lunedì 11 marzo 2019

Sunto.

Io direi che la Signora Barbara, che sottolinea giustamente di dire sempre quelle, ha tirato le somme perfettamente sottolineando che non si può sempre iniziare da capo. E siccome che è lunedì, iniziamo la settimana con il riassunto conciso: perché dopo che vi ho fatto la capa tanto, il sunto si impone.
La morale riassunta è: non si può sempre fare la guerra. Non si può. Semplicemente. Senza scomodare l’ONU, chiunque, pure io di lunedì mattina, arriva a dire che l’unica soluzione che si persegue in guerra è trovare le soluzioni perché finisca. Non è umano combattere sempre, sempre, sempre. Non ha nulla di civile una società che impone la guerra continua.
La morale è sempre quella, al di là del Buon Toro Farcito: lo sapevo, dice LA PAOLA, lo sapevo che nella mentecattaggine ci cadevi. E dài, dico io, così Quelli Che Sanno anche oggi possono tirare il fiato con l’alibi dell’infermità mentale delle Madri Isteriche.
Buona Giornata.
Angela

venerdì 8 marzo 2019

Buon 8 marzo.

La terza puntata mette insieme tutto. Per raccontare ciò che le Madri Isteriche (Padri/Mogli/Mariti) fanno a partire da ogni singola mattina per arrivare ad ogni singola sera, il tutto condito con notti che non sono un riposo.
Partendo dal più classico dei commenti: e anche dal più logico quanto comprensibile dei commenti.
Che è: è impossibile, non può essere sempre così, dovete farvi sentire, queste cose si devono sapere, perché non andate sui giornali, in tv, alle Iene, in tribunale, a Strasburgo, eccetera eccetera?
Riposte: ovviamente queste cose si sanno benissimo. Ovviamente  le Madri Isteriche passano le giornate a conferire in vari modi con Quelli Che Sanno: nella figura di istituzioni sanitarie di vario ordine e grado, o assistenziali, o scolastiche. Il pensiero è: molto bene, vediamo come verremo fregati oggi. Perché tanto va a finire così: ci sarà una legge che tutela e un cavillo, piuttosto che un incompetente, piuttosto che un inefficiente, che porta alla fregatura.
Ma Signora, suvvia, è proprio una fissa questa, la solita ossessione, la mania di persecuzione, dicono Quelli Che Sanno, l’insoddisfazione per la vita che non è quella che vorreste.
No. Piantiamola. Sono dati. Numeri.
Tutte le famiglie dei disabili gravi dicono esattamente le stesse cose. Allora: o siamo un paese con qualche problema in questo settore; o siamo un paese con un’incidenza di malattie psichiatriche abnorme, se tutte dico tutte queste famiglie hanno una sindrome ossessiva con tendenza alla menzogna per essere compatiti e amati.
Prendiamo atto che è un’idiozia totale.
Scatenare le tempeste mediatiche funziona, è assodato: perché Quelli Che Sanno, soprattutto a livelli dirigenziali, temono non che il loro servizio non eroghi le prestazioni per cui esiste, ma che si venga a sapere. Signora Non Dica, sempre per tirare le somme e chiudere il cerchio. Per cui il primo sforzo è impedire le lamentele.
Poi la tempesta mediatica capita: leggiamo periodicamente sui giornali o vediamo in televisione o sui social lo sfogo/denuncia di qualche famiglia esasperata. E Quelli Che Sanno lì sono obbligati a rispondere: ovviamente parlando di incomprensioni, problemi di comunicazione, massima disponibilità. Quasi sempre ci si mette una toppa. Per quella volta lì.
È questo il punto: per quella volta lì.
Perché la tempesta mediatica non si può scatenare tutti i giorni,  per svariati motivi.
Il primo è che in questo mondo, in cui le notizie corrono troppo in fretta, rimangono superficiali e non vengono approfondite, non si possono dire sempre le stesse cose anche se non cambiano mai. Chi le legge si stufa di leggerle, e quindi chi le pubblica smette di pubblicarle.
Il gioco è fatto: si passa dalla notiziona etica alla banalità, e la Madre Isterica ma Eroica si trasforma in un personaggio estremamente noioso, che dice appunto sempre quelle.
L'altro motivo per cui le tempeste mediatiche sono tutto sommato rare, considerato che queste situazioni sono centinaia al giorno, è che le famiglie devono sopravvivere, e, se ancora non lo sapevate, vi racconto che le vendette grette e meschine esistono.
Per cui, se per quella volta ci si mette una toppa, fidatevi che la volta dopo che capita, a distanza di un giorno e non a distanza di decenni, poi sono guai.
La Madre Isterica si alza la mattina sapendo già, appunto, che verrà fregata e Quelli Che Sanno si organizzano per essere preparati a fregarla: in modo da farle passare la voglia di essere sempre noiosa. Beati voi, beati, che pensate che io esageri, mentre le Madri Isteriche chinano la testa.
Altro buon motivo per cui le tempeste mediatiche non ci sono tutti i giorni: perché le madri isteriche sono stanche morte e non hanno tempo. Insomma, il più banale dei motivi.
Che rappresenta, se vogliamo, anche un'efficace soluzione: se i servizi sono pietosi e le famiglie si devono arrangiare, significa anche che le famiglie non avranno tempo ed energie per lamentarsi dei servizi stessi.
E questo la dice lunga su quanto siano validi e affidabili  i vari questionari di soddisfazione. 9 su 10 non si ha il tempo di compilarli, oppure si temono ritorsioni.
E richiudiamolo questo cerchio: il famoso  questionario, che non dice nulla, verrà utilizzato a documentazione di un progetto che non serve a niente, se non a sostenere chi il progetto  lo presenta. Vero che tutto torna?
Poi ci sono altri meccanismi dolorosi, che si sono amplificati in maniera veramente triste, per chi li subisce, con i social: esattamente come capita per qualunque altro argomento.
Questi meccanismi riguardano sostanzialmente la guerra dei poveri: che coinvolge le famiglie che vivono diversi gradi di disabilità. Per cui le famiglie dei disabili che sono veramente disabili, che vuol dire che possono fare tutto solo in modo diverso, dicono alle famiglie degli handicappati (così ci capiamo) che però non ha senso che i loro figli gravi occupino così tante risorse, ad esempio scolastiche, che così mancano ai disabili brillanti. E che quindi, paradossalmente, sarebbe meglio che non esistesse la scuola inclusiva: ma che tornassimo alle scuole speciali.
Capite la tristezza? Sarebbe meglio non avere una magnifica legge, che tutto il mondo ci invidia, piuttosto che pensare di farla funzionare come dovrebbe.
È un pensiero assolutamente distorto, che può rientrare, appunto, solamente nella guerra dei poveri. Però è assolutamente comprensibile: quando si parla di sopravvivenza  e quindi di bisogni primari, è chiaro che ci si fa la guerra per un tozzo di pane, e che le soluzioni superiori ed etiche non interessano più a nessuno. Al colmo della follia, non interessano più nemmeno ai diretti interessati.
C'è un ultimo meccanismo veramente doloroso: il doversi sempre chiedere se si è matti o imbecilli, oppure se si viene semplicemente presi in giro.
A me personalmente capita quando vado a farmi fregare da professionisti che di per sé stimo e mi sono anche simpatici. All'interno di un incontro, queste persone mi dicono perché non si può fare qualcosa e perché non abbia senso chiederlo, perché in realtà tutto è   fatto benissimo, sono io che ho capito male, non siamo all’interno di quella situazione lì. Se fosse stata quella situazione lì, è OVVIO (Ahhhh!!!!) che sarebbe stata da pianificare in un altro modo. Ma questa è un’altra cosa, ha un nome diverso.
E io li guardo consapevole che mi stanno fregando attaccandosi a qualche cavillo e cambiando qualche nome alle cose. E tutte le santissime volte mi chiedo: ma voi vi rendete conto che io so? Che vi sto sorridendo e rispondendo amabilmente, apprezzando i vostri sforzi, perché ho bisogno di voi e non posso bisticciare? E perché so che mettendo giù così la faccenda mi state fregando e non posso obiettare?
In parole ancora più povere: ditemi che non credete che io sia scema. Ditemi che quando esco vi asciugate i sudori e sapete di esservi tolta una grana, ma che non pensate che io me la sia bevuta.
Ditemelo perché saperlo è fondamentale per mantenere almeno un minimo di rispetto e di consapevolezza per le proprie facoltà mentali.
Tutte le volte  me lo chiedo ma ovviamente la domanda rimane fra me e me.
E poi mi chiedo anche un'altra cosa, le volte in cui sto parlando con professionisti che appunto stimo e che penso che in altre condizioni lavorerebbero diversamente: ma non vi vergognate come dei cani, non solo a essere costretti a lavorare in questo modo, ma anche a non ammetterlo e a fare questo gioco distorto delle fregature,  fatto di rapporti falsi?
Non si farebbe prima ad ammettere il problema?  Non abbiamo risorse, abbiamo sbagliato, in un momento di grande difficoltà abbiamo pianificato male. Chiediamo scusa, cerchiamo di trovare un rimedio, perché è evidente che questa situazione è un’immensa boiata, oltre che un'immensa bugia.
Non potrà mai esserci soluzioni ad un problema che nemmeno si ammette.
Insomma, nella grande tristezza, passare per scemi è ancora più triste.
E basta, vi ho annoiato assai.
Buon 8 marzo.
Buona Giornata.
Angela

giovedì 7 marzo 2019

Come vi tocca.

Seconda (della milionesima serie) puntata, vi tocca.
Vi ricordate quando la settimana scorsa vi ho fatto quel meraviglioso discorso incomprensibile sui soldi dei progetti che rimangono fermi, o usati male, per colpa delle famiglie ingrate? Quel discorso in cui ci siamo persi tutti?
Adesso arriva l’esempio illuminante: e giuro e stragiuro che non l'ho fatto apposta, che non era tutto calcolato. È sicuramente vero, però, che in questo ambito non bisogna essere geniali per trovare esempi, cadono dal cielo come la pioggia di stamattina.
Allora: povera Italia, siamo andati a rotoli, chi s’è visto s’è visto, chi ha mangiato ha mangiato, solita triste storia. E il letto per un disabile non corto come me non c’è più, c’era dieci anni fa, perché sul nomenclatori è presente, ma ora non c'è più. Niente di nuovo.
Come non sono nuovi i discorsi sugli sprechi: non saremmo arrivati qui se non avessimo sprecato; se, in passato, non avessimo impropriamente finanziato un mercato di ausili lasciando deteriorare la roba buttata nei magazzini che adesso non c’è più; se, comunque, non avessimo buttato soldi in ogni ambito di rappresentanza e non: eccetera eccetera eccetera. Potremmo andare avanti a oltranza.
Ma qui è ancora più semplice, agganciandoci proprio al discorso dove ci siamo persi.
Allora: la famiglia della disabile in questione lavora in un ambito il cui contratto prevede un fondo di solidarietà interna, in cui tutti i dipendenti (tanti) versano una quota che sperano di non dover mai usare personalmente.
Questa quota viene poi erogata dall’asl solo come passaggio: nel senso che ciascun servizio territoriale ha il dovere di preparare un progetto utile per il singolo assistito che possa usufruire della quota; giustamente, il passaggio dall’organismo pubblico, come l’asl, certifica che questo fondo venga erogato in maniera propria e congrua. Ok? Fin qui è semplice.
Stiamo parlando, al momento, dopo un decennio di malattia, per questa paziente specifica, di svariate migliaia di euro a disposizione, lì ben visibili sulla piattaforma dedicata. Sostanzialmente: soldi che ci sono.
Solo che, per la Persona in questione, sono legati al portarla in piscina, il progetto prevede questo. Ma, ci si è provato, andare in piscina è per lei troppo problematico.
E vabbè ma non vi va bene niente, è ovviamente la risposta che si legge tra le righe in risposta a tutte le interrogazioni che pone la famiglia.
Attenzione: non stiamo dicendo che la famiglia fa le pulci perché gli hanno offerto un concerto di musica barocca e loro vogliono andare a vedere Claudio Villa, che non si può fare per ovvi motivi di passaggio a miglior vita.
Stiamo dicendo che è proposto un progetto a cui la disabile non può accedere: è stato provato e riprovato, non è che la famiglia abbia fatto la schizzinosa. Ma è stato evidente a tutti che le strutture territoriali non sono in grado di supportare questa specifica paziente in un progetto che le stesse strutture territoriali hanno elaborato per lei.
Quindi, da anni, la richiesta è: cambiate progetto, i soldi sono lì pronti.
Ma questo significa lavoro. Ricordate che il parametro di riferimento è la tizia del Come sei venuta alta.
E guardate che non è un caso isolato: è la regola chiedersi come mai i servizi assistenziali territoriali, creati in maniera specifica per quel territorio, non offrano i servizi che a quel territorio servono. In apparenza, i servizi servono per auto alimentarsi e basta. Le Madri Isteriche chinano la testa e sottoscrivono con il sangue.
E sembra insolubile il problema del rivediamo i servizi che non possono erogare il servizio, per esempio riformulare un accidenti di progetto che non sia la piscina; verrebbe da dire che chi paga, questo fondo di solidarietà in questo caso, piuttosto che i comuni, piuttosto che le scuole, possibile che non riescano mai a sbloccare queste situazioni qui. Sostanzialmente: equivale ad un datore di lavoro che paga per un lavoro che non viene mai fatto, un’azienda che paga un fornitore senza che il prodotto venga fornito.
E il risultato, banale, è ad esempio questo: questa ragazza ha a disposizione migliaia di euro per andare in piscina senza poterci andare, ma la famiglia deve integrare la quota per avere un letto per lei con circa 400 euro, perché ha la colpa di essere venuta alta. Non ieri, giuro, tanti anni fa.
E parliamo di un letto, non di una borsetta di Borbonese.
Ecco, ve lo dicevo che diventava più chiaro.
Guardate che non è mica finita qui.
Buona giornata.
Angela

mercoledì 6 marzo 2019

Siano beati i corti.

Grandissime le madri degeneri del blog!!! Ammetto di essermi portata avanti: è già da parecchio che dico a Michi che a 18 anni se l’arrestano fatti suoi, che sollievo.
Poi sta frequentando già da un paio di settimane le lezioni di teoria alla scuola guida, insieme ad un'altra bambina del comitato che abita qui di fianco. La sera le portiamo con un complicato incastro di andate e ritorni, in cui cerco anche di approfittarne al ritorno di Paulo Aimo Viaggiatore per comprare ciò che manca prima che chiudano i negozi. Qualche sera fa le ho riportate  a casa e ho detto loro che non vedo l’ora che vadano a prendersi ‘sta patente guidando da sole. Le bambine hanno detto Sì va bene, comprensive, abituate e rassegnate alla mia mentecattaggine.
Oggi però vi tocca, sentire un po’ di sfoghi da Madri Isteriche: anzi, di più, peggio: ne facciamo una prima puntata, perché  è lunga, e complicata. E queste cose non si possono fare corte, perché, ricordiamoci, le Madri Isteriche sono sempre in tribunale, devono difendersi, e le arringhe, si sa, devono essere dettagliate  per essere credibili. Poi, tra l’essere credibile e l’essere utile, ce ne passa.
Allora, puntata prima (ma magari, poi, fosse la prima davvero): storia del letto.
L’asl ha deliberato che, anche se avevano sbagliato a fare il preventivo per un letto di dimensioni standard, mentre sulla prescrizione è chiaramente scritto che serve più lungo, che serve sostanzialmente insieme altro ausilio, non importa: verrà comunque passato il letto corto, punto. Se la famiglia ci tiene tanto ad avere qualcos'altro, deve mettere la differenza, circa 400 eurini.
Ovviamente la famiglia ha spiegato che non è proprio una paturnia, ma che la figlia è proprio alta, per questo la prescrizione è fatta così. Non solo: ma le dimensioni del letto richieste e prescritte sono le stesse del letto ormai distrutto  già in casa e già fornito, quindi presente nei nomenclatori. Non importa, è così.
Viene un dubbio: se non avessero fatto tutto questo immane pasticcio, di mandare avanti una richiesta sbagliata in una catena di errori, sarebbe andata uguale? Perché ormai hanno autorizzato quella cifra e basta? Perché è ovvio che, viste le non proprio brillanti competenze, il dubbio che manchi la voglia di riprendere in mano la pratica dall’inizio, come dire, sorge spontaneo.
Oppure: dieci anni fa quel letto è stato autorizzato e oggi no, perché sono finiti i soldi. Ed è interessante: vuol dire che se state pensando di scegliere di essere handicappati (non si dice, non si dice!), prima misuratevi. Se siete corti come me, ok, allora va bene. Se siete più lunghetti (diciamo sul metro e ottanta, non stiamo assolutamente parlando di giganti), e dovete stare attenti: o vi tagliate almeno due piedi, o è meglio che ci ripensiate.
Va anche detto una cosa, nel caso di questa ragazza figlia di Madre Isterica: che è colpa, appunto, della madre se ha le gambe lunghe e dritte. Perché se avesse evitato di portarla a fare terapie in giro, le ginocchia sarebbero flesse da carrozzina, non si allungherebbero più, e il problema sarebbe risolto.
Vedete che a tutto c’è una soluzione.
Ovviamente la famiglia, sfinita, metterà la quota integrativa.
Poi: perché non è mica finita! C’è il problema consegna.
La ditta ortopedica comunicherà il giorno della consegna. E la Madre Isterica dice: calma, perché deve coincidere con il pomeriggio il cui mattino il magazzino dell’asl ritira questo. Come già detto, non posso far dormire mia figlia né sul tappeto né sul divano.
Ma il magazzino dice: e  vedremo se sarà possibile, al limite lo tiene lì qualche giorno (cioè: vi concediamo di tenerne due lì senza sgridarvi, nell’immensa bontà).
Ma la Madre Isterica ha fatto presente che non sa dove metterli due letti così.
Risposta: questo non è un problema nostro.
Ce ne eravamo già accorti.
Buona giornata.
Angela

martedì 5 marzo 2019

Pensiamo solo che è bello.

Grazie per tutti i bellissimi auguri che la Michi ha ricevuto, è stata davvero contenta. Ha ragione la signora Barbara, è sempre meraviglioso sentirsi amati. Magari non può risolvere tutto quanto, non può far dimenticare tutto il resto, però è una sensazione che ci permette di cogliere gli attimi, di sentirci felici.
Che tutto questo abbia un senso, che questo senso debba proprio essere trovato sulle vicende dei bambini che non possono fare i bambini: mah, lo lasciamo discutere a quelli zen. Noi cerchiamo buone ragioni per festeggiare e come fa Donna Paola da La Spezia con le cose che trova casualmente sulla scrivania, io apprezzo assai i torcetti canavesani qui davanti a me. Sono certa che gli Amici del Blog saranno d’accordo con me: 18 anni giustificano ampiamente almeno una settimana di festa. Per cui anche oggi abbiamo la scusa pronta. Ed è pure martedì grasso, figuratevi voi.
Facciamo così: che ieri, però, con Fabullo non è andata proprio liscia, chissà perché, siamo arrivati a sera che mammasanta. Però non ve lo dico: meglio, non ci pensiamo proprio. E vi conto che la mimosa sta fiorendo tutta e arriva il vicinato a prenderne i rami, ed è bellissimo.
È lì, tutta storta e puntellata, ma piena di fiori. E sempre il vicinato amatissimo, notoriamente filosofo nonché simpatico, ribadisce continuamente che anche questa è una delle prove dell’esistenza di Dio, che non è mica il caso di scomodarli tutti, da Tommaso d’Aquino in su e in giù: basta guardare questo giardino, in cui è chiaro che Nussgnùr ci mette le mani, perché altrimenti addio.
E allora io, facendo il caffè, ho spiegato che sabato vendevano i semi al supermercato, così ho comprato i girasoli. E, prima o poi, zapperò e li pianterò. Così poi dopo che sembrerà l’Olanda con i tulipani, sembrerà anche la Toscana con i girasoli, uguale, vedrete.
Zappa che è meglio, mi hanno detto.
Buona giornata.
Angela

lunedì 4 marzo 2019

Festissima!

Oggi festa grandissima perché è nientepopodimeno che il genetliaco della Michi. E sono 18!!!
Che vi devo dire? Ovviamente non pensavamo che avrebbe fatto questa vita qui, un genitore l’infanzia dei propri bambini la immagina in un altro modo, sogna di condividere altre cose. Che ne so, fare insieme i compiti, giusto per fare un pensiero spaziale e remoto.
E quindi non vi dico proprio niente, se non che è festa e basta. Che la Michi era piccina e con i capelli a scodella da subito, che a Ivrea c’era la neve per terra.
E festa a oltranza perché siamo in vacanza: Fabullino oggi e domani, la Michi a casa da giovedì scorso a giovedì prossimo, perché noi si tira arance e si saluta la Mugnaia. Per cui: Paulo Aimo Operativo è partito alla volta della city, ma noi abbiamo pianificato, prima di tutto, di staccare la sveglia. È anche più facile evitare i pensieri tetri quando ci si alza alle sette e mezza invece che prima delle sei!!!
E poi è una bella giornata, caldo da primavera più che mai, e quindi Michi ha già organizzato di andare in giro con gli amici, sarà mica carnevale per niente, festa nella festa!!!
E, ovviamente, ci tocca mangiare qualcosa di buono: insomma, è praticamente un obbligo, sono 18, è chiaro che gli Amici del Blog devono proprio sacrificarsi con un dolcino, insomma, è festa!
E siamo benedetti sempre gli Amici del Blog, che sono con noi.
Buona giornata.
Angela

venerdì 1 marzo 2019

Sincronismi.

Guardate, ci sono situazioni ben oltre al limite dell’assurdo, ma veramente che nemmeno Pirandello avrebbe potuto costruire vicende che sono così è ma solo se vi pare. Oppure in cui Kafka verrebbe deriso perché quello che scrive lui è superato da mò.
Fondi che ci sono ma non vengono dati, progetti creati per qualcosa che non c’è, classicamente nell’ambito socio assistenziale.
Esempi classici, sempre per le convenzioni di cui si parlava ieri: ad esempio i fondi di solidarietà interna finanziati dai lavoratori di qualche ente, solitamente pubblico. I lavoratori mettono una quota sperando che non serva mai per l’assistenza a qualche loro familiare. Se, invece, purtroppo succede, fanno domanda e hanno diritto ad accedere alle loro quote. Le quali quote sono chiaramente visibili in piattaforma e  vengono erogate tramite qualche organismo pubblico o dal pubblico pagato e costituito (tipo asl o consorzio degli enti locali): tale organismo rappresenta solo un passaggio, i soldini arrivano in realtà da quel fondo; tale organismo, però, ha il compito di creare progetti e situazioni a cui l’assistito può accedere appunto finanziato dal fondo, cioè convenzioni. Questo, giustamente, per evitare che il furbone di turno utilizzi i soldini ad esempio per terapie nello studio del cugino senza poi recarcisi, con il cugino che incassa e basta.
Qual e il problema? Che le situazioni convenzionate, spesso, non possono essere usufruite dall’assistito perché mal strutturate, perché non rispondono alle sue esigenze, e quindi quei soldini rimangono lì, visibili, sulla piattaforma, senza poter essere utilizzati. Per cui: ma mio figlio/padre/marito ha bisogno di questo, di quello non se ne fa nulla, convenzionate qualcosa di utile per noi. Non si può.
Ma certo che si potrebbe: però vuol dire che la persona responsabile di seguire tutta la faccenda valuta la situazione, la fa presente più in alto, chiede di deliberare la possibilità di accedere ad altre soluzioni, che poi vanno valutate, convenzionate, e si deve, ovviamente, verificare che tutto si svolga in maniera congrua.
Avete presente quanto lavoro? Ecco, pensate alla tizia del Come sei venuta alta.
Vi sembra cervellotico? Aspettate, c’è sempre di meglio.
Per esempio.
Ente assistenziale creato, voluto, pagato da un consorzio di comuni, perché è, giustamente, l’unico modo.
Si fa, sempre giustamente, un capitolato di servizi che possono essere offerti, sulla base delle esigenze specifiche dei comuni, studiato ad hoc.
Per esempio l’assistenza ad un utente disabile alla mensa scolastica.
Poi negli anni succede qualcosa: per esempio che, per decisione, di un altro ente, per esempio
la pubblica istruzione, la mensa da scolastica diventa comunale: vuol dire che I bambini non sono più assistiti dagli insegnanti ma da un assistente comunale.
E a quel punto il capitolato, che il comune stesso ha sottoscritto con gli altri comuni colleghi per creare un organismo assistenziale dai comuni stessi pagato, non risponde più a quell’esigenza lì. Perché l’organismo assistenziale dice: sul capitolato non c’è scritto che io lavori alla mensa comunale, solo a quella scolastica.
Giusto: ma siccome il capitolato l’abbiamo creato noi, su esigenze locali specifiche, senza quel capitolato l’organismo assistenziale non esisterebbe, le esigenze si sono evolute perché può succedere, cambiamo anche il capitolato, facciamolo evolvere.
E invece no: perché è talmente complesso il cambiamento, nelle sue inestricabili regolamentazioni, che diventa impossibile, folle da cambiare. L’organismo assistenziale è diventato dotato di vita propria, pagato da comuni che poco se ne fanno, e che devono trovare altri fondi per pagare qualcosa che, di fondo, c'è già.
Per cui che succede? Che vengono ad esempio creati progetti in cui far affluire i fondi, perché l’organismo ha bisogno di auto giustificarsi, cui poi gli utenti non partecipano, perché sono assurdi: ecco, voi famiglie vi lamentate sempre ma poi vi offriamo le cose gratis e voi non ci venite.
Un altro trucco è cambiare il nome delle cose: come il posteggio diurno che si chiama centro di recupero, per intenderci. L’assistenza di gruppo, con un operatore e  5 utenti, che diventa laboratorio relazionale.
E il datore di lavoro, per esempio il consorzio dei comuni, non ha modo di intervenire: perché è talmente difficile che servirebbero risorse umane che poi non ci sono.
Vi siete già persi? Facciamo che mi fermo qui.
Anche perché dobbiamo sincronizzare gli orologi. Perché poi, le Madri Isteriche chinano la testa ma giurano con il sangue, le reazioni,  non quelle evolutive, ma le altre, che mettono pratiche sotto le pile di altre pratiche, e i cavilli scientifici sulla necessità di evoluzioni dei progetti assistenziali (quelli che funzionano) e quindi terminarli, quelle reazioni lì arrivano sempre.
Buona giornata.
Angela