venerdì 11 settembre 2026

Tra saggezza e bite.

Si, sta lì la saggezza:  pensare a quanto siano importanti gli incontri, anche quelli che veramente sono la cosa più inaspettata della galassia, siano essi la pioggia o persone con cui mai avremmo pensato di parlare. Qualunque sia il motivo, la causa determinante, la non causa, chi lo sa, qualche volta in questa vita serve un po' di fiato.

Ecco qual è, forse, la morale di tante cose, e beati quelli più intelligenti di noi che sanno sempre tutte le risposte.

In quei giorni lì l'altra questione era tutto il cinematografo legato alla lussazione delle mandibole, per cui siamo arrivati a risolverne una bella parte con l'osteopatia ma rimaneva il dolore a sinistra dentro l'orecchio che ha reso veramente difficile mangiare e dormire.

Se non altro in montagna si poteva pensare di mangiare roba cucinata, il punto era al limite cucinarla.

Al ritorno abbiamo finalmente sentito lo studio dentistico, dove non mi vedevano da decenni per ragioni facilmente comprensibili e dove ci vogliono bene. Hanno ascoltato tutta la storia e guardato la risonanza,  avevano scritto in fronte, tra la cuffia e la mascherina,  che potevo aspettare ancora un po' ma non l'hanno detto, per la ragione di cui sopra, che ci vogliono bene.

Quindi, allo stato attuale ho un bite da una settimana,  che da due notti riesco ad utilizzare per un numero di ore  importante, e che fin dai primi giorni comunque ha dato immediati i risultati sul movimento;  rimaneva il grande dolore a sinistra. Ho fatto una seduta di agopuntura, sempre allo studio,  perché i farmaci non funzionano e anche il Medico Santo Subito ha detto che bisognava provare  prima di passare a cose più cruente: tra quello e l'utilizzo del bite in modo molto prolungato mi sembra che vada un filo meglio. Per il momento serve sempre il cucchiaino e non si può passare alla Forchetta, il pane resta un miraggio, ma ci sono dei momenti di pausa dal dolore, che prima non c'erano.

È bello stare meglio, tutto lì. Permette di essere un po' meno stanchi.

Buona Giornata.

Angela

giovedì 10 settembre 2026

La storia.

 Vi racconto ancora una roba bella, proprio nel capitolo bellezza di per sé e cose diverse dal solito. Perché sembra solo poesia fine a se stessa e sofismo individualista, ma in realtà fa parte della vita di Fabullo.

Poiché finalmente qui è arrivata la pioggia dopo questi giorni nuovamente feroci, vi racconto che i primi giorni cupi e senza sbocco apparente in montagna hanno però avuto anche lì la benedizione dell'acqua, in qualche momento, che non vedevamo da settimane, che sembrava un miracolo dopo i lunghi giorni senza aria in casa e brucianti fuori. In uno di quei giorni sono appunto uscita  arrancando e piangendo e attraversando il Villaggio per andare nel bosco, con il groppo al cuore della pipì che sembrava non arrivare.

Poi Paulo Aimo Operativo mi ha comunicato che era tutto a posto, pipì più del Chisone e lavatrice già attaccata.  E in quel momento il cielo, che non era azzurrissimo si è chiuso e ha cominciato a gocciolare: Paulo Aimo Operativo mi ha allora  detto che Fabullo era lì che ascoltava la musica della pioggia. Io ero lì che la vedevo e mi sono messa sotto un pino, era incredibile non avere caldo, essere bagnati, sentire quel profumo.

Metaforicamente il cuore si lavava da tutto, e la pipì era fatta a litri.

Ascoltavo i tuoni in distanza perché per fortuna il temporale non era sulla mia testa, il pino era un grande e generoso ombrello.

Poi però il tintinnio è diventato uno scroscio, non pericoloso, ma quell'ombrello lì non bastava, e neanche quello di fianco, e neanche quello di fianco ancora, per cui è stata necessaria una bella prestazione atletica per tornare, tenendo conto che avanzando non mi ero comunque allontanata molto in quanto arrancante.

Quindi sono rientrata nel Villaggio, percorso una scaletta ripida, arrivata nella piazzetta della fontana in alto, una bella fontana di quelle antiche ed esagonali con i bracci di ferro battuto i fiori.  E c'è un prete , proprio vestito da funzione con un'ampolla che stava riempiendo.

Il mio primo pensiero è stato che cosa Accidenti ci faceva un prete lì, c'è una chiesetta di culto cattolico nel Villaggio, in cui viene detta una messa la domenica pomeriggio e basta, Non mi era mai capitato di incontrare il sacerdote vestito di tutto punto, peraltro alla fontana; l'altro pensiero brillante è che mi sono chiesta se le ampolle si riempiono alla fontana, ma poi ho lasciato perdere.

Per cui c'era la scena del prete che si volta e mi vede senza senza fiato per la corsa, in cima ad una scala ripida, bagnata come non mai, con gli occhi ancora gonfi per i precedenti pianti convulsi . Non si è spaventato e non ha chiamato la neuro.

E mi dice: Ciao, che bello la pioggia, quanto ci è mancata. Io mi avvicino, secondo me ha pensato che fossi completamente matta, ma probabilmente non pericolosa perchè è stato tranquillo e gli ho detto: Senta  (stavamo in un villaggio di forse dieci residenti, in mezzo alle montagne, con nessuno intorno a noi in quell'istante, qualunque cosa dicessi educatamente secondo me andava bene. Peraltro la faccia da fulminata salvava tutto).

Il mio pensiero è stato che quel giorno lì le cose stavano andando per versi incontrollabili e andava bene così perché andavano bene.

E quindi :

Senta, preghi Lei per mio figlio perché io non ce la faccio più.

Così, senza spiegazioni.

Lui è stato zitto e poi mi ha detto che dovevo stare tranquilla e lo avrebbe fatto ora perché stava per dire la messa per gli scout.

Spiegazione del mistero dell'apparizione lì, in effetti c'era il campo lungo il torrente.

E bon, Fabullo aveva fatto la pipì, aveva ascoltato la pioggia, io l'avevo presa in testa ed era bellissimo,  eravamo più tranquilli perché anche quel giorno l'avevamo sfangata, poi è tornato il sole e siamo usciti.

Secondo me è una bella storia fabullica.

Qui il gastroprotettore ha fatto veramente effetto, ci sono ancora delle nausee e dei conati ma va tutto meglio, è stato visitato e l'aspetto della fatica respiratoria da malessere è rientrato.

Buona Giornata.

Angela

mercoledì 9 settembre 2026

Buone notizie in altitudine.

 Poi tra le preoccupazioni multiple sono arrivate delle notizie che non erano dipendenti dal posto in cui ci trovavamo, ma hanno alleggerito non poco la situazione. E hanno reso il luogo ancora più caro, perchè i ricordi degli avvenimenti hanno un significato nella luce che si dà alle esperienze.

Perché uno dei problemi era che dovevamo rendicontare un progetto della Onlus che richiedeva ancora una spesa di duemila euro che non erano proprio semplici da tirar fuori così: e una delle notti più fonde,  prima dell'alba, è apparsa la notizia che erano arrivati €6000 ,che avevamo anticipato da un'altra progettualità e che sc avevano finalmente rimborsato. Alto che sospiro di sollievo, roba da ballare 24 ore di seguito ad averne avuto il tempo.

E pochi giorni dopo è arrivato il 5 per mille, quello su cui non contavamo perché c'è stata la sovrapposizione dell'iscrizione al terzo settore, avvenuta in ritardo rispetto alla pubblicazione delle cifre erogate perché l'ufficio regionale aveva comunque risposto in ritardo rispetto ai tempi stabiliti dalla legge, perchè hanno avuto troppe richieste. Quindi noi contavamo che questo benedetto 5 per mille lo avremmo preso se andava bene a dicembre, e eventualmente addirittura il prossimo anno.

E invece è arrivato ed è stata una notiziona di Ferragosto.

Anche perché sono stati 9670 euro, fatto mai accaduto, che ci mette in discreta sicurezza per il prossimo anno, quando non abbiamo nessuna progettualità stanziata in questo momento.

E qui, Amici Amatissimi più di 9000 volte grazie perché per almeno 8.999€ il merito è tutto vostro.

Vi abbraccio fortissimo. 

Qui, dopo l'altra notte  di grandissimi dolori e pianti continui e vomiti e necessità di fisioterapia respiratoria notturna, stavolta è andata meglio, Probabilmente il nuovo gastroprotettore sta funzionando di più. E adesso però speriamo che passi, perché è tutto molto faticoso e anche molto delicato.

Signora mia, è perché lei non gli dà le tisane allo zenzero e limone. 

Certo. E le Alte Sfere non mi danno abbastanza pazienza per sopportare Quelli Che Sanno.

Buona Giornata

Angela

martedì 8 settembre 2026

La bellezza dove c'è.

 


L'altra cosa bella del Villaggio Incantato e della vacanza in sé è la bellezza. 

La bellezza del posto, dell'aria, dei colori, dei fiori, delle persone, delle vecchie stradine e delle vecchie case, dei cieli. 

E c'è la bellezza del fare delle cose che normalmente non si fanno, per normalmente si intende la quotidianità specifica di ciascuno, dite a Quelli Che Sanno che non ho pazienza e che se mi vengono a dire che tutti i derivati della parola normalità non vanno usati potrei diventare molto scostante. 

È chiaro che per mantenere un equilibrio è buono e giusto cercare la bellezza in tutto quello che si può, anche se ogni tanto è un po' difficile, nella quotidianità specifica in oggetto. Però bisogna proprio farlo, senza stare a menarla col bicchiere mezzo pieno. 

Ma è altrettanto innegabile che fare cose nuove, per quanto piccole, per quanto apparentemente scontate, sia qualcosa che fa bene alla mente e all'anima: il rifiutarlo come principio diventa un segno di profondo sconforto e di abissale paura che richiede un'analisi che non possiamo  fare noi, serve uno molto bravo. 

Per dirvi che le cose belle, e diverse,  sono state per esempio andare a fare la spesa tutti i giorni a piedi con la borsa, fino alla statale attraversando il torrente, 5 minuti a piedi in salita, qualche volta anche con Fabullo che poi si fermava lì al parcheggio a vedere camper roulotte camion draghe e tutto quello che passava. Ovviamente la spesa in una bottega implicava tutta quella serie di parole e discorsi e battute e risate che servono come ricetta in questo mondo, e beati noi che possiamo assaporarla almeno ogni tanto, quella ricetta. 

La bellezza stava nel fare qualche passeggiata, sicuramente breve per quello che consiglierebbe il medico, ma sempre di più di quelle che non facciamo, mezz'ora è un regalo immenso. 

È bello sentire le gambe che si muovono e i piedi che si appoggiano, attenzione a non pensare a chi non può farlo, procedi a passi lunghi e ben distesi, àndi (definizione del profondo nord ovest) e camminare. 

E ad esempio la bellezza sta anche nei cieli che si vedono, che non è mica scontato dovendo sempre trascorrere un tempo molto molto lungo in casa. 

Quando ho smesso di piangere in maniera permanente ho cominciato a farle le passeggiate, e uscivo anche dal bosco, per arrivare al villaggio di sotto, e c'è un punto spettacolare in cui tutto si apre, con le montagne e Fenestrelle e il colle dell'assietta, che respiro. I cieli ampi e profondi. 

È bello parlare delle cose belle, anche perché qui si continua a vomitare, ginnastica respiratoria anche la notte, da ieri sera abbiamo cominciato un nuovo gastroprotettore e che le Alte Sfere ce la mandino molto buona, molto. 

Buona Giornata. 

Angela

lunedì 7 settembre 2026

Anche loro.

 La seconda cosa bella, ovviamente non in ordine di importanza, è solo che da qualche parte bisogna partire andare avanti e finire, con buona pace di ogni eventuale inconcludente pensiero metodologico, sono gli Amici Amatissimi del Villaggio Incantato. 

Sono Amatissimi come quelli che ci circondano a casa e come voi sul blog, che ci vogliono bene guardandoci in faccia senza farsi troppe domande. Sono Amici Amatissimi che non penserebbero  mai e poi mai che ne abbiamo sempre una, che se ogni giorno abbiamo un problema deve essere perché ce lo cerchiamo, perché altrimenti è impossibile che esistano situazioni così. 

Semplicemente aprivano la porta della casa per salutarci, per portarci da mangiare, si sedevano con noi sulle panchine per chiacchierare, e non importava se noi avevamo la faccia triste, o sfatta;  a loro non dava fastidio e peraltro non rovinava loro  la giornata, che è sempre un po' il timore di chi non sa affrontare le cose brutte degli altri, adducendo così filosofiche elucubrazioni sulla necessità di stare lontani continuamente da ciò che potrebbe succedere a chiunque. 

Non abbiamo potuto partecipare a chissà quali eventi, ma i minuti, i quarti d'ora, le mezz'ore, passati con gli Amici Amatissimi a ridere sono stati preziosissimi. Ma proprio ridere, di cuore, partendo da qualunque discorso; e poi a parlare di tutto, mica solo dei nostri problemi, di quello che ci sta intorno, di come va il mondo, della montagna, dalla progettualità sulla montagna che ha sempre spesso un secondo fine, esattamente come ogni progettualità, dei fiori e dell'arte. Abbiamo fatto la coda per comprare il formaggio dal povero pastore, che non è povero, e che arriva con un furgone che suona come una mucca e si sente a distanza: abbiamo fatto la coda felici di fare la coda di un tempo imprecisato perché è ovviamente l'ennesimo modo per chiacchierare. 

Il giorno di Ferragosto c'è stata il pranzo, anche per sostenere le attività culturali del Villaggio, e noi chiaramente non potevamo essere presenti anche se era lì fuori. 

Poco dopo l'alba avevamo già mille piatti per noi in casa che non potevamo uscire al momento giusto. All'ora del dolce eravamo seduti con Fabullo a prendere il fresco fuori e le ceste che passavano per arrivare alla tavolata si fermavano prima da noi. 

Li avrei abbracciati sempre tutti. Anche loro.  Fabullo è sempre così felice di vederli. 

Qui era finito il capitolo ossigeno e da circa una settimana sono incominciati i conati di vomito di origine sconosciuta. Da venerdì prendiamo l'antimicotico. Per adesso le cose che vanno meglio non abitano qui. Ieri non sapevamo se piangere o urlare. Però urlare richiede troppa fatica.

Buona Giornata. 

Angela

venerdì 4 settembre 2026

Il Peppione.

 E adesso parliamo delle cose belle del Villaggio Incantato.

La prima cosa bella, punto cardine,  è stato l'andarci: non solo perché sarebbe innegabilmente stato peggio stare qui, è assodato; ma bisogna saper andare oltre nei pensieri, il vedere solamente esclusivamente e principalmente il meno peggio dopo un po' diventa un alibi malato, la famosa teoria del bicchiere mezzo pieno da spaccare in fronte. Qualcosa che non fa bene, sempre dare il nome giusto alle cose.

Le cose belle per quello che sono vanno celebrate.

Ed è stato bellissimo essere lì: prima di tutto perché ci ha concesso di stare all'aria aperta, che è uno dei primi cardini della buona salute per tutti e sotto tutti gli aspetti. Era possibile, ovviamente, prima di tutto per la temperatura, che fin dalla prima boccata è stata rigenerante. Non c'era l'aria rovente che entrava nei polmoni, c'era sempre un venticello delizioso che sembrava uscito dal paese delle favole dopo tutto quello che abbiamo passato con le temperature vulcaniche, veramente sembrava la benedizione. Fabullo se l'è  goduta, perché ogni singolo giorno, anche in quelli peggiori, è stato fuori per più di due ore per volta sia la mattina che il pomeriggio. In qualunque istante riuscissimo logisticamente a farlo uscire, lì funzionava: anche a mezzogiorno se era pronto a mezzogiorno, bastava stare all'ombra e tutto andava bene.

Noi magari eravamo seduti sulle panchine tra i fiori appoggiati ai vecchi muri con delle facce da spettri, ma eravamo fuori a respirare e a non essere divorati dalle zanzare che neanche nelle paludi.

Ecco qui Fabullo che apparentemente fa il peppione, forse più che apparentemente, ma formalmente sta partecipando alla riunione dell'associazione che si occupa di tenere bello il villaggio incantato.

Lui c'era, con la bombola di ossigeno posteggiata lì, ma c'era ed era felice. Si è goduto ogni istante di luce di cielo e di aria. 



Anche noi. È stato innegabilmente più faticoso di qualunque uscita di casa che noi ricordiamo, ma siamo stati così contenti lo stesso. 

Ecco: non sempre, per intervalli che non bisogna conteggiarli nella loro lunghezza perché altrimenti il bilancio non tornerebbe mai, sarebbe un budget da non presentare a nessuno; ma in quegli istanti lì siamo stati pieni di contentezza

Buona Giornata. 


giovedì 3 settembre 2026

La finiamo lì.

 Da quel momento in poi è stato evidente che il giro dei liquidi stava funzionando: come sempre aveva ragione la Palliativista Santa Subito, il grande caldo degli ultimi giorni a casa lo aveva disidratato e dovevamo ritrovare la quadra, aumentando i liquidi, diminuendo la sudorazione, e la montagna da questo punto di vista funzionava benissimo. 

Nei giorni gli intervalli in cui faceva la pipì erano sempre più regolari e noi pian piano sorridevamo, io piangevo sempre meno, percorrevo la stradina fino al villaggio di sotto per intero, uscendo anche dal bosco, senza lacrime. La piaga che stavamo curando all'interno del gomito, ancora dall'ospedale, è passata subito con  quelle buone temperature. 

A questo punto però c'era l'ossigeno: eravamo saliti che non serviva più, lo avevamo tenuto perché l'affanno per il dolore era troppo, però continuava a servire. Ci chiedevamo anche se fosse una paturnia nostra, forse dovevamo semplicemente smettere di monitorare. 

Ma la verità era che l'affanno era tanto, le paturnie sono un'altra cosa, le teorie del "vedi le cose di cui hai paura perché esistono solo nella tua mente"  possono sicuramente funzionare in determinate situazioni in cui bisogna darsi una mossa; ma non era quella lì la congiuntura da prendere in considerazione. 

L'ossigeno serviva e basta. 

Anche perché se non glielo avessimo dato sicuramente qualcosa si sarebbe fermato, e un'infezione sarebbe arrivata: ci sembrava ragionevole che non avesse un focolaio perché andava non bene, ma neanche così male, nello stesso tempo però le antenne sono state all'erta, che voleva dire che stavamo attentissimi a tenerlo seduto tutte le volte possibili e immaginabili, senza tregua; e di notte stavamo con le orecchie aperte in permanenza. 

Quindi, sì, abbiamo sempre girato con la bombola di ossigeno a spalle. Un giorno l'abbiamo anche riempita troppo, che vuol dire come sarebbe da riempire regolarmente, e per fare 5 metri in salita abbiamo pensato che quell'ossigeno lì forse lo dovevamo prendere noi. 

A questo punto è arrivato il giorno della partenza, sempre con l'ossigeno, io ho pianto per tutto il viaggio tanto per portarmi sempre avanti. 

Siamo arrivati a casa e il caldo era nuovamente feroce; speravamo che questo discorso respiratorio fosse legato all'altezza, ed era probabilmente così: e quindi arrivati giù si sarebbe risolto tutto. Non si è risolto tutto, se non dopo dieci giorni. La palliativista  lo ha visitato e ha confermato che avevamo fatto tutto bene,, i focolai non c'erano. L'ossigeno serviva e basta. 

Così abbiamo ricominciato con la fisioterapia a manetta, metti su e metti giù per farlo respirare bene, i sensori che suonavano che li avrei presi a martellate, le orecchie sempre aperte. ce l'abbiamo fatta dopo 10 giorni. Chissà se il problema era l'altezza, che ci serviva ed era necessaria per le temperature ma 1500 metri per Fabio si confermano tanti e quindi dobbiamo sapere che è così e basta, e poi quando siamo scesi giù faceva troppo caldo. Oppure, sempre partendo dall'assunto che 1500 metri hanno un loro impatto, Fabio è peggiorato dalla polmonite di giugno e quindi ritrovare la quadra ha richiesto più tempo degli altri anni. 

Ma tutto questo è per dirvi che oggi abbiamo concluso le puntate delle cose brutte. 

Buona Giornata. 

Angela