Non sappiamo mica se ce la stiamo cavando bene, non lo sappiamo.
Fabullo ha molti dolori, pensiamo addominali, diamo anche ibuprofene e tutto va un filo meglio, non siamo contenti di dare l'ibuprofene perché l'ultima volta che l'abbiamo somministrato in maniera sistematica per il ginocchio si è scatenato l'inferno con la peg; stiamo parlando adesso di dosi molto più basse, per carità, e necessarie, però siamo molto preoccupati.
Speriamo che con il passare dei giorni, l'antibiotico finito, la normalizzazione, qualcosa cambi, e che sia anche possibile togliere l'ossigeno: perché andava meglio, ma siamo tornati indietro proprio per il dolore.
Adesso vi racconto una storia di quelle del nostro Vicinato, una storia a cui tutti stiamo pensando senza proferire troppo i nostri pensieri, per il timore che il primo che lo dice è un babbeo.
Quando è cominciata questa sequenza di guai con Fabullo, a questo punto due settimane fa, ad un certo punto, la sera, siamo andati a chiudere lo scuretto della porta a vetri della sua camera, che dà sul giardino posteriore, quello della mimosa e delle ortensie.
E c'era lui, scusate la foto poco artistica ma non siamo volontariamente usciti per non disturbarlo e l'angolazione per riuscire a riprenderlo è scarsa.
C'era lui, Pip.
Posizionato lì, ad un paio di metri da Fabullo.
Era estremamente carino. Abbiamo cominciato a guardarlo ed è precisissimo, lo vediamo la sera dopo le 8, dopo le 4 del mattino non c'è più, viene a riposare, in un posto sicuramente molto protetto e sicuro.
E qui cominciano i discorsi con il Vicinato, con blocco immediato dei passi quando tutta la storia viene sviscerata, braccia conserte per pensare meglio, schiene appoggiati al muro, per terra si posano borse di cuoio assai professionali, secchi di vario tipo, ceste, pedali che non pedalano, sguardi pensierosi e lontani.
Il punto è: è comparso solo adesso, ma magari non l'avevamo visto. Sì, magari non l'avevamo visto ma noi quel gesto lì lo facciamo tutti i giorni, e anche quella sera, la prima, abbiamo guardato fuori per caso, ma guardiamo sempre fuori per caso.
E poi succede questo, che ci rende mutangheri, direbbe Montalbano: una delle sfeere peggiori, abbiamo realizzato che non l'avremmo messo nel suo letto Fabullo, perché c'erano troppe cose da fare, troppo urgenti, l'assistenza era troppo intensa, non c'era quel tempo lì di spostare bombole e cavi e tutto.
Lo abbiamo deciso, e poi dopo le 8 siamo andati a guardare fuori, perché gli scuretti li abbiamo chiusi comunque: e Pip non c'era e non è arrivato.
La sera dopo abbiamo rimesso Fabullo nel suo letto e Pip era lì che lo aspettava.
Quindi stiamo tutti zitti, e ci atteniamo, come al solito, ai fatti. Prendiamo atto.
Amici Amatissimi, se voi sapete chi è Pip, ditegli di continuare così.
E se sapete a chi chiedere, astenersi perditempo, chiedete che Fabullo non abbia così male e che continui a fare la pipì da solo.
Buona Giornata.
Angela

