Ieri siamo stati attenti alle PEC e alla posta per la Onlus per vedere se c'erano novità: l'obiettivo è arrivare a giovedì senza dover più scrivere papiri su papiri su papiri, anche perché quelli non sono mica quelli che passano alla storia come la Stele di Rosetta, fidatevi.
Per cui nulla è arrivato e la giornata è stata strutturata in base ai piani di moderata emergenza che si programmano in queste situazioni, ovvero: siccome qualcosa può accadere, e noi poi rimaniamo presi in maniera impattante sulla nostra vita, ieri è stato portato avanti tutto ciò che era rimasto indietro. La moderata emergenza, che non so quale colore potrebbe avere, nasce anche dal fatto che le temperature si stanno facendo intense, in casa abbiamo 25 gradi, ma si sente che qualcosa cambia, e Fabullo già vomita di più.
Spedita la rendicontazione progettuale che ci serve, scusandomi anche con le progettiste perché era tutta pronta e già programmata come orario nelle mail, e ho dimenticato un'intera cartella di fatture: ho proprio spiegato che sono una deficiente, così.
Poi sono state gestite mille lavatrici.
La cena era pronta per tre giorni alle 8:30 del mattino, sapendo che tre giorni sono comunque pochi, ma beati i sempre brillantoni.
Siamo andati avanti negli ordini dei farmaci per evitare l'affanno dell'istante in cui mancano.
Sono state riordinate intere ceste di bucato, ma non tutte.
Sono stati portati dentro dal garage tutti gli impicci che possono servire per un po' di giorni, traverse, sacche, tutto in modo da non dover poi correre a prenderli quando servono al volo.
Varie ed eventuali.
Diciamo che è il piano da protezione civile che si struttura in attesa di della piena: ovviamente auspicando che la piena passi senza toccarci.
Ovviamente chi diventa pazzo perché gli spostano di un'ora la lezione di giapponese antico, e quindi si sovrappone a quella di scultura dei buccheri, chiama questo ritmo ansia. Noi lo definiamo realismo.
Buona Giornata.
Angela
