giovedì 28 maggio 2026

In burnìa.

Fabullo è stato infiltrato alla spalla per vedere se lavorare su quel dolore possa aiutare, tenendo conto che il caldo rimane, gli altri dolori rimangono, ma qualcosa proviamo a fare.

Adesso è verosimile che per qualche giorno sia più infastidito, come accade tutte le volte che lo facciamo, e poi va meglio, e ce lo auguriamo dalla punta dei capelli alle unghie degli alluci.

È stato infiltrato dal Medico Santo Subito, arrivato al volo, anche perché sta partendo per una missione umanitaria in Sudan, zona notoriamente tranquilla e con una sanità modello, che Dio lo benedica sempre.

Così lo ha anche visitato, perché altrimenti sarebbe comunque tornata la Palliativista per sicurezza, è stata confermata la tachicardia, ma l'aria per il momento passa dappertutto e quindi speriamo che il circolo vizioso dell'affanno se ne stia un poco bravo. Noi ovviamente non siamo stupiti, perché ormai negli ultimi anni con il caldo non ne siamo mai usciti sani.

Noi bagniamo le nuove gaure, sicuramente forti ma non abbiamo proprio scelto il momento giusto per mettere giù piantini, io leggo Claudio Magris, le lavatrici asciugano tutte e questa è una buona notizia. Noi abbiamo sempre 25 gradi in casa e ci sentiamo molto fortunati, anche se ermeticamente chiusi come la burnìa per la giardiniera. Dicesi burnìa  quel barattolo di vetro che si chiude come le bottiglie con la macchinetta e la guarnizione, così siamo noi.

Buona Giornata.

Angela

mercoledì 27 maggio 2026

I livelli

 Stanno salendo i livelli di guardia: per motivi imprecisati, fatto che avviene con coerente regolarità, ma che è una delle peggiori piaghe quotidiane, perché non si sa veramente cosa fare.

Perché Fabullo si lamenta parecchio, qualcosa ha e non sappiamo cosa sia, sicuramente è un mistero che infiliamo nel capitolo dolore.

Aumenta in carrozzina ma non possiamo dire che non ci sia per niente anche da sdraiati.

I punti fermi sono:  il posizionamento in carrozzina è sempre più difficile perché la carrozzina è da cambiare e stiamo aspettando quella nuova: abbiamo sollecitato un po' l'azienda perché è un sistema posturale fatto su misura, e il rischio è il solito, che quando arriva poi non sia più come quando abbiamo fatto il calco. In questo momento siamo nei tempi giusti, la lavorazione non dura poco, è che è proprio un problema.

Da dieci giorni è diventato veramente difficile, chissà se è aumentata la rotazione della colonna, se sono cambiate delle lunghezze, fatto sta che se già prima stava scomodo adesso è disastroso ed è assolutamente congruente con il fatto che si lamenti.

Ma ogni tanto si lamenta anche da sdraiato, e non proprio raramente: con quello che è successo con la PEG a questo punto temiamo che ci sia un problema lì, anche se per il momento non ci sembra, che ovviamente si amplificherebbe da seduto sulla carrozzina, che già va male di suo, associando che evidentemente c' è anche un problema scheletrico aumentato negli ultimi tempi.

Si aggiunge il fatto che ha cominciato a fare molto caldo, per noi è la stagione malefica, anche se in casa abbiamo 24 gradi, comunque si sente, bisogna stare in chiusura ermetica. Ieri la Palliativista l'ha visitato e ha detto che l'aria passa dappertutto ma è tachicardico: chissà se per il caldo o per il dolore.

E quindi stiamo con la guardia alta, teniamo un po' il fiato sospeso pure noi e non verifichiamo la nostra frequenza cardiaca perché lasciamo perdere.

Il Grande Capo Osteopata è stato un mito anche questa volta, il dolore è ancora più limitato.

Il Grande Capo Osteopata ha comunque detto che è meglio che io non mangi le noci intere con il guscio. Ognuno si circonda della saggezza che si merita. 

Buona Giornata.

Angela

martedì 26 maggio 2026

Altro che piano quinquennale.

 Devo tornare dal Grande Capo Osteopata perché ho l'appuntamento. Nello specifico alle ore 16, in un posto che richiede mezz'ora scarsa di viaggio su una strada senza traffico, zero problemi a posteggiare, tempo di cammino per entrare e sedersi davanti allo studio un minuto scarso. Un'ora di trattamento. 

Significa dover stare fuori di casa circa due ore mettendoci insieme anche il fatto che due parole si fanno e qualcuno si saluta, oh noi provinciali pettegoli che sappiamo sempre tutto di tutti, e amiamo le violazioni della privacy reciproche. 

Un impegno del genere qui è talmente significativo nell'economia della giornata da farci veramente passare la voglia: soprattutto in relazione al fatto di quanto io stia meglio. Il dolore è presente in modo costante, ma limitato alla mitica articolazione temporo mandibolare, con un'intensità irrilevante rispetto a ciò che c'era prima, e a tutti gli altri pensieri che pesano talmente tanto da essere molto più compromettenti per la salute. 

D'altra parte è tale il beneficio che c'è stato in una sola seduta e, soprattutto, la paura di tornare a dove eravamo è così tanta, che fin dall'alba è stato impostato un programma della giornata che farebbe invidia a qualunque multinazionale che guadagna un milione di dollari al minuto. 

Tutto è sistemato con Fabullo, tutti i pasti a buffet sono organizzati (vuole dire che possono essere fatti in modalità dinamica in qualunque istante), una boiata di interlocuzione alla regione ad argomento disabilità è stata ascoltata, un paio di lavatrici sono  state stese e si poteva fare meglio ma mi sono fatta i fatti miei almeno per quello. 

Il tutto per un'uscita necessaria che ha una frequenza meno che quinquennale. 

Mah. 

Buona Giornata. 

Angela

lunedì 25 maggio 2026

Le cose concomitanti.

 Sapete quando qualcuno vi racconta che lui medesimo non si piega alla dittatura di questo mondo e fa sempre e solo una cosa per volta? In modalità esclusiva, non in momenti scelti perché è necessario per la complessità dell'azione o per riposo mentale necessario e doveroso. Solitamente trattasi di personaggio che proferisce ed istruisce con aria ispirata e sussiegosa, luminosa, fonte di eterna saggezza.

Sono certa che sia un’esperienza che tutti toccano con mano, questo tipo di incontro esistenziale. Auguro la buona sorte dell’effettività della condizione riferita, che cioè che sia vero che abbiamo davanti a noi, poveri cavernicoli platonici, davvero un essere superiore, che riesce a compiere con grande concentrazione un’azione dopo l’altra senza spostare il pensiero mai su quella seguente, nemmeno un dito va su ciò che è successivo, oltre al pensiero, una mente dalla profonda vastità. E, in più, ci si augura che cotale singola azione, abbia davvero un significato sull’economia del mondo, fosse anche riposare dopo aver lavorato come somarelli.

A noi capitano eccome incontri davvero importanti, benefici,  e che portano pace; bisogna però ammettere che, per statistica, in altre situazioni frequenti, ci imbattiamo in tali soggetti che compiono realmente un’azione per volta senza grande preoccupazione per il futuro (e non analizziamo il peso sociale di tale azione, per educazione), ma perché c’è qualcun altro che fa tutto il resto che attorno a loro ruota, più o meno direttamente.

Tutto lo sproloquio per dire che, nelle passate lunghe settimane, tra i digiuni, la codeina, la disperazione nostra e di chi ci vedeva affranti, qualcosa è stato necessario fare, oltre al dettaglio assistenziale di Fabullo. Per esempio, abbiamo seguito la faccenda della mitica iscrizione al Registro del Terzo Settore: mitica letteralmente, perché ormai è un’epopea, che però non merita la liricità di Calipso e Circe.  Abbiamo iscritto AperCrescere a metà febbraio, la scadenza era il 31 marzo, quindi nei termini ampissimi della legge, abbiamo la ricevuta. Sul sistema la pratica risulta in fase Trasmessa. Pare che valgano i 60 giorni di silenzio assenso: e sono ampiamente passati. A quel punto, anche se non si è ricevuta l’altrettanto mitica comunicazione tramite pec, si è iscritti e ci si trova sugli elenchi. Noi sugli elenchi non ci troviamo. Non siamo propriamente soli in questa situazione, ogni giorno escono elenchi nuovi: per il momento, questo non ritrovarci, non ci fa sentire il bisogno di entrare in analisi, l’attuale sgomento dura circa una frazione di secondo. Certo che ci piacerebbe capire: ad esempio, entro il 30 giugno andrebbero depositati i bilanci, ma, finché non si sblocca tutto, nel sistema non si entra per gli adempimenti. Ho inserito una richiesta di delucidazioni, ho il perennemente mitico ticket di ricevuta, attendiamo eventuali risposte da quel dì.

Poi: c’era la famosa faccenda della gestione di AperCrescere come rappresentante legale all’interno dell’Agenzia delle Entrate, per cui avevo il pin dell’associazione, il mio pin, ma non la mia pw, che era necessaria, e arrivava solo per posta: ma il piccione viaggiatore è stato definitivamente dato per disperso, spero per lui su spiagge caraibiche che non siano Cuba.

Ho mandato mille richieste, dall’interno entrando con le credenziali, tramite pec, con la firma digitale, boiafàus lo vedete che sono io, è emesso quel pdf, se lo avete spedito con il piccione mandatamelo così, fate allega file, su, dài. Niente, bisognava andare in sede, figurarsi, già non si esce di casa, per di più il male al cranio, per carità. Ma la Commercialista Santa Subito, che lavora gratis per AperCrescere, mi ha detto che la procedura era quella, ma ce n’è un’altra che non viene mai spiegata: quindi abbiamo condiviso gli schermi, sono entrata, poi ha fatto lei, e in 20 secondi ero abilitata. Se qualche complottista ha i sudori per simili vicende che violano la privacy ed entra in modalità patema, gli lasciamo volentieri la seduta in analisi di cui sopra: noi abbiamo risolto dopo mesi, siamo persone semplici, e siamo contente.

Che il sito dell’AdE, maledizione perenne, si arrangi.

Fabullo è stato in casa dietro alla zanzariera all’ombra, perché fuori non era cosa. Ha dormito ascoltando Einaudi. Il bagno piccolo è diventato ceruleo sul serio: forse non è proprio ceruleo, è più oltremare, ma difficilmente Miranda passerà di qui, per cui va bene. Un pezzo di Vicinato ha compiuto 87 anni, e ha fatto la torta all’ananas (proprio l’87enne di persona personalmente) e io ho ovviamente ricevuto la mia fetta a domicilio: mangiala che morbida, non ti fa male alle ossa questa.

Siamo fortunati, lo sappiamo.

Buona Giornata.

Angela

 

venerdì 22 maggio 2026

Di chi sono.

 Di tutta la faccenda il risultato finale è che i disabili non hanno la tipologia di assistenza a loro necessaria, né in termini quantitativi né qualitativi. Senza se senza ma. Senza sfumature, discussioni, elucubrazioni, penosi esercizi retorici. Così è.

Di chi sono le responsabilità.

Eh.

Facciamo una cosa: diciamo prima di chi non sono le responsabilità.

Non sono dell'utente finale, che è solo una vittima: il disabile e tutta la sua famiglia.

E su questo non può pioverci nemmeno alle Ebridi a novembre.

Però la responsabilità non è nemmeno degli operatori socio sanitari che lavorano bene: rimanendo sempre all'interno delle categorie che si sono ritrovate a fare questo lavoro per disavventura occupazionale nella vita, ci sono quelli che si rendono conto che questa nuova loro formazione è un lavoro che a loro piace, che portano avanti con dignità e impegno. Il problema è che magari non ci riescono, che devono cambiare completamente rotta perché o fanno la fame, perché non è un lavoro vista la retribuzione concessa, o non è un lavoro perché si trovano ad operare in condizioni talmente infime che hanno troppa pena e troppo dolore per le persone che si trovano ad assistere male.

Però le responsabilità stanno a tutti gli altri livelli.

Ovviamente alle Altissime Sfere burocratiche a cui della disabilità non frega veramente niente. Altrimenti non strutturerebbero tutto un sistema privo di risorse, in cui ficcano a lavorare, solo nominalmente, persone che non possono farlo per vari motivi.

La responsabilità è dei livelli intermedi, delle cooperative che sanno benissimo che non stanno facendo nessuna selezione del personale ma devono solo fatturare, degli enti al di sopra delle cooperative stesse, che di solito sono consorzi territoriali, che dovrebbero controllare l'operato in questione e non lo fanno.

Da un lato anche loro pagano la mancanza di risorse, perché un professionista ha a suo carico migliaia e migliaia di utenti. Però è vero che, quando emerge un problema, se fosse perseguita una soluzione con più sollecitudine, chi non fa bene il proprio dovere starebbe un po' più attento anche se non è stato beccato.

A livelli molto bassi, la responsabilità è anche delle categorie sociali che usufruiscono di determinati progetti di reinserimento sapendo già di non aver nessuna intenzione di essere reinseriti: che quindi utilizzano quel posto di lavoro per non esserci mai, per maltrattare gli utenti come emerge  dalle cronache (e se gli utenti non possono parlare è verosimile che emerga solo una piccola parte di ciò che accade davvero), per riuscire a rientrare in qualche nuovo supporto economico appena possibile,  infilandosi con grande abilità in qualche farlocca invalidità piuttosto che fraudolenta fragilità economica. 

Siamo sempre lì: se qualcuno si offende deve prima leggere i numeri che dimostrano la presenza di queste situazioni. 

Insomma, di base la responsabilità è sempre di chi non fa il proprio dovere, a tutti i livelli: lo sfaccendato, più o meno apparente. 

Se vogliamo essere più aulici, la responsabilità è sempre dell'egoismo, mascherato con  l'incompetenza o il desiderio puro di guadagno ad alti livelli; con l'opportunismo e la volontà di approfittare di ogni situazione; con il sofismo che riesce a elaborare mille giustificazioni per il mancato impegno quotidiano. 

Quelli che Sanno (e insegnano più o meno metaforicamente) e Quelli che Fanno: sempre lì siamo.

Non sei stato simpatica, mia cara, dice LA PAOLA. 

È possibile, ma sono dati sociali molto chiari. 

Poi c'è la nostra gaura, che, quando l'anno scorso l'ho menata che bisognava piantarla, il Vicinato ha fatto facce molto perplesse sulla scelta così esotica, certo che te le sogni di notte le robe : ma certo che dobbiamo metterla, dicevo io, è quello che ci vuole con questi climi, vuole poca acqua, resiste a tutto, pure a noi, vedrete.

E lei è diventata così tutto da sola, per cui quest'anno ne sono state piantate altre due. 

E io non ho proferito il glorioso Ve l'avevo detto: perché sono anatra, ma di nobile animo.

                                                                   




Buona Giornata. 

Angela

giovedì 21 maggio 2026

Giro che si chiude.

 Incrociamo le costellazioni: non è vero, non è così nobile il discorso. Le costellazioni ce la fanno senza la piccineria di una struttura amministrativa ridicola.

Il personale sanitario che servirebbe non c'è, è scritto da tutte le parti. Banalmente alla Famiglia Isterica in difficoltà assistenziale non è stato ancora trovato nessuno.

Dall'altra parte, c'è un sistema che ha necessità di avere persone che lavorano, e pagano tasse, per sopravvivere, e che quindi  tira fuori un discorso di occupazione che non è lavoro, perché il lavoro è qualcos'altro.

Un discorso di occupazione con tutto un apparato di formazione che serve semplicemente a mantenere se stesso dicendo che si fanno le cose. Il tutto però, senza investimenti veri, perché il lavoro è appunto qualcos'altro.

Poiché non è possibile infilare nel  corso di formazione di poche ore  dei professionisti di livello universitario, questo aspetto viene dedicato agli operatori socio sanitari. Che però, anche se il loro lavoro sembra di pochissima qualità, sono in realtà persone essenziali nell'assistenza: che devono avere un profilo professionale che comprende tutti gli aspetti, dalle competenze puramente tecniche a quelle emotive a quelle cognitive. Nessun aspetto può essere trascurato.

Quindi gli enti pubblici finanziano le agenzie di formazione perché sfornino in mille ore operatori sanitari, prendendoli delle liste di disoccupazione con il meccanismo che dicevamo ieri.

Adesso attenti: perché l'argomento è scivoloso, diventa facilissimo offendere qualcuno, cosa che in realtà non è intenzione di nessuno fare. Ma dobbiamo attenerci a certi fatti.

Certi fatti dicono che alcune professioni devono essere valutate per le competenze che dovrebbero avere, che vuol dire che appunto il professionista deve essere pagato il giusto, e che questo prevede assolutamente la verifica continua sulla prestazione effettivamente erogata. Ma se quella figura professionale invece non la considero come tale, la pesco dove capita, gli do pochi centesimi all'ora, non è che possiamo pretendere chissà che. L'unico che ci guadagna è appunto il sistema che c'è al di sotto di tutto.

Un'altra cosa da dire è che bisogna saper accettare è che a questo mondo  non tutti possiamo fare tutti i lavori.

Non si può.

Per competenze e predisposizioni.

Questo dovrebbe essere ancora più evidente dove si richiedono delle competenze a favore di fragilità, che magari non possono lamentarsi.

Quindi, il personale socio sanitario, con tutto il meccanismo della formazione e poi del reclutamento tramite l'appalto del subappalto e del subappalto, è carente non solo come numeri, ma come qualità del servizio offerto. Un po' perché quelli bravi hanno bisogno di sopravvivere e sono demotivati e se ne vanno. Un po' perché quelli che restano sinceramente non sono bravi. 

Non mi sembra di averlo detto offendendo qualcuno, però, ad un certo punto, pazienza. 

Facciamo così, se sono state dette delle cose cattive,  a rischio di oltraggiare determinate categorie sociali: otteniamoci ad un altro fatto: le situazioni in cui i disabili vengono maltrattati da chi li assiste sono tante, che sia perché non vengono curati a dovere o addirittura sottoposti a violenze di vario tipo. Direi che lì l'evidenza che il personale assistenziale non sia adeguato sotto tanti aspetti emerge senza possibilità di discussione.

Per altro com'è che si formano centinaia di figure, e poi non ci sono: già solo per quello qualcosa non torna.

Il fulcro sta nel fatto che in tutto ciò che è sanitario di investimenti non ce ne sono, e quelli che sono gli utenti finali sono sostanzialmente dimenticati. 

Ve lo avevo detto che tutto tornava. Era un lungo giro, ma si chiude.

Buona Giornata. 

Angela

mercoledì 20 maggio 2026

Sbavature.

 Andiamo avanti con il discorsone e entriamo in una categoria ariosa che apparentemente non c'entra niente: le politiche di reinserimento sociale della disoccupazione e i relativi supporti economici teoricamente temporanei.

Apparentemente.

La gestione di tale materia è relativa a istituzioni  altissime, poi ci sono differenze legate alla regione e ai territori, ma il succo cambia sempre poco.

Tiriamo però fuori un postulato, su cui appunto non torniamo più per definizione: la definizione di lavoro deve essere qualcosa di dignitoso, altrimenti non si chiama lavoro, può essere tante altre cose ma certamente non lavoro.

Le attuali politiche, di fronte all'evidente quanto negato tracollo,  partono dal presupposto che ci sono troppi pochi lavoratori per mandare avanti un sistema di non lavoratori, per tanti motivi, anagrafici o sociali, o sociopatici, e che bisogna reinserirli: e quindi c'è tutto il grande discorsone progettuale (sottolineiamo progettuale) dell'organizzazione dei corsi di formazione per i disoccupati contemporaneamente, oppure no, ai supporti economici più o meno temporanei: supporti da fame, per chi ha davvero fame, e fermiamoci qui. 

Tutto ciò è intersecato tra ministero e assessorati per le politiche sociali del lavoro, i centri per l'impiego, le agenzie di somministrazione, i servizi sociali, le agenzie o enti di formazione.

Non sempre i mix sono riusciti quanto il tiramisù e la ribollita e la bagna cauda, fidatevi. Talvolta sono solo insidiosi crocicchi.

Il risultato della zuppa in questione è che non funziona: ve lo può dire tranquillamente chiunque lavori in quell'ingranaggio lì con la mitica onestà intellettuale che nominiamo sempre come la chimera, e anche chiunque ci si sia trovato dentro come utente. Chi ha avuto la sventura di diventare disoccupato ha poi trovato lavoro, forse ed eventualmente, stante la definizione in alto, grazie a risorse personali di tutti i tipi che non sono state certamente quelle di quella formazione lì; se stato infilato in quel sistema, lo ha  poi comunque utilizzato  solo in un periodo limitato per la sopravvivenza.

Chi invece lavora nell'ingranaggio, a tutti i livelli, tira fuori i numeri che dimostrano come a tutto quell'impiccio di formazione non corrisponda un aumento delle figure professionali necessarie che continuano a mancare: i numeri che dimostrano ci sono, ma nulla cambia mai.

E qui diventa facile capire perché nulla cambia mai: perché tutto è gestito a progetto, quindi sappiamo già che significa l'incongruenza di organizzazione e di sistema fine a se stesso; tutto implica il mancato controllo sull'effettiva efficacia del sistema stesso; è un mondo in cui semplicemente qualcuno ci guadagna: chi propone e segue i progetti viene retribuito come ente, dimostrando di averli messi in pratica, disseminando e rendicontando, e dimostrando così la sua funzione in questo mondo;  chi offre formazione fa affaroni.

La chiave è sempre seguire i soldi per comprendere ogni dinamica sbavata.

A questo punto, vedete che ci arriviamo: è fondamentale vedere l'intersezione tra qual è la domanda sociale di figure professionali in determinati ambiti, e quanto si vuole investire in quelle figure lì ( solo numeri: quali sono le figure che mancano, quanto vogliamo pagarle, non andiamo oltre, è facile ). Dall'altra parte: quali sono i corsi finanziati dal sistema pubblico che le agenzie formative offrono alle persone che il sistema impone di infilare in quella formazione.

Pensate a quello che raccontavamo ieri, e, se  sentite un tonfo, sappiate che è l'asino che è cascato.  L'ho detto che era attinente. Non si risponde ai  bisogni di cura di base, quelli assistenziali, perchè mancano le figure professionali: però ne sforniamo a ciclo continuo in corsi da 1000 ore.

Non resta che tirare le somme. Domani.

Buona Giornata.

Angela