mercoledì 18 febbraio 2026

Arancioni.

 Per farvi un esempio di quanto si continui comunque a camminare nonostante tutti i pasticci, i dubbi, gli impicci, e anche un po' le angosce legate alla fiscalità di questo nuovo terzo settore, in attesa di risposte molto flemmatiche.

Dallo scorso anno l'Associazione struttura periodicamente le visite dell'equipe riabilitativa con la partecipazione di un fisiatra da poco andato in pensione, che è un grande riferimento per tutto il territorio: è veramente un onore che abbia accettato, per le sue competenze. È un grande servizio che viene offerto alle famiglie, e un servizio che si amplifica nel fatto che i terapisti, grazie a queste valutazioni di equipe, possono imparare sempre di più e quindi supportare meglio l'evoluzione dei bambini; oltre ovviamente a sciogliere eventuali dubbi sugli obiettivi da raggiungere e sulle problematiche a cui prestare particolare attenzione.

La cosa bellissima è che il dottore ci sta veramente mettendo un entusiasmo che ci gratifica e commuove, al punto che ha coinvolto una specialista in scoliosi, una dei più grandi nomi del nord Italia, e sta cercando di portarla in associazione a fare una giornata di valutazione sulle scoliosi, e la dottoressa sembra molto contenta all'idea.

Significa evitare alle famiglie trasferimenti, code, liste d'attesa, guai di posteggio banalmente.

Ci sentiamo un po' orgogliosi.

Detto questo, consuetamente e tritamente,  cerchiamo i soldi. Ma almeno sappiamo che ne vale veramente la pena.

Ieri qui al sole è veramente scoppiata la Primavera, come lo scarlo di carnevale che brucia l'inverno.

Sicuramente avremo ancora giorni grigi, ma è evidente che la luce ormai è tanta. Con il sole ieri hanno fatto la comparsa una tipologia di cimici mai viste, grandi, arancioni fosforescenti come le calze che avevo in piedi io. 

Con il Vicinato abbiamo già ovviamente silenziosamente immaginato l'arrivo di tutte le tipologie orientali che mangiano frutti e boccioli, zanzare, lepidotteri, abbiamo alzato gli occhi agli scaffali  a guardare tutto ciò che ci siamo preoccupati per la lotta biologica di non si sa bene che cosa, visto che ogni momento appare qualcosa di nuovo; e ci siamo anche chiesti, questa volta ad alta voce, se la colpa sia appunto delle mie calze; e quindi basta togliere quelle e tutto si risolve. Mah. Ma sono dei Pokemon? eh sì. Vabbè, ma i Pokemon dopo i 25 anni per forza attirano qualunque piaga infestante per aria e per terra, anche tu, sveglia sei. Certo che siete sempre polemici. 

Scuotimenti di capo.

Buona Giornata. 

Angela

martedì 17 febbraio 2026

Il diritto e il rovescio.

 Alcuni enti locali , tra cui grandi comuni del nord-ovest, sono stati condannati dal tribunale a risarcire le famiglie dei disabili, perché avevano imposto al disabile stesso il pagamento di una larga quota per la permanenza in istituto.

Attenzione: non stiamo parlando della casa di riposo, che già è un argomento veramente indegno nella sua gestione all'interno delle politiche sociali. Parliamo degli istituti in cui vengono ricoverati i disabili giovani, magari per moltissimi anni, quando nessuno riesce più ad occuparsi di loro.

Con tutti gli annessi e connessi di un disabile giovane, in una grande percentuale che lo è dalla nascita, a livello economico, che ben conosciamo.

Sostanzialmente alcuni enti locali hanno formulato un regolamento, per cui la quota di competenza della persona stessa viene calcolata inserendo anche dei parametri che non possono essere nell'isee perché non costituiscono reddito, cioè la pensione di invalidità e l'accompagnamento.

La legge parla molto chiaro a tale proposito: tali fondi, chiamiamoli così per capirci, ma ricordiamoci che sono quattro soldi, non possono costituire reddito, perché si tratta di persone che non possono avere un reddito acquisito autonomamente.

La stessa legge dice appunto che per determinare il contributo per l'istituto bisogna valutare solo l'ISEE.

Alcune famiglie dei disabili hanno fatto ricorso ai regolamenti degli enti pubblici e gli stessi enti pubblici sono stati pesantemente condannati.

Quei soldini, che sono appunto pochi spiccioli nella vita di un disabile, devono servire al disabile stesso per tutte le spese che esulano dalla permanenza in struttura: tutte le attività sportive adattate, per esempio; le attività educative; tutto ciò che non è compreso all'interno dell'offerta della struttura stessa, e tantissimo non è compreso, inclusi moltissimi farmaci che non rientrano nel nomenclatore.

Dove sta ovviamente il problema: che i disabili ricevono nel corso della loro vita veramente un supporto che non garantisce la sopravvivenza in modo autonomo, viste le necessità assistenziali; e, dall'altra parte, che gli enti locali non ricevono fondi che mancano per una politica  locali non ricevono fondi che socio assistenziale che non esiste.

Quindi è ovvio che gli enti locali si trovino a formulare dei regolamenti che sono in realtà illegali, perché non hanno altrimenti i soldi.

Quindi la risposta doveva essere: certo che noi enti locali abbiamo commesso un grosso errore, certo che questi disabili hanno il diritto di essere risarciti perché sono poveri, ma è altrettanto certo che noi enti locali stessi non abbiamo i soldi per pagare le rette e diteci cosa dobbiamo fare.

Il problema è che la risposta non è stata questa.

Le istituzioni in modo molto chiaro hanno detto che è la legge che va variata, per far sì che il regolamenti diventino non illegali: cioè è il disabile che deve pagare, e non l'ente locale che deve ricevere più fondi. È stato anche aggiunto che si spera che non tutti i disabili facciano ricorso perché altrimenti sarebbe un grosso problema. Frittata rovesciata magistralmente, senza farla finire nel lavandino.

Ecco: sarebbe bello che queste parole fossero una provocazione per scuotere la politica che sta al di sopra degli enti locali stessi. Sinceramente, però, ascoltandole ci è sembrato di percepire una grande convinzione nel fatto che i disabili abbiano un reddito in realtà altissimo non dichiarato nell'isee proprio perché la pensione e l'accompagnamento non emergono, e quindi sono ricchi e possono fare un sacco di cose. 

Permettete a noi la provocazione: un'istituzione che dice questo si mette al livello del nullafacente che cerca di rubare la pensione e l'accompagnamento per non lavorare un giorno nella vita, sentendosi così furbo; e percependosi anche ricco: e giustamente quel furbo lì è ricco, perchè prende dei soldini senza avere i bisogni effettivi dei disabili veri, per cui quei soldini invece non sono nulla.

D'altra parte a noi è capitato spesso di parlare con la quint'essenza di Quelli Che Sanno, e cioè con chi si occupa appunto di politiche sociali, e ci è proprio sembrato di non abitare lo stesso pianeta. Però sappiamo tutti molto bene che la Fondazione Galattica è immensa, per carità: quindi forse c'è posto per tutti, peccato che magari sarebbe meglio rivedere un pochino gli altri vertici.

Buona Giornata. 

Angela

lunedì 16 febbraio 2026

La burocrazia straordinaria.

 La mitologica iscrizione al glorioso registro del terzo settore è stata ultimata, nel senso che ho inserito il famoso codice acquisito con executive decision,  riguardato tutto ciò che avevo già fatto, controllato che gli allegati fossero nel formato giusto e fatto in via.

Poiché è una piattaforma pubblica, si è automaticamente generato il relativo modulo di ricevuta che è stato firmato elettronicamente .cades e ricaricato.

La procedura va quindi verificata per avere l'approvazione: teoricamente non dovrebbero esserci attuali motivi perché l'iscrizione venga rifiutata, salvo poi controlli molto più dettagliati nel corso del triennio, almeno così dicono le informazioni elette.

In pratica: finché non vediamo la scritta che la procedura è stata accettata, sulle spine un poco siamo, anche perché se così non fosse, sarebbe durissima  capire il perché, perché non si può immaginare che le cose siano chiare. Vorrebbe dire dedicare ancora e ancora tempo. Ma proviamo a non spingerci oltre con i pensieri, che in questo caso è quanto mai un'operazione del tutto inutile, perché tanto quello che si poteva fare è stato fatto, secondo noi bene; e non è pensandoci che possiamo cambiare le cose. Non serve stare seduti sul mitico taburetto ad attendere chissà che cosa intanto che la vita passa, per intenderci.

Quindi procediamo con tutte le varie adempienze burocratiche, tipo le rendicontazioni, che vengono fatte in frazioni di secondo liberi e attendiamo e basta. Attendiamo anche il mitico pin personale, con la passuòrd personale, che ci permette di usare purtuttavia e conciossiacosacchè il pin della onlus (che non si può più dire in quanto categoria abolita) che al mercato mio padre comprò.

Diciamo che auguriamo a tutta questa spettacolare, ferraginosa, irrecuperabile e improduttiva normativa  la benedizione delle Alte Sfere. Perché i nostri pensieri, invece, in quella direzione benedicente non ci vanno proprio. 

Buona Giornata.

Angela

venerdì 13 febbraio 2026

Attenzione prego, inutilmente.

 Amiamo le sfumature, come tutti coloro che stanno in equilibrio sulla vita e nella vita. Lasciamo agli altri le certezze della nettezza cromatica, della disperazione precisa che poi lascia seduti sul taburetto.

Adesso esagero, già che ci sono: pure il sole che sale e scende, spettacolo più bello e gratuito del mondo, è così cangiante.

Quindi di base verrà inviata l'iscrizione con quel codice lì e che le Alte Sfere benedicano tutti quanti. A meno che ovviamente non ci diano certezze assolute e dogmatiche in tempi molto brevi.

Ma intanto ieri c'è stato un attimo di esaltazione, durato un frammento infinitesimo.

 L'esaltazione è stata protratta per il tempo dell'apertura di una busta, quello di sedersi al computer perché tutto sommato la busta suddetta è arrivata anche in un attimo relativamente tranquillo, un paio di tentativi, la comprensione che non era un miracolo.

Diciamo 10 minuti proprio per essere ottimisti. E poi siamo tornati con i piedi nella burocrazia più bieca.

Perché ieri, udite udite, è arrivato il mitico pin per operare per la onlus.

C'era una bella letterina in cui spiegava che lì sotto c'erano i pin e la password da usare al primo accesso e poi cambiare, ma questa password temporanea andava comunque tenuta tanto cara, perché sarebbe stata necessaria in caso di smarrimento della password poi inserita per chiederne un'altra.

Per favore state attenti sapendo già che non capirete, ma voi state attenti lo stesso.

Dove c'era la parte riservata ai codici, la password non c'era, solo il pin. Nelle righe piccole c'era scritto che la password per gli enti non veniva fornita perché il rappresentante legale deve utilizzare la sua password personale. Perché la password viene data solo alle persone fisiche che inseriscono appunto questo dato, con il pin dell'ente che rappresentano.

Non perdetevi, state sempre attenti.

Ovviamente io non avevo una password personale bensì un pin personale.

E quindi con la Ragazza Comitatesca che mi supporta e sopporta stavamo cercando di capire com'era possibile che mi avessero dato un pin senza fare tutto il cine di mandarmi a casa la lettera con anche la password. Allora forse avevo la password senza cognizione.

Ho fatto 1000 tentativi, perché il sito è qualcosa che può essere solamente concepito da una mente malata all'ultimo stadio, ed è venuto fuori che il pin in questione era esattamente quello che avevo io, ma la password non c'era per davvero. Allora ho nuovamente fatto la procedura di richiesta ed è venuto fuori che mi manderanno a casa la stessa letterina che mi hanno mandato per la onlus, quindi tra 15-20 giorni, con il pin che però io ho già, e anche la password.

Ad averlo saputo prima, peraltro.

Poi però continua a non essere chiaro perché per la onlus non ci abbiano dato il pin subito e per me medesima sì.

Dopo un paio d'ore di elucubrazioni, all'interno delle quali però mi occupavo anche di Fabio, siamo giunti alla seguente conclusione.

Che la procedura che serve a me per entrare nel cassetto fiscale della onlus e vedere eventuali codici che tanto non ci saranno, perché quello che c'è lo sappiamo già, e quindi non importa, ma ci teniamo questa possibilità per il futuro), è una procedura che fa parte di fisco online dell'agenzia delle entrate. Il pin personale a me l’ha concesso solamente l'agenzia delle entrate non nella sua sublimazione fisica e spirituale di fisco online. Quindi: adesso fisco online, che è sempre l'agenzia delle entrate ma non parla con l'agenzia delle entrate, mi manderà a casa il pin che io ho già con insieme anche la password.

Con quella password e il pin della onlus, passando da fisconline dell'agenzia delle entrate, e non dall'agenzia delle entrate, perché sono fratelli di sangue ma si odiano, forse arriverò al cassetto fiscale.

Se non avete capito non importa, siamo in buona compagnia.

A questo punto abbiamo ribadito nel nostro pensiero che utilizzeremo il codice che forse ha delle sfumature, altrimenti non ne usciamo vivi.

Buona Giornata.

Angela

 

giovedì 12 febbraio 2026

Pensavamo.

 Ieri le teste pensanti della Onlus, che detta così sembrano una congrega da Premio Nobel e invece siamo noi poveracci che cerchiamo di congetturare il modo per mandare avanti qualcosa che può aiutare le famiglie, hanno partorito il seguente pensiero a riguardo del famoso codice da inserire nella domanda di iscrizione ai Runts per cui non ne stiamo venendo a capo. 

Non ce la facciamo a confrontarci con l'Agenzia delle Entrate, che è ancora da vedere che ci permetta di fare questo discorso a distanza, e nello specifico dovrei andarci io. Non ce la faccio perché non ho tempo. 

Spiegazione secca, netta e lapalissiana: non è che non ho tempo perché devo fare la meditazione trascendentale, il numero di passi imposto nella giornata, la riflessione sulle zucchine bollite, lo studio sulle neurocostellazioni partendo da qualche testo improbabile. 

Non c'è tempo e basta. 

Allora: se noi mettiamo il codice più plausibile, tenendo conto che stiamo parlando di una sfumatura; un codice che non riguardi l'arte orafa, la coltivazione dei peperoni di Carmagnola, la tessitura del tappeto persiano o la fabbricazione dei sombreri, piuttosto che la ricerca sulla filogenetica del levriero afgano v, o sulla rilegatura dei testi del Mato Grosso. 

Ecco, mettiamo un codice congruente, che al limite non è congruissimo appunto in modo sfumato. Tenendo conto che la situazione fiscale è corretta, che le dichiarazioni IVA vengono sempre presentate nei tempi giusti. Che tutti gli altri parametri sono apparentemente corretti, nella misura in cui possono essere corrette le cose in questo grande marasma del terzo settore incomprensibile ai più. 

Ecco, tenendo conto di tutto questo, se noi scegliamo il codice più sensato da quell'accidenti di menù a tendina, e dovessimo anche sbagliarlo, ma che cosa ci possono fare? Possono dirci di cambiarlo. Ma intanto siamo andati avanti.

Partendo dal presupposto che solo chi non agisce con la scusa di non sbagliare non va da nessuna parte, noi stiamo pensando a questa condotta di vita qui. 

Perché non è possibile che una menata del genere debba impattare così tanto sul nostro benessere mentale,  ma soprattutto possa rischiare di compromettere la sussistenza stessa della Onlus e quindi i benefici che reca alle famiglie, se andiamo fuori tempo massimo. 

Insomma, tenendo conto che nessuno si mette in tasca niente, che i parametri del terzo settore sono tutti rispettati, in un mondo in cui i problemi fiscali dovrebbero essere degli altri, stiamo proprio pensando di fare così. 

Buona Giornata. 

Angela

mercoledì 11 febbraio 2026

Ancora quelli in ciabatte.

 La digitalizzazione, ovviamente per chi riesce a praticarla, facilita un poco la vita di quelli chiusi in casa come noi. 

Restano obiettivamente delle incongruenze: per esempio i comuni e le città di grandi dimensioni che hanno strutturato la procedura di rinnovo o rilascio del permesso per disabili  direttamente da piattaforma, tramite accesso con le proprie credenziali e necessari documenti allegati.

Andiamo oltre al fatto che bisogna essere in grado di procedere o comunque venire aiutati: che è già poco semplice nel bisogno burocratico estemporaneo, diventa un'idea pesante nella quotidianità del supermercato, tipo facciamo lo sconto agli anziani muniti di app, gli altri si arrangiano (tra parentesi: il supermercato è stato boicottato gentilmente e ha fatto marcia indietro); rimaniamo sull'aspetto che toglie il problema di chiedere appuntamenti, recarsi negli uffici, fare code, eccetera eccetera eccetera.

Fermiamoci al positivo.

C'è l'incongruenza lo stesso, che è pure peggio: perché allora non è facilitazione a favore del disabile, ma dell'ufficio erogante. Non si è nuovamente capito nulla della problematica.

Sostanzialmente: poi difficilmente viene fatta la spedizione a domicilio ed è necessario recarsi nell'ufficio per il ritiro quando convocati.

Ma allora.

Se il disabile non può muoversi.

Se chi lo assiste non può muoversi perché è legato al disabile che non può muoversi.

Se è stata fatta tutta questa grande rivoluzione digitale, non si poteva arrivare in fondo pensando anche ad una facilitazione nella consegna a domicilio in qualche modo?

Credo che il perplimersi sia autorizzato senza richieste formali, o almeno lo spero. 

Così vi racconto come funziona qui, perché è storia proprio di questi giorni, con i residui dell'accidenti cefalico rappresentati da qualche dolore ancora all'interno delle ossa delle orecchie e nella mandibola.

Noi piccoli provinciali non abbiamo ancora la digitalizzazione per questa cosa e quindi facciamo in un altro modo.

Ciao Ufficio del Comune, sono io, mi mettete in contatto con il Vigile che devo rifare il permesso disabili di Fabullo?

Ciao cara ti faccio richiamare.

Ciao, sono il Vigile, non ti devi preoccupare, prepara le tre cose che servono, quando le hai mi chiami, questo è il mio numero e te lo tieni, io vengo a casa, ti faccio firmare la scartoffia e poi ti porto il permesso quando arriva.

Ovvio che certe cose si possono fare solo sui piccoli numeri, non è lì che volevo arrivare: bensì al punto per cui se una procedura è facilitata, lo deve essere fino in fondo, altrimenti non è la soluzione di un problema. Per rispondere alla nostra richiesta, nessuno ci ha detto che ne facciamo un pezzo e non l'altro, di tutta la faccenda, non sarebbe mai venuto in mente.

Sempre storie da provinciali in ciabatte.

Buona Giornata.

Angela

martedì 10 febbraio 2026

Ko forse.

 C'è stato un blackout umano, altrimenti definibile, forse, come ko tecnico, della sottoscritta.

Difficoltò Durata qualche giorno, infida,  con momenti migliori che facevano dire che passa subito e momenti peggiori che facevano ripiombare il tutto nel baratro dell'organizzazione più difficile.

Fino al culmine del quarto giorno e alla soluzione totale di oggi. in cui rimane solamente più il residuo di un mal di testa efferato, con un po' di  attuale dolore alle ossa del cranio.

Viste le nausee, che poi passavano; i brividi, che poi passavano; il mal di testa costante e penetrante  con punte  più acuminate, che non si capiva se fosse una causa o una conseguenza; non è stato chiaro se il tutto sia stato imputabile ad un'emicrania di quelle importanti, o ad un virus di quelli fulminanti, subdoli, disonesti, un po' come quello che forse ha colpito Fabullo dieci giorni fa .

Stamattina, a parte il residuo di un dolore perforante dell'orbita oculare destra e la sensazione di essersi arrampicati da un dirupo profondissimo per uscirne, sembra tutto sistemato.

Ovviamente, si è impanata tutta la nostra produttività, che è proseguita per forza di cose non potendosi mettere a letto con i libri e la berretta da notte .

E soprattutto non è arrivato nessun miracolo per il famoso codice che mi serve per la ONLUS, e mi sa che mi tocca rivolgermi direttamente all'Agenzia delle Entrate, e mi cadono già tutte le formazioni anatomiche sottoposte a forza di gravità .

Buona Giornata.

Angela