Alla fine la giornata di venerdì è stata un orrore, non si possono cercare tante altre parole. Fabullo è stato molto sofferente, ha avuto molti dolori addominali, non riusciva a fare la pipì, non si riuscivano a capire questi scambi di liquidi, aveva delle crisi epidettiche violentissime, piangeva tanto tanto.
C'era anche un infermiera odiosa, veramente l'unica, che continuava a dirmi che durante ogni tipologia di procedura con lui dovevo uscire e io ho detto che non mi muovevo di lì perché era rappresentavo l'unico tramite che avevano loro con lui, perché lui non parla e solo noi possiamo capirlo e in quel momento era presente solo io. Era come se fossi lui, come se fossi l'interprete. Se questa cosa non le fosse piaciuta, spiegata in questo modo, l'avrei messa per iscritto chiamando in causa le linee guida sulla disabilità in ospedale: purtroppo non sono ancora una legge definitiva, ma quella era tutt'altro che intelligente e non lo sapeva. Quindi mi ha detto piccata che sarebbe andata subito a parlare con la dottoressa, io l'ho lasciata andare, quando è tornata aveva la testa bassa e non ha più chiesto di uscire.
Alla fine abbiamo messo un catetere fisso, La dottoressa è stata carina e mi ha detto che Fabio in questo momento ha tanti impicci e se gliene togliamo uno è meglio, e quando passerà la malattia tutto si capirà in un altro modo, in questo momento è possibile che il grande stress dato dall'infezione compromette tutto. Non so se l'abbia detto perché voleva essere gentile con me o perché lo pensava veramente.
Alla sera poi, parlando con un'infermiera carina, perché sono tutte carine tranne quella là, sulla gestione dei farmaci abbiamo parlato della del paracetamolo, che Fabio ha sempre in alte dosi quotidiane come terapia del dolore costante.
L'infermiera ha sbarrato gli occhi e ha detto che il paracetamolo non era in terapia, e a me sono venuti i brividi e ho spiegato che è una terapia del dolore assolutamente necessaria, che Fabio deve prendere, che è importante e prescritta dagli specialisti delle cure palliative esattamente come la terapia antipilettica è prescritta dalla neurologa, Anzi, le due cose erano anche strettamente correlate. Si è scatenato un discreto panico e alla fine la terapia è stata messa: però noi abbiamo a questo punto assodato con grande dolore che la giornata di sofferenze andava letta sotto un altro profilo.
Sostanzialmente tutto poteva andare male lo stesso, ma la terapia del dolore non è un'opinione, è sicuramente Fabio poteva stare un filo meglio di come è stato. In seguito è venuto fuori che non si erano sbagliati nel non inserirla, ma era stata una scelta determinata perché pensavano che le dosi indicate fossero troppo alte, che è vero.
Perché se uno avesse la febbre quelle dosi sarebbero effettivamente troppo alte, ma il presupposto è un altro, e sarebbe stato giusto parlarne con noi, che avremmo chiarito tutto e tirato anche fuori i referti con le relative prescrizioni della medicina del dolore, invece che prendere decisioni autonome.
Noi pensiamo che questi siano dei medici veramente molto bravi, ma che è necessario cambiare parametri di pensiero riguardo alle persone come Fabullo: hanno altre esigenze, altri indici da considerare, altri tempi di recupero.
Noi siamo molto addolorati.
Attualmente continua ad avere ossigeno ad alti flussi, anche se sta rispondendo anche abbastanza bene nel senso che non ha nessuna tipologia di crisi respiratoria, deve proseguire la terapia antibiotica come necessaria, ci auguriamo solo che vengano rispettati i suoi tempi di guarigione e non si getti la spugna dopo tre giorni .
E che alla fine di tutto tolga anche il catetere.
Siamo assai preoccupati.
Buona Giornata.
Angela
