venerdì 27 febbraio 2026

Travestimenti.

 Io non so se si fanno le assicurazioni dei volontari perché qualcuno chiede i rimborsi per qualunque idiozia: non lo so ma non possiamo assolutamente dire che sia impossibile, che le alte sfere ci servono tutti quanti dall'abisso della mentecattaggine totale.

La certezza assoluta è: che in questo momento si è definita la condizione di volontario; c'è un obbligo di avere volontari per rientrare in determinate categorie come APS a cui abbiamo fatto domanda noi; nel momento in cui si dichiara di avere dei volontari, è necessario che siano iscritti su un apposito registro dei volontari; il passaggio successivo è che chi è iscritto in un registro dei volontari deve essere assicurato, indipendentemente dalla funzione che ha all'interno dell'organizzazione no profit.

Quindi ovviamente è necessario pagare un balzello per qualcosa di assolutamente inutile.

Perché c'è una differenza tra fare il post su feisbúk (o anche un progetto mettendoci gratuitamente tutte le proprie competenze) e invece guidare un'ambulanza, piuttosto che fare anche un mercatino, perché obiettivamente ci si può fare del male, o si può fare del male a terzi perché gli si cade addosso mentre si sposta ad esempio una scatola.

Effettivamente anche io potrei fare male a terzi nel momento in cui  capisco che per rendere un budget di progetto appetibile per qualche fondazione bisogna inserire delle voci inutili e costose, fini a se stesse: però ha più senso ricorrere al Nussgniúr ténme le màn, invece che all'assicurazione.

A parte le gigionerie che siamo soliti dire, certamente è mancato il passaggio per cui viene definito l'obbligo assicurativo per attività che effettivamente lo richiedono, fossero anche solo occasionali, certamente.

Ma un consiglio direttivo, composto ovviamente da volontari perché è necessario che sia così non essendo un'azienda, che si siede lì, e trova un modo per mandare avanti il piccolo ente, che accidenti di attività svolge per cui debba esserci una previsione di risarcimento di qualunque tipologia di danno?

Quel passaggio lì non c'è stato: siamo fermi a volontario uguale iscrizione nel registro dei volontari uguale assicurazione.

Uguale balzello.

Sarebbe più semplice dirlo così, balzello appunto, perché ci risparmieremmo se non altro tanto lavoro. Come travestire un ammenda da necessità.

Buona Giornata.

Angela

giovedì 26 febbraio 2026

Tra corbellerie e ardue sentenze.

 Chiacchieriamo con altri piccoli enti che stanno facendo il passaggio al terzo settore e che affrontano una serie di perplessità, incredulità, percezioni di assoluta assurdità, che noi abbiamo già affrontato, rimosso, superato, deciso che sono boiate, ma tanto questo e quanto.

E quindi ci confrontiamo e gli amici ci chiedono cose tipo: ma voi che avete già fatto, dobbiamo considerare un volontario colui che fa i post sui social per raccontare le attività dell'associazione?

E non lo so, è un professionista che fattura oppure no?

 No, è uno di noi che lo fa volontariamente, ma è una corbelleria, un post su feisbùk. 

Certo che non è la scrittura della politica sanitaria pubblica, ma si chiama attività di comunicazione, perché a questo mondo bisogna sempre dare definizioni integerrime. Quindi lo devi considerare un volontario e inserire nel registro dei volontari. 

Aspetta, ma ho letto che per definizione chi sta nel registro dei volontari deve essere assicurato e quindi l'associazione deve pagare una quota annua che rientra nell'assicurazione del volontariato. 

Esattamente, è così.

E quindi gli amici ci fanno la fatidica domanda: ma quindi anche voi pagate l'assicurazione per persone che possono al massimo cadere dalla sedia mentre scrivono qualcosa al computer, piuttosto che farsi venire la tendinite agli estensori del polso per l'utilizzo del mouse, piuttosto che il mal di testa perché sono lì che pensano a come gestire i bilanci quando hanno sonno? Ma tanto quale assicurazione paga questi problemi?

Noi assicuriamo i nostri volontari così, compresi noi del consiglio direttivo, e non abbiamo nessuna risposta alle vostre domande, li assicuriamo e basta.

Ma quindi è un'assicurazione o un balzello?

E chi lo sa, le ardue sentenze non le hanno proferite i posteri per Napoleone, non so se qualcuno si occuperà di noi poverini. E' il terzo settore, bellezza.

Buona Giornata.

Angela

mercoledì 25 febbraio 2026

Slalomisti.

 Non sarà una cosa che faremo questa mattina ma tra qualche settimana, però: tra poco arriveranno i palliativisti per la valutazione settimanale e stanno monitorando tutto quanto, perché il loro obiettivo è provare a togliere definitivamente l'oppio, e hanno l'idea di non provare a sostituirlo con la morfina ma tenere solo la Tachipirina ad alte dosi. Ovvio che se poi andasse male provvederemo nuovamente, e appunto con la morfina che dovrebbe dare meno problemi se non in una fase iniziale, e facilitare la respirazione. 

Ma il loro primo pensiero è provare a togliere tutte le robe molto buone. Per questo ogni settimana fanno le valutazioni per capire come stiamo andando. Noi un po' abbiamo paura sinceramente, pensando a cosa abbiamo passato tutto lo scorso anno, sino alla primavera: però siamo anche contenti, perché ci sembra impossibile di essere riemersi da quel tunnel. 

Ovviamente lasciamo perdere il pensiero per cui si poteva fare tutto meglio e non far soffrire Fabullo in quel modo lì: ma noi si sa che siamo bravissimi ad aggirare i pensieri, che neanche allo slalom gigante. 

Buona Giornata 

Angela

martedì 24 febbraio 2026

Il fondo delle frittate.

 Potremmo andare avanti in mille altri esempi, ma fermiamoci lì, proprio per utilizzare il discorso della densità degli errori commessi in pochi giorni. 

Tutte le Famiglie Isteriche possono raccontare storie analoghe, unite alla negligenza nella conservazione e nel trasporto di reperti biologici: tutti quanti abbiamo vissuto l'impiccio di provette, contenenti materiale di tutti i tipi, non conservate nel modo giusto. Si può dire che non sia successo assolutamente niente di eclatante nella sua drammaticità e assurdità, come raccontato dalla cronaca di questi giorni, ma anche solo un errore in un esame porta ad un errore di diagnosi, ad un ritardo di diagnosi, ad un conseguente ritardo nell'intervento terapeutico o addirittura ad una sua successiva mancanza.

Tutti lo possono raccontare.

Ovviamente Quelli Che Sanno hanno sempre la risposta pronta: e vabbè, ma certo, in situazione di grande fragilità, nel ricorrere alla sanità in tutte le sue parti  è più facile incappare in errori, è solo statistica, ma in fondo non si può dire che le cose non siano fatte bene.

Quelli Che Sanno sottolineano anche che stiamo strumentalizzando le vicende di Fabullo per generalizzare. Ribaltamento del ribaltamento della frittata: si può pur sempre dire che se è successo a Fabio vuol dire che può accadere in ogni istante, e non è detto che  l'avvenimento venga segnato nello studio dei dati: è un concetto matematico.

Ecco, allora nel ribaltamento delle frittate partiamo da quel fondo lì, e cominciamo a scavare: perché allora si può anche dire che le attenzioni sanitarie devono essere rivolte agli ammalati e non ai sani, quindi è molto più possibile che quando si hanno grossi problemi gli errori emergano, non le difficoltà, gli errori ; ed è anche possibile diventare più bravi da pazienti, con l'esperienza, imparando a riconoscere gli stessi errori di cui sopra, e quindi a farli presente. Perché non è sempre detto che le cose emergano.

Abbiamo capito che le cartelle cliniche possono non essere complete.

E quindi: quando accade qualcosa come racconta la cronaca di questi giorni, lo strazio della disperazione accresciuta dalla beffa, perdonatemi il termine, ma in simili  situazioni tanto i termini giusti non ci sono; ecco, non crediamo che le situazioni estreme siano qualcosa che si crea dal nulla, perché la verità è che sono solamente la somma, e il tracollo, di problematiche che avvengono ogni singolo giorno. Nell'appiattimento generale dei servizi, gli errori sono quello che avviene concretamente nella quotidianità.

Le eccezioni potrebbero non essere tali.

Buona Giornata.

Angela

lunedì 23 febbraio 2026

Ragioniamo sui fatti.

 Facciamo un discorsone di quelli riflessivi, disarmanti, non so con quali speranze. Però siccome è tale, nel senso di discorsone, facciamolo a puntate e cominciamo a gettare le basi. 

Tutte le basi sono sempre costituite dai fatti. 

I fatti li prendiamo dalla storia di Fabullo: ovviamente questa scelta potrebbe avvenire perché siamo egocentrici, patologicamente narcisisti, con un'esagerazione ossessiva del proprio ruolo nel mondo; oppure, molto più banalmente, superficialità tipica di quelli che la mattina si alzano e mandano avanti la giornata la baracca e questo mondo interconnesso, questo è il blog di Fabullo e quindi ha senso partire dai dati che lo riguardano.

Poiché i dati sarebbero svariate svariate centinaia, atteniamoci esclusivamente a quelli del ricovero del 2022, perché possiamo anche verificare come siano accaduti in un lasso di tempo estremamente ristretto, che costituisce un dato significativo nel ragionamento che vogliamo fare.

Preambolo contestuala:

Fabullo dal 2018 al 2022 ha dimostrato dolore più o meno marcato in certi momenti durante l'alimentazione. Tra il 2021 e 2022 la situazione diventa molto grande con grande sofferenza.

In tutti quei quattro anni, noi abbiamo chiesto aiuto ad un grande ospedale pediatrico del nord ovest che ci ha anche ricoverato nel 2018 senza fare nulla, perché è sempre partito dal presupposto che Fabullo fosse disfagico, presupposto mai verificato e contestato da tutte le logopediste-deglutologhe : bastava fare un esame, e non è stato fatto.

Noi non volevamo essere seguiti in quell'ospedale, ci siamo rivolti ai nostri pediatri Santi Subito di un piccolo ospedale del nord ovest in cui si lavora bene, ma lì certe cose non si potevano fare e purtroppo siamo quindi arrivati al grande ospedale con una parenterale già impiantata, per garantire l'apporto calorico e intanto analizzare il caso. Questa è la partenza.

Primo fatto. All'ingresso nel grande ospedale ci viene detto che eravamo lì viste le ripetute polmoniti ad ingestis : io ho spiegato che probabilmente c'era un grosso errore di base perché le polmonite ab ingestis non c'erano mai state; mi è stato chiesto di dimostrare che non c'erano mai state: io tiro fuori tutte le polmoniti virali avvenute, l'ultima risaliva a tre anni prima, la collocazione anatomica non era quella tipica delle ab ingestis, il periodo è sempre dicembre perché fa freddo, di solito un'ab ingestis avviene in qualunque istante uno mangi e le cose vadano di traverso, e non a dicembre e non sporadicamente. Adesso che vi ho dimostrato che partite da una diagnosi senza basi, fatemi vedere voi dove sono le benedette polmoniti di cui parlate. Silenzio.

Secondo fatto. Guardate che la parenterale impiantata è un catetere venoso periferico e non centrale, la sacca che avete messo non va bene, Non si preoccupi, Signora Mia,  sappiamo quello che facciamo va bene lo stesso.

Terzo fatto: la logopedista ribadisce che le cose vanno giù dritte e chiede l'esame per dimostrare la disfagia che non c'è. L'esame viene fatto e dimostra che Fabio non è disfagico. Si poteva dire quattro anni prima senza fermare tutto il procedimento di diagnosi. 

Terzo fatto: tutti i giorni ci viene chiesto se siamo proprio sicuri che Fabio abbia male a mangiare, nonostante glielo dimostriamo in ogni istante e lui pianga come un pazzo, e mangi un pochino perché glielo chiediamo giusto per far vedere che ha male: ma Lei è sicura che Fabio sappia dimostrare il dolore e che voi siate in grado di capirlo? A quel punto viene fatta la gastroscopia che dimostra una micosi vecchia, di almeno 4 anni, che non si stacca con i lavaggi, che deve essere curata bene, con l'infettivologo che conferma che Fabio ha un male da morire. Vengono messi degli antimicotici molto impegnativi nella parenterale. 

Quattro anni di sofferenze per niente. 

Quarto fatto, praticamente contemporaneo : i dolori aumentano tantissimo, senza che nessuno li tenga in considerazione, ad un certo punto due giovani pediatri, benedetti,  alle 19:30 di sera, quando c'erano solo più loro in reparto e potevano muoversi con più libertà, chiedono un'ecografia, che si trasforma in ecodoppler perché io spiego alla dottoressa dove Fabio ha male e viene riscontrato un trombo di 8 cm ad un centimetro dall'atrio destro del cuore. 

Sono cose che possono accadere con un catetere venoso impiantato, potrebbero essere più probabili se la sacca prescritta non è quella corretta. Il catetere viene immediatamente chiuso, con tante bende girate sopra, belle evidenti e vengono usate delle vie periferiche superficiali che tengono poco, ma non si può fare altrimenti.

Vengono inseriti gli anticoagulanti immediati, e anche degli antibiotici, ulteriormente pesanti, perché non si sa se è il trombo sia già infetto, utilizzando quelle vie periferiche superficiali perché quella trombizzata non deve essere usata in attesa di impiantare qualcos'altro di centrale. 

Quinto fatto: dopo due giorni di azione degli anticoagulanti, Fabio viene portato in sala operatoria per impiantare il catetere centrale sulla giugulare, e torna in camera con il catetere trombizzato infuso, la flebo era inserita lì: lo vedo io, lo faccio presente all'infermiera che sbianca, vengono chiamati i medici, intanto l'infermiera toglie la flebo e la mette nel cestino . La dottoressa mi dice di non farla tanto lunga, perché tanto avevamo cominciato gli anticoagulanti e il trombo era sicuramente sciolto, e quindi era congruo utilizzare quella via di infusione invece che quelle periferiche che si stavano già infiammando con il rischio di una flebite:  i medici sanno quello che fanno Signora Mia, testuali parole.

Sesto fatto: poiché io avevo delle storie, e la facevo lunga, il giorno dopo viene eseguito un ecodoppler di controllo e il trombo era ancora lì, nonostante gli anticoagulanti. 

Settimo fatto : arrivano sia i cardiologi interventisti che i cardiochirurghi per capire cosa fare perché la situazione è delicatissima. La stessa dottoressa che mi aveva detto gentilmente di stare zitta, che aveva parlato con gli anestesisti, i quali sapevano quello che facevano quando hanno infuso il pic trombizzato, ha detto davanti a me ai colleghi che gli anestesisti erano stati degli idioti ai infonderlo: per fortuna non l'ho buttata dalla finestra al sesto piano. 

In seguito è poi emerso che Fabio è sceso in sala operatoria per mettere il catetere centrale  e nella cartella anestesiologica c'era scritto che non c'erano complicanze di coagulazione; peraltro se uno arriva lì con un accesso venoso chiaramente chiuso da una bella fascia e ti chiedo di metterne uno centrale, probabilmente quello chiuso dalla fascia non era da utilizzare, uno dovrebbe farsi venire il dubbio. 

Ottavo fatto : non è possibile rimuovere il trombo in nessun modo per la delicatezza della posizione, si decide di optare per la strada dello stare a vedere cosa succede, tenendo conto che a quel punto, con il passare dei giorni, era sempre più possibile che semplicemente si strutturasse e rimanesse lì senza dare problemi. Strategia dell'attesa tutti pronti all'emergenza, che si sarebbe conclusa in pochi secondi vista la posizione: anche perchè noi chiediamo che non facciate più niente, eventualmente, avete già fatto abbastanza guai, ve lo firmiamo. 

A questo punto, si decide pian piano di programmare le dimissioni perché non c'erano più indicazioni gastroenterologiche, avendo fatto una diagnosi di micosi. Sapete, non era disfagico.

Nono punto: A questo punto però la PEG la chiediamo noi come backup, perché Fabio prendeva 10 farmaci  al giorno in parenterale tra antibiotici ed antimicotici (oltre ai suoi in terapia costante), aveva decine discariche di diarrea al giorno, stava malissimo, era una larvA, e in che accidenti di condizioni lo potevamo portare a casa. 

Un giorno arriva uno dei responsabili del reparto, tranquillo come un papa, e mi dice che saremmo andati a casa con un sondino nasogastrico per vedere come andava. Io gli chiedo come pensava che Fabio potesse tenere un sondino naso gastrico con una mano che funziona benissimo, e volevo capire da dove usciva questa pensata. Lui, candido come la neve, mi dice che non sapeva che Fabio fosse in grado di usare bene una mano;  io gli chiedo come sia possibile visto che stavamo lì da giorni e giorni, come sia possibile che non si conoscesse il caso, come  sia possibile che il caso non fosse conosciuto dall'inizio nonostante il ricovero precedente, come sia possibile che nonostante il ricovero precedente si fosse continuato a perseguire la via della disfagia che non c'era, come sia possibile che ci fossero stati tutti questi errori eccetera eccetera. E quindi come fosse possibile che lui non sapesse che Fabio utilizzava benissimo una mano, al punto che per fare l'esame del transito per la disfagia, che prevedeva appunto un sondino,  avevamo immobilizzato questo arto  per qualche minuto con un tutore. 

Lui ha sbarrato gli occhi e mi ha detto che non sapeva nulla di tutto questo, nemmeno che fosse stato ricoverato nel 2018 in quello stesso reparto. Giuro. E' andato a verificare ed è tornato chiedendo a me come fosse possibile che la situazione non fosse mai stata inquadrata prima. Ci ha riportato a fare un transito,  perché non credeva ancora che non fosse disfagico: a quel punto, ed io ero lì presente, quando i radiologi hanno detto che tutto scendeva in esofago,  lui ha alzato gli occhi al cielo maledicendo il disastro combinato senza che lui manco se ne accorgesse. 

A questo punto ha dato il via a mettere la PEG almeno come compenso per poter andare a casa. 

Nono fatto: il giorno stabilito per l'impianto, l'anestesista arriva e dice che non si poteva fare perché avendo un neurostimolatore vagale doveva venire l'azienda con gli ingegneri a spegnere il Baracchino. Io dico che bisognava sentire gli specialisti epilettologi,  perché non mi sembrava fosse così. Capisco che intanto la procedura sarebbe saltata, ma la presa di informazioni sarebbe avvenuta in tempi non chiari. Era venerdì santo, ho chiamato io l'ingegnere, che è andato su tutte le furie, e oltre a chiamare il reparto e poi a mettere tutto per iscritto, ha comunicato alla direzione sanitaria che gli anestesisti erano stati formati, che non era vero che l'apparecchio andasse spento, e non osava pensare a cosa potesse succedere nel caso in cui un bambino con uno stimolatore vagale fosse arrivato lì con la necessità di una procedura chirurgica in emergenza, se le competenze anestesiologiche erano quelle.

Decimo fatto: vedendo che il trombo stava fermo si trattava di togliere il benedetto pic trombizzato, una roba semplicissima, perché la fanno gli infermieri: ma non in quella situazione, perché si andava a toccare qualcosa che poteva poi risvegliarsi e far partire un frammento che finiva molto male .

Non lo sapevamo già, ce lo hanno rispiegato meglio, noi abbiamo chiesto di firmare il do not resuscitate, ci hanno detto che la procedura sarebbe stata svolta in una sala operatoria per la delicatezza della cosa: la traduzione era che non si fa morire un bambino nella camera di un reparto così, perché le altre famiglie poi ci rimanevano male. Il giorno in cui eravamo lì ad attendere la procedura è arrivata una mega primaria che l'ha svolta lì in camera, senza camice senza guanti con i capelli al vento, dicendo che non era il caso di fare tante storie. I colleghi sconvolti hanno poi messo le toppe a colori.

Mi pare che possiamo fermarci un attimo che ce ne sia già abbastanza: siamo arrivati a 10.

E finiamo questa puntata, partendo dal presupposto che tutto questo è capitato a Fabullo in un ricovero che non è durato tre anni ma dei giorni,  che si sono trasformati in qualche settimana: quindi la densità dei fatti avvenuta è estremamente alta,  non è una casistica che riguarda un trimestre di analisi, ma nemmeno un mese: sostanzialmente, una boiata al giorno, perchè le minori non ve le ho dette. E, soprattutto, nessuno dei fatti elencati è stato ascrivibile ad una situazione di emergenza, quando le valutazioni dovevano essere fatte in tempi brevi, mirando esclusivamente alla sopravvivenza, cercando di fare il meglio possibile In tempi rapidissimi. Nessuno di questi fatti rientrava in quell'insieme lì. Si è sempre e solo trattato di errori grossolani, inadempienze, disattenzioni , che sono state condotte da professionisti sanitari di ogni ordine e grado, afferenti a reparti trasversalmente diversi.

Poiché è "solo" successo che la vita di Fabullo è stata irrimediabilmente danneggiata da quel ricovero, ma non si può dimostrare, perché Fabio presentava già delle note fragilità sue, e il trombo si è poi risolto da solo, in modo imprevedibile, per l'intervento della liquefazione di San Gennaro, è ovvio che non ci sono state conseguenze giuridiche di nessun tipo. Ma le mancanze evidenti, sistematiche, ripetute, quotidiane, sono tutte lì: alcune non sono scritte bene sulla cartella clinica, ma ci sono ad andarle a cercare bene. Perché, ad esempio, l'infermiera che ha tolto la flebo dal pic trombizzato, non ha compilato il diario infermieristico di quel turno, è l'unico turno che non viene descritto: il che è imputabile assolutamente a una mancanza di tempo, può capitare,  visto che le tebelle dei farmaci e delle infusioni sono tutte corrette. Ma proprio andando ad incrociare i dati, le cose emergono lo stesso, Soprattutto considerato che, nel referto degli anestesisti per la procedura di impianto del catetere centrale,  era scritto che Fabullo non aveva neanche un problema di coagulazione con 8 cm di trombo. I fatti si leggono anche se non si vogliono raccontare, passa  leggere la cartella con grande attenzione nelle sue parti tutte:  un turno non descritto, proprio solo quel turno in più settimane di ricovero, parla più di tante altre cose; vuole anche dire che non è sempre detto che le cose vengano fuori bene se finiscono in modo sfumato, e se un genitore non è in grado o nelle condizioni momentanee di recepire ciò che sta accadendo. Se qualcuno non parla e le cose non precipitano, non è detto che emergano. 

Quindi la puntata la finiamo qui, ma avete già capito dove andranno a finire le considerazioni seguenti.

Buona Giornata.

Angela

venerdì 20 febbraio 2026

Tra IA e la caldaia.

 L'obbligo di iscrizione al fantomatico registro del terzo settore è stato assolto nei tempi dovuti, non abbiamo la più pallida idea di come andrà, teoricamente bene perché non ci sono razionali ragioni per cui debba andare male, ma non credo che la burocrazia abbia come principio cardine della propria quintessenza la razionalità. Comunque, quello che doveva essere fatto è stato fatto, l'istruttoria può durare fino a 60 giorni e si vedrà. 

Continuiamo a procedere invece nelle questioni che rimangono libere nell'aria non per leggerezza, ma per inconsistenza totale; utilizziamo il vocabolo continuiamo  perché non è che abbiamo cominciato adesso, ma  da settimane e settimane non troviamo nessun riscontro. Continuiamo perché non possiamo fermarci, ecco. 

Siamo quindi cercando di comprendere cosa scrivere nella documentazione attuale di questo tempo limbico fino al 31 marzo, quando tutto passerà definitivamente al terzo settore; ma noi siamo attualmente in regola appunto con le scadenze, ma in attesa di risposta. Teoricamente non possiamo più fare una ricevuta di donazione scrivendo Onlus, perché le Onlus non esistono più. ma essendo noi in situazioni limbica, cosa scriviamo? Esiste una formula intermedia che poi può essere utilizzata nel 2027 da chi ad esempio presenta delle ricevute emesse tra il primo gennaio e il 31 marzo 2026? Dove la troviamo questa formula? Secondo me emettere ricevuta con la dicitura Ente Nel Limbo è inappuntabile, ma l'agenzia delle entrate non ha uno spiccato senso dell'umorismo, è noto assai.

Quando lo chiediamo la risposta è: non ci sono indicazioni. Sui canali ufficiali di internet: non ci sono indicazioni. 

Abbiamo quindi provato ad avere la risposta dai massimi vertici, e cioè l'Agenzia delle Entrate stessa: passando dai canali di contatto su internet vengono fuori delle risposte che non sono quelle pertinenti alla domanda, esattamente come se questo argomento non lo avesse pensato nessuno. Cerchiamo di telefonare, ma per arrivare ad un umano che abbia l'autorizzazione a rispondere a questa tipologia di quesiti bisogna percorrere altri sentieri fatti di mille ostacoli rappresentati da numeri da premere, e ad un certo punto si precipita in un dirupo che fa bip bip bip bip bip. 

Quindi siamo passati a parenti e ad amici che abbiano lavorato nel settore supplicandoli di trovare notizie. 

Sempre contemporaneamente, visto che i canali ufficiali non sono chiari, abbiamo cercato di fare la domanda più esatta possibile a quell'incredibile fonte di saggezza sublime che è l'intelligenza artificiale: che ha dato una risposta di per sé sensata, che riguarda appunto una formula sospensiva. 

Ma in un mondo in cui le informazioni depositate in rete possono arrivare da quelli laureati all'Università della vita, al corrente di segreti per le menti superiori, che suggeriscono acqua e sale con una spruzzata di limone per qualunque avversità umana, secondo me anche le piaghe infette girando il tutto con la lama acuminata, è stato opportuno verificare le fonti che la mitica intelligenza artificiale ha citato e usato. Quella formula proposta sulle fonti non c'è: per cui non è tanto chiaro se l'oracolo sia stato profuso utilizzando le parole presenti nella domanda stessa. Non mi sembra proprio una soluzione sicura quel canale lì. 

Probabilmente siamo noiosi noi che andiamo a cercare mille aggrovigliamenti: che poi non è vero: sono talmente una ragazza di belle speranze che, vedendo tiepidi tepori di primavera, e avvertendo un'altra temperatura, ho cominciato a lavare giacche; non giacca invernali, bensì capi  autunnali rimasti lì perché non c'è stato tempo di gestirli. Immaginando che potessero essere utili tra poco, le ho quindi stese fuori, e ovviamente nella notte ha piovuto a dirotto  sulle giacche primaverili, torrenti di gocce come da Boog. E ovviamente nella stessa mattina la caldaia è in blocco. Quindi non è che non mi lancio in avventure metropolitane cercando sempre il pelo nell'uovo, sono le avventure stesse ad essere attirate qui.

Il Pierfrancesco Metereologo di Famiglia scuote la testa, dicendo che se non sono mai stata in grado di programmare leggendo le previsioni prima ormai non c'è speranza.

Buona Giornata.

Angela

giovedì 19 febbraio 2026

Tavoli cavoli stivali.

 Vi ricordate il famoso ente locale che non vuole acquistare la seduta per il bambino nella scuola dell'obbligo, come da prescrizione di legge? L'ente che non ha detto di non avere i soldi e quindi di cercarli in qualche modo, ma il bambino deve andare a scuola: ma quello che ha risposto  alla mamma di fare lei anche con un eventuale raccolta fondi.

La mamma ha quindi inviato una richiesta formale, chiedendo una risposta in cui venga altrettanto formalmente comunicato che l'ausilio non può essere fornito dall'ente locale come sarebbe stabilito, spiegando di avere necessità appunto di un riscontro scritto per poter chiedere ad altre istituzioni il supporto. Ovviamente l'altra  motivazione, tra le righe, è: se dite una cosa del genere, dovete avere il coraggio di scriverla.

Hanno risposto dopo giorni e giorni e giorni dicendo che hanno attivato che cosa? il mitico Tavolo del Cavolo,  per decidere come procedere. Il tavolo di lavoro con tutti gli altri attori del territorio. Già, in primo luogo, quando si parla di tavolo viene l'orticaria, e l'abbiamo già sviscerato questo nobile concetto.

In secondo luogo la legge parla chiaro, l'ente locale ha degli impegni, in quella specifica area è anche stato elaborato un ulteriore documento che lo ribadisce, e l'ente locale in questione lo ha firmato.

Quindi la teoria era che l'ausilio veniva fornito, e dopo eventualmente si faceva il tavolo per dire: noi piccolo comune i soldi non ce li abbiamo, mettiamoci insieme per capire come fare, in modo che poi ad esempio ci sia un magazzino ausili comune a questa circoscrizione. Ma questi dovevano essere fatti loro, intanto l'ausilio andava fornito.

Invece la risposta è: la famiglia verrà avvisata tempestivamente dell'interlocuzione.

Ma non è chiaro quando avverrà, questa benedetta interlocuzione sul tavolo dei nostri stivali.

Detto più gentilmente non si può.

Buona Giornata.

Angela