Riflessioni più o meno consone a ciò che porta la narrazione della disabilità e quanto essa sia utile: quelle grandi occasioni proposte che servono a mettere una crocetta su un'attività di progetto svolta. Bisognerebbe presentarsi con la faccia giusta, si fa quel che si può.
Trasformiamo le riflessioni più o meno consone in riflessioni intelligenti, è sempre interessante, ma soprattutto innegabilmente necessario, perché il materiale narrativo ormai supera ovviamente i pensieri, considerata qual è la facilità nel produrlo.
Narrare la disabilità è utile e necessario oppure no?
Ovviamente se ci chiediamo se porta a dei risultati più o meno immediati, allora potremmo lasciare perdere di parlarne già dall'inizio.
Soprattutto perché è fondamentale capire chi è il narratore e come vengono narrate le cose: se il narratore è il solito ente, a tutti i livelli, che per qualche motivo deve o vuole occuparsi di disabilità, perché è un'istituzione o perché è un ente che ha come primo obiettivo far vedere di essere utile a questo mondo, non fosse altro che per elargire fondi che vengono detratti dalle imposte, le cose vanno sempre prese con le pinze. Perché gli enti istituzionali , che della disabilità dovrebbero occuparsi, non è sempre detto che facciano una narrazione proprio sincera: altrimenti potrebbe venire fuori che il loro operato non è effettivamente efficace. E uno a quel punto potrebbe chiedersi ma per cosa esistete a fare. Solitamente però è tutto più raffinato: le narrazioni sono sincere, basta girare un po' i lati della medaglia, cioè finire il tutto con qualcosa di incredibilmente positivo e aulico, tipo fare emergere le grandi potenzialità delle singole persone, il valore dell'essere insieme, eccetera eccetera. Poi che dietro ci sia il nulla cosmico, a questo punto si nota meno.
Chi invece narra per farsi bello poi qualcosa fa, il problema è che fa sempre le stesse azioni per raggiungere l'obbiettivo, pardon, il target, che è per l'appunto farsi bello: e se vai a scavare le categorie che ne traggono effettivamente un beneficio sono sempre e solo quelle che possono permettere l’obiettivo finale.
Lasciamo perdere questa tipologia di narrazione, ma dobbiamo imparare a distinguerla, per capire bene tutto.
Quindi, se la narrazione è concreta e sincera, se tocca i punti salienti senza polemica ma con oggettività, è utile e necessaria questa benedetta narrazione? secondo noi la risposta è sì, nel senso che rappresenta una delle poche forme di contropotere che si possano attuare.
Scusate la dicitura di contropotere, perchè è pretenziosa, e fa anche pensare che effettivamente abbia grande impatto: però ci dobbiamo capire, in qualche modo. Sicuramente, la narrazione sincera, dal punto di vista del risultato, conta quanto il due di picche, ma resta comunque qualcosa di scritto , che può comunque essere tirato fuori dal mazzo. Comunque il due di picche a pinnacola lo conti, quando l'hai messo giù in tavola. Poco, ma lo conti.
Sicuramente, però, il contropotere, chiamiamolo così in modo un po' forse eccessivo ma comprensibile, può essere appannaggio esclusivo di Quelli Che Fanno, e non di Quelli Che Sanno: perché l'arte oziosa dell'affaccendarsi intellettualistico (o fumo senza arrosto) fatto da chi poi la mattina non si alza nemmeno per risuolare una scarpa o attaccare un bottone, non porta a niente: leggere Il miglioratore del mondo di Hermann Hesse del 1906, che lui dice proprio così, con quelle parole lì, probabilmente Quelli Che Sanno sono una razza con grandi radici nell'umanità.
Poi sapete, vale il solito discorso che si fa a Quelli Che Sanno: ma se ritenete che certe narrazioni siano insignificanti e quindi non perdete tempo a leggerle, com'è che poi vi danno tanto fastidio. Nelle radici dell'umanità ci sono sempre anche i misteri misteriosi.
Buona Giornata.
Angela

