbrezza della risposta, non di tenere ferme le mani per l’eventuale uso improprio (o proprio).
La Mamma Isterica respira e risponde:
Primo: è proprio perché sto cercando il meglio, qualcosa oltre il Posteggio, che mi chiedo quanto valga la pena di andare così lontano per tempi così ridotti, in cui si rischia di non combinare niente. O di assistere alla scena in cui a mia figlia viene fatto vedere un film per poi dire che È stata tanto contenta.
Secondo: ma secondo voi non ho mai ampliato gli orizzonti, considerato cosa dicono al Brillante Centro di mia figlia, e invece guardate com’è, che sono furiosi perché non possono scrivere, ad esempio, che mia figlia muore di fame senza peg per colpa della Mamma Isterica, perché le relazioni mediche, oltre che l’evidenza, dicono il contrario? Se la logopedista del Brillante Centro ha sempre detto che non si poteva fare nulla e ci hanno messo in croce quando abbiamo cercato altri specialisti che hanno dimostrato il contrario? Se la relazione del Brillante Centro sembra fatta su un’altra persona, perché il discorso della peg è solo un esempio, non ho ampliato gli orizzonti? Se sono qui a chiedervi un lavoro mirato e stimolante e non una passeggiata al centro commerciale?
Tenetevi forte di nuovo.
Risposta della psicologa, esperta in comunicazione per definizione: Ecco vede? Grazie alla famiglia sua figlia può già fare un sacco di attività negate ad altri! SI SENTA FORTUNATA (l’ha detto, l’ha detto!!!). Quindi vede che è meglio lasciare risorse a chi non può fare nulla.
Gulp. Diciamo solo che stiamo parlando di una ragazza per cui bisogna solo capire come fare a livello di ausili per il supporto motorio - comunicativo per farle concludere l’università, perché l’attuale livello cognitivo lo permette. Parlare di attività è ridicolo: è la stessa differenza che passa tra una didattica coerente nelle scuole e la gentilezza che c’è anche alla bocciofila: e proviamo a dire che dico sempre quelle.
Si senta fortunata. La Mamma Isterica si è tenuta forte anche lei.
Ma aspettate che il meglio deve ancora venire.
Cosa si fa a questo punto? Urge la dimostrazione dell’isterismo materno.
Per cui la psicologa si rivolge direttamente alla ragazza: ma non sei troppo stanca con tutte queste attività? Non preferiresti stare più tranquilla?
Però le è andata malissimo. Risposta: assolutamente no, mi sento motivata e gratificata e voglio cercare ogni opportunità per andare avanti.
(Perché la ragazza, che a dire del Brillante Centro, è ferma allo stato pressoché post coma si esprime così, tutto colpa degli orizzonti stretti).
La psicologa senza parole. Grazie a Dio. Una volta tanto.
Passo dopo: quindi fate tante cose per conto vostro e comunque l’asl vi ha già offerto delle lezioni in piscina (lasciamo perdere la modalità dell’assistenza offerta, andiamo oltre).
La Mamma Isterica ormai al limite dell’autocontrollo che neanche il Dalai Lama: i soldi della piscina, non erano dell’asl, che ha fatto solo da tramite, ma sono arrivati da un fondo di solidarietà interna della mia categoria professionale, al quale io ho sempre versato quando, per fortuna non mi serviva. Questa cosa è scritta molto chiaramente sul fascicolo di mia figlia da voi stilato.
Ditemi che i dubbi sulle competenze vengono solo a me. Fatemi contenta, ditemelo. Ditemi anche che non ci si sente presi in giro.
E a proposito di competenze c’è la chicca finale, che è stata iniziale, ma ve l’ho serbata perché, a dirvela subito, temevo atti, come dire, simili al prendere il mattarello e a partire alla ricerca di Quelli Che Sanno. Insomma, ve l’ho lasciata per ultima per dovere etico nei confronti della società.
Allora: la psicologa era la prima volta che incontrava la ragazza. L’operatrice sociale no, la vede ogni tanto, l’ultima volta circa un anno fa.
Scusate se mi ripeto, ma è talmente surreale che lo devo fare, perché non ci credo nemmeno io, ma la Mamma Isterica lo giura con il sangue: ragazza di più di trent'anni, che ha avuto l’incidente da adulta, studentessa universitaria, molto brava, per altro.
Pronti?
L’operatrice sociale entra in casa e dice: Ma buongiorno! Come sei diventata grande!!!
Vi prego, tenetele su le mandibole.
Buona giornata.
Angela

giovedì 10 gennaio 2019

Tutte le fortune.

Altra storiella rovina giornata, portate pazienza. Si vede che non siamo in grado di vedere le cose belle, o noi pessimisti cosmici.
Però i fatti sono fatti, e quindi.
Allora: Mamma Isterica brillante e capace più che mai di leggere tra le righe delle cose e quindi di muoversi in questo mondo. Che non vuol dire averne ragione, attenzione: vuol dire mantenere la dignità di capire, di non farsi prendere in giro, di vedere le cose, e quindi le offerte proposte, per quello che sono.
Allora: la premessa la facciamo per capire: ragazza con grave trauma cranico che frequentava un centro specializzato in recupero cognitivo, tra l’altro vicino a casa. Esperienza penosa: perché il grande lavoro specialistico promesso era in realtà di infima qualità e la faccenda si è rivelata, negli anni, come un posteggio in un centro diurno e basta. La Mamma Isterica è stata nel tempo messa in croce perché le pecche di questo centro le ha sempre fatte notare, ha sempre cercato per la figlia alternative che l’hanno portata a grandissimi miglioramenti, e, per questo l’hanno, in parole povere, trattata molto ma molto male. Perché certe cose non si dicono, perché poi tutti la pensano così e nascono problemi, insomma, il vecchio discorso che la Verità le Mamme Isteriche non la devono dire. Per cui le hanno reso la vita ancora più difficile usando la solita tattica: dire che è una Mamma Isterica, perché non è vero che la figlia è migliorata, è lei che se lo sogna e quindi pretende. Solo che, come dire, ci sono elementi che sono difficili da obbiettare, per esempio: la logopedista di questo centro diceva che non c'era nulla da fare sull’alimentazione; solo che, rivolgendosi ad altri specialisti, la ragazza ha tolto la peg e tutti i medici scrivono che il bilancio nutrizionale è perfetto sotto tutti gli aspetti. Oppure che il livello cognitivo non permette nessun tipo di approccio terapeutico: solo che, rivolgendosi ad altri specialisti, la ragazza ha ricominciato a parlare con un vocabolario di livelli elevati, il suo di prima dell’incidente. Con una comprensione e produzione dell’inglese che è almeno un b2.
E non c'era nulla da fare a livello motorio: solo che la ragazza, rivolgendosi ad altri specialisti, è passata dall’essere presa in braccio agli spostamenti con un aiuto minimo.
Insomma, diventava dura dar sempre dell’isterica. La Mamma utilizzava il centro di appoggio, appunto come centro diurno, dicendolo apertamente, visto il trattamento poco gentile a lei riservato. Per cui, alla fine, la cosa migliore è stata togliersela dai piedi: dicendo all’asl di chiudere lì la faccenda perché tanto non c'erano più stimoli per questa ragazza.
Attenzione: perché la ragazza non risponde,  non perché il centro non le offra niente.
Per cui viene comunicato in riunione (con tutti i membri dell’equipe del territorio) che, con la fine dell’anno, la faccenda si chiudeva. Andiamo oltre, perché ce ne sarebbe da star qui due anni a tirarle fuori tutte: la Mamma Isterica, che si aspettava tutto, dice Ok, ma avete il dovere di offrire alternative, lo prevede la legge con la famosa faccenda del Progetto di Vita.
Però la Mamma Isterica sapeva già il passaggio successivo: che a fine anno, da un giorno all’altro, l’avrebbero buttata fuori senza nessun raccordo con i servizi sociali dell'Asl per valutare e proporre e provare altre soluzioni, pur avendo davanti mesi a disposizione. Ovviamente, così è stato. L’Asl, nella persona dei servizi sociali, psicologa e quant'altro, dice che adesso si attiveranno.
Ecco, questa è la premessa: anche se mi rendo conto che sarebbe già un gran capitolo. Però vorrei condividere con voi Amici un dettaglio, sempre perché condividere è di moda.
La parola che è stata ricorrente in questi mesi e anni nei confronti di questa Mamma Isterica, e di questa ragazza, che si è dimostrato essere assolutamente in grado di valutare e rispondere adeguatamente ad ogni argomento, è stata: Si senta fortunata.
Perché sua figlia è stata seguita tutti questi anni (in maniera pietosa); perché adesso, con calma, nel tempo, cercheremo qualche alternativa (tipo dieci sedute all’anno di qualche cosa); perché non l’abbiamo mai completamente scaricata, le paghiamo ancora gli ausili, le diamo ancora retta.
Si senta fortunata. Qui le Madri Isteriche chinano la testa, perché, in verità, è una frase ricorrente.
Si senta fortunata perché già lavoriamo per l’inclusione a scuola (ah sì? Pensavo fosse una legge). Si senta fortunata perché non possiamo fare una gita per il suo bimbo, ma sta sempre in classe con gli altri. Si senta fortunata perché teniamo qui suo marito, giovane e con un problema solo motorio (come, appunto, la ragazza della premessa) un’oretta a guardare la tv, magari lo portiamo al centro commerciale perché è un bello stimolo. Si senta fortunata perché le mandiamo alle 6.30 in punto un’oretta la signora ad alzare e vestire sua figlia adulta, così poi lei è a posto tutta tutta la giornata.
Si senta fortunata.
Ecco il punto. Ma a voi sembra umano, sensato, ragionevole, che proprio il settore più “sociale” (servizi sociali, scuola, educatori)  usi questo linguaggio? Attenzione: è una boiata comunque, ma uno se lo aspetta, al limite, da qualche mega funzionario, operatore, medico di altissima specialità chirurgica che ha un ruolo lontano dalla quotidianità delle famiglie. Non dal settore riabilitativo, scolastico, sociale. Dove si fanno fior di tavoli tecnici e master e storie varie legate alla comunicazione.
Attenzione, le risposte non sono: lo sappiamo quello che sarebbe necessario, lo sappiamo bene, non è lei matta a pretendere, è che il sistema è al collasso, non abbiamo veramente mezzi. Al che le famiglie si sentono come sempre, nel baratro e sole. Ma almeno non sceme.
E invece: Si senta fortunata.
Ecco, oltre che sentirsi soli e nel baratro, che comunque è così lo stesso, ci si sente anche offesi. Ecco. È offensivo.
E poi lo sapete il passo dopo, dopo che si dice o si scrive: che qualcosa capita sempre, e mai di buono. Le Madri Isteriche, fortunate e offese, sanno già che verrà fatto qualcosa non per il bene del figlio, ma per togliersi dai piedi la famiglia scomoda il prima possibile. Fargli concludere quel percorso scolastico in fretta. Finire con quel centro riabilitativo posteggiante. Via di seguito.
Fra le leggi della fisica non capisco perché non abbiano incluso il Passaggio di Patata Bollente: forse perché di fisica, si sa, capisco veramente un tubo.
Si senta fortunata.
Buona giornata.
Angela

mercoledì 9 gennaio 2019

Sospesi e anche sospensivi.

Siccome che condividere va tanto di moda, ci tocca adeguarci e quindi vi conto una meravigliosa storia che riguarda tutta questa benedetta faccenda della mitica riforma  del Terzo Settore. E ve la conto ridendo, in questo preciso momento, perché mi gira per dritto, sarà la luna.
Allora: entro agosto bisogna adeguare gli statuti. Ci sono una serie di norme inderogabili che devono essere presenti sugli statuti per essere, appunto un Ente del Terzo Settore, un ETS: finalità, bilanci trasparenti, eccetera. E ci  sembra che sia già tutto, per fortuna ci si era lavorato tanto su questo statuto e alla fine è stato giusto così.
Però arriva la parte migliore: si diventa ETS con l'adeguamento degli statuti che vanno poi depositati con l’iscrizione all’albo, che però non c'è ancora. Una delle norme inderogabili per cui bisogna adeguare gli statuti è la citazione della nuova legge (mentre invece ora si nomina la 460 delle onlus, che prevede anche il relativo albo di iscrizione), la nuova denominazione di ETS e la corrispondente categoria.
E qui viene il punto eccelso : erano state elencate nei vari decreti legislativi le nuove categorie, parecchie, dicendo chiaramente dove inserire altri tipi di associazioni (come le OdV, organizzazioni di volontariato, che si riferiscono ad un'altra legge che non è la 460), ma non era assolutamente chiaro dove andassero infilate le onlus, che non sono mica poche.
Tutti gli enti che si occupano di no profit hanno pubblicato delle linee guida in cui si diceva chiaramente che la dicitura onlus sarebbe scomparsa e si sarebbe rientrati, quindi, in altra categoria.
Quale categoria, mistero. O almeno: pensavamo fosse un mistero per noi, notoriamente ciucci, non all'altezza della situazione. Però mi sa di no, mi sa che in tanti hanno fatto la stessa domanda.
Perché il 27 dicembre è stata pubblicata una nuova circolare ministeriale che affronta, appunto l’argomento. E torniamo al Siccome che è di moda condividere, di cui sopra.
E quindi vi metto qui la frasetta spettacolare che spiega tutto:

Le Onlus dovranno continuare a qualificarsi come tali e inserire negli statuti l’utilizzo dell’acronimo Ets attraverso clausole sospensive condizionate al rispetto dell’adeguamento stesso e all’iscrizione al registro.

Vero che è bellissima? Uno si sente confortato, le clausole sospensive hanno un che di meravigliosamente leggero, allargano il cuore, rassicurano, uno dice: ecco, tanti dubbi, e invece guarda, poche parole chiare ed è tutto così semplice!!! Mi sento sospesa come una clausola!
Insomma, ve l’ho detto che questa mattina mi sono alzata con la luna per dritto; oppure sarà la luce, che fa un freddo becco ma è già tutto luminoso, Luana lo aveva detto che i giorni si allungano; oppure sarà questo thè bianco alla vaniglia che più buono non si può. Ecco, i motivi per sorridere saranno quelli lì: perché mi risulta proprio difficile tirar fuori allegria dal chiarimento ministeriale.
Al limite, da questi impicci burocratici chiari a me quanto la teoria dei frattali, invece che l'allegria vien fuori l'allergia.
Buona giornata.
Angela

martedì 8 gennaio 2019

Note romantiche.

Grazie perché avete speso un po’ del vostro tempo per la onlus: e in questo modo abbiamo raggiunto e superato i 10 euro, perché basta anche fare numero perché la piattaforma dia dei bonus. E, come dicevamo, non si mettono a posto chissà quali bilanci, ma, sicuramente, con 10 euro si compra più di un rotolo di neurotape, oppure i fogli per plastificare che usiamo per i lavori sull’attenzione e sul sistema visivo, oppure litri di bolle di sapone che sono uno strumento fondamentale nella rieducazione dei piccoli, oppure gommapiuma da tagliare per modificare sedute e appoggi. Insomma, GRAZIE!
Oggi ve ne conto una di quelle meravigliose, che mi arriva fresca fresca dalla nostra Amica, la ragazza del campanile di Giotto, che oggi frequenta una prestigiosa facoltà torinese a cui accedono studenti da mezzo mondo.
Riassunto: malattia degenerativa del sistema nervoso periferico, che sono i nervi. Questo vuol dire che il cervello è sano come un pesce e sono i muscoli a non funzionare e ad essere debolissimi o paretici. Atleta di nuoto paraolimpico pluripremiata. Insomma: diventa impossibile dire che sia un’Isterica. Usa la carrozzina elettrica e può alzarsi per fare piccoli spostamenti aiutata. Non può usare le mani se non per minime cose, con le dita in una posizione fissa e si aiuta con i polsi, ovviamente è molto brava.
Tasto dolente: nella brillante facoltà torinese chi ti aiuta ad andare in bagno?
Allora: l’assistenza comunale arriverà a febbraio, forse. E le lezioni sono cominciate a ottobre; tra l’altro a febbraio c’è la sospensione per gli esami.
E quindi? E quindi non c’era soluzione. Lei ha spiegato che ha bisogno di qualcuno che la aiuti a fare il passaggio sul wc, un aiuto minimo ma presente, e che la aiuti a tirare su e giù, perché con le sue mani è impossibile, soprattutto se deve agganciarsi in qualche modo per stare in piedi.
Ha anche spiegato che l’unica alternativa era farsela addosso o rovinare a terra. Cose che finiscono sui giornali, non è che la brillante facoltà o il comune fossero tranquilli e contenti: ma diventava anche difficile dirle di starsene a casa o mettere il pannolone, anche se ce l’avevano sulla punta della lingua. Roba da giornali comunque.
La soluzione l’ha trovata lei. Ha visto che il bagno migliore è quello dell’infermeria, dove almeno un’infermiera è sempre presente. Per cui ne ha parlato e le infermiere sono disponibili ad aiutarla e la faccenda si è risolta.
Ma certo, dicono Quelli Che Sanno, è chiaro che si sarebbe risolta così, non è che i supporti assistenziali manchino. No, certamente.
Solo che le infermiere per fortuna hanno accettato, in quanto Brave Persone, perché non farebbe parte delle loro mansioni.
Se volete vi racconto le discussioni penose, pietose, vergognose che avvengono nelle scuole dell’obbligo o nei centri-posteggi diurni tra i vari livelli di operatori per portare in bagno bambini e ragazzi: mai nessuno è abilitato. Che è anche vero, ma quei bambini e ragazzi non arrivano in quei contesti piovuti dal cielo come incantevoli meteore: c’è solitamente un preavviso, magari di anni. Per cui la possibilità di organizzarsi è qualcosa di tangibile.
Solitamente, se il bambino in questione, o ragazzo, non parla, si può arrivare a dimostrare che è vero che la Mamma Isterica racconta che non se la fa addosso, ma non è proprio così, è che la mamma lo vorrebbe tanto, e allora mettiamo un bel pannolino, va bene, signora? Così una volta al giorno passa di qui qualcuno di abilitato e lo cambia.
Poi, chissà perché, iniziano infezioni urinarie ricorrenti e permanenti che non c’erano mai state: Signora, è normale, è l’evoluzione.
Le Madri Isteriche  leggono e chinano la testa.
Rinnovo un appello a tutti, anche a Quelli Che Sanno: se per caso decidete di diventare handicappati (non si dice non si dice! Pazienza pazienza!), scegliete di perdere da subito il controllo sfinterico, cioè di farvela addosso: risolvete subito a tutti un sacco di problemi.
Che romanticismo, mia cara, dice LA PAOLA, bevendo thè matcha che fa tanto bene.
Buona giornata.
Angela