Diciamo che essere stati in due in casa è stato indubbiamente un bel sollievo. Le mie povere ossa del cranio sono state dolenti in modo sostenibile, ma un prezzo alle dosi cavalline di antibiotico si paga, e quindi la condizione generale era passibile di valutazione da parte dello straccivendolo: che avrebbe offerto poco assai, troppo straccio per essere interessante in quanto straccio.
Gli antibiotici sono finiti ieri, e speriamo di non ripetere
l’esperienza della scorsa settimana, quando le stilettate sono ripartite a palla
entro poche ore. Anche perché mercoledì c’è la tac, ma bisogna anche arrivarci.
In più Fabullo sabato ha cominciato a respirare male: non
una tragedia, non un’emergenza assoluta, ma qualcosa c’era. C’era di guardia proprio
la Palliativista Santa Subito, a cui
abbiamo mandato immediatamente un video, che ha confermato che era necessaria
immantinente un areosol anche con il cortisone, e poi avremmo navigato a vista.
Nel pomeriggio la situazione si è stabilizzata, è stato visitato,
non l’abbiamo portato a spasso perché era stanchissimo. E abbiamo appunto mantenuto lo sguardo sul
breve termine, gli scogli vicini. E per adesso è andata.
La primavera è in sboccio e gli ibischi, tre, sono pieni di
pidocchi che fanno paura. Ho detto al Vicinato che sarei andata a caccia di
coccinelle da mettere lì a mangiare pidocchi: loro hanno detto che apprezzano
la mia saggezza, che si augurano che ne trovi almeno un milione di coccinelle perché
la faccenda sia significativa.
Sempre detto che la progettualità è regolarmente fuori
contesto, lo dimostra anche la lotta ai pidocchi degli ibischi.
Però mi hanno portato le frittelle di fiori di acacia.
Buona Giornata.
Angela
