venerdì 13 febbraio 2026

Attenzione prego, inutilmente.

 Amiamo le sfumature, come tutti coloro che stanno in equilibrio sulla vita e nella vita. Lasciamo agli altri le certezze della nettezza cromatica, della disperazione precisa che poi lascia seduti sul taburetto.

Adesso esagero, già che ci sono: pure il sole che sale e scende, spettacolo più bello e gratuito del mondo, è così cangiante.

Quindi di base verrà inviata l'iscrizione con quel codice lì e che le Alte Sfere benedicano tutti quanti. A meno che ovviamente non ci diano certezze assolute e dogmatiche in tempi molto brevi.

Ma intanto ieri c'è stato un attimo di esaltazione, durato un frammento infinitesimo.

 L'esaltazione è stata protratta per il tempo dell'apertura di una busta, quello di sedersi al computer perché tutto sommato la busta suddetta è arrivata anche in un attimo relativamente tranquillo, un paio di tentativi, la comprensione che non era un miracolo.

Diciamo 10 minuti proprio per essere ottimisti. E poi siamo tornati con i piedi nella burocrazia più bieca.

Perché ieri, udite udite, è arrivato il mitico pin per operare per la onlus.

C'era una bella letterina in cui spiegava che lì sotto c'erano i pin e la password da usare al primo accesso e poi cambiare, ma questa password temporanea andava comunque tenuta tanto cara, perché sarebbe stata necessaria in caso di smarrimento della password poi inserita per chiederne un'altra.

Per favore state attenti sapendo già che non capirete, ma voi state attenti lo stesso.

Dove c'era la parte riservata ai codici, la password non c'era, solo il pin. Nelle righe piccole c'era scritto che la password per gli enti non veniva fornita perché il rappresentante legale deve utilizzare la sua password personale. Perché la password viene data solo alle persone fisiche che inseriscono appunto questo dato, con il pin dell'ente che rappresentano.

Non perdetevi, state sempre attenti.

Ovviamente io non avevo una password personale bensì un pin personale.

E quindi con la Ragazza Comitatesca che mi supporta e sopporta stavamo cercando di capire com'era possibile che mi avessero dato un pin senza fare tutto il cine di mandarmi a casa la lettera con anche la password. Allora forse avevo la password senza cognizione.

Ho fatto 1000 tentativi, perché il sito è qualcosa che può essere solamente concepito da una mente malata all'ultimo stadio, ed è venuto fuori che il pin in questione era esattamente quello che avevo io, ma la password non c'era per davvero. Allora ho nuovamente fatto la procedura di richiesta ed è venuto fuori che mi manderanno a casa la stessa letterina che mi hanno mandato per la onlus, quindi tra 15-20 giorni, con il pin che però io ho già, e anche la password.

Ad averlo saputo prima, peraltro.

Poi però continua a non essere chiaro perché per la onlus non ci abbiano dato il pin subito e per me medesima sì.

Dopo un paio d'ore di elucubrazioni, all'interno delle quali però mi occupavo anche di Fabio, siamo giunti alla seguente conclusione.

Che la procedura che serve a me per entrare nel cassetto fiscale della onlus e vedere eventuali codici che tanto non ci saranno, perché quello che c'è lo sappiamo già, e quindi non importa, ma ci teniamo questa possibilità per il futuro), è una procedura che fa parte di fisco online dell'agenzia delle entrate. Il pin personale a me l’ha concesso solamente l'agenzia delle entrate non nella sua sublimazione fisica e spirituale di fisco online. Quindi: adesso fisco online, che è sempre l'agenzia delle entrate ma non parla con l'agenzia delle entrate, mi manderà a casa il pin che io ho già con insieme anche la password.

Con quella password e il pin della onlus, passando da fisconline dell'agenzia delle entrate, e non dall'agenzia delle entrate, perché sono fratelli di sangue ma si odiano, forse arriverò al cassetto fiscale.

Se non avete capito non importa, siamo in buona compagnia.

A questo punto abbiamo ribadito nel nostro pensiero che utilizzeremo il codice che forse ha delle sfumature, altrimenti non ne usciamo vivi.

Buona Giornata.

Angela

 

giovedì 12 febbraio 2026

Pensavamo.

 Ieri le teste pensanti della Onlus, che detta così sembrano una congrega da Premio Nobel e invece siamo noi poveracci che cerchiamo di congetturare il modo per mandare avanti qualcosa che può aiutare le famiglie, hanno partorito il seguente pensiero a riguardo del famoso codice da inserire nella domanda di iscrizione ai Runts per cui non ne stiamo venendo a capo. 

Non ce la facciamo a confrontarci con l'Agenzia delle Entrate, che è ancora da vedere che ci permetta di fare questo discorso a distanza, e nello specifico dovrei andarci io. Non ce la faccio perché non ho tempo. 

Spiegazione secca, netta e lapalissiana: non è che non ho tempo perché devo fare la meditazione trascendentale, il numero di passi imposto nella giornata, la riflessione sulle zucchine bollite, lo studio sulle neurocostellazioni partendo da qualche testo improbabile. 

Non c'è tempo e basta. 

Allora: se noi mettiamo il codice più plausibile, tenendo conto che stiamo parlando di una sfumatura; un codice che non riguardi l'arte orafa, la coltivazione dei peperoni di Carmagnola, la tessitura del tappeto persiano o la fabbricazione dei sombreri, piuttosto che la ricerca sulla filogenetica del levriero afgano v, o sulla rilegatura dei testi del Mato Grosso. 

Ecco, mettiamo un codice congruente, che al limite non è congruissimo appunto in modo sfumato. Tenendo conto che la situazione fiscale è corretta, che le dichiarazioni IVA vengono sempre presentate nei tempi giusti. Che tutti gli altri parametri sono apparentemente corretti, nella misura in cui possono essere corrette le cose in questo grande marasma del terzo settore incomprensibile ai più. 

Ecco, tenendo conto di tutto questo, se noi scegliamo il codice più sensato da quell'accidenti di menù a tendina, e dovessimo anche sbagliarlo, ma che cosa ci possono fare? Possono dirci di cambiarlo. Ma intanto siamo andati avanti.

Partendo dal presupposto che solo chi non agisce con la scusa di non sbagliare non va da nessuna parte, noi stiamo pensando a questa condotta di vita qui. 

Perché non è possibile che una menata del genere debba impattare così tanto sul nostro benessere mentale,  ma soprattutto possa rischiare di compromettere la sussistenza stessa della Onlus e quindi i benefici che reca alle famiglie, se andiamo fuori tempo massimo. 

Insomma, tenendo conto che nessuno si mette in tasca niente, che i parametri del terzo settore sono tutti rispettati, in un mondo in cui i problemi fiscali dovrebbero essere degli altri, stiamo proprio pensando di fare così. 

Buona Giornata. 

Angela

mercoledì 11 febbraio 2026

Ancora quelli in ciabatte.

 La digitalizzazione, ovviamente per chi riesce a praticarla, facilita un poco la vita di quelli chiusi in casa come noi. 

Restano obiettivamente delle incongruenze: per esempio i comuni e le città di grandi dimensioni che hanno strutturato la procedura di rinnovo o rilascio del permesso per disabili  direttamente da piattaforma, tramite accesso con le proprie credenziali e necessari documenti allegati.

Andiamo oltre al fatto che bisogna essere in grado di procedere o comunque venire aiutati: che è già poco semplice nel bisogno burocratico estemporaneo, diventa un'idea pesante nella quotidianità del supermercato, tipo facciamo lo sconto agli anziani muniti di app, gli altri si arrangiano (tra parentesi: il supermercato è stato boicottato gentilmente e ha fatto marcia indietro); rimaniamo sull'aspetto che toglie il problema di chiedere appuntamenti, recarsi negli uffici, fare code, eccetera eccetera eccetera.

Fermiamoci al positivo.

C'è l'incongruenza lo stesso, che è pure peggio: perché allora non è facilitazione a favore del disabile, ma dell'ufficio erogante. Non si è nuovamente capito nulla della problematica.

Sostanzialmente: poi difficilmente viene fatta la spedizione a domicilio ed è necessario recarsi nell'ufficio per il ritiro quando convocati.

Ma allora.

Se il disabile non può muoversi.

Se chi lo assiste non può muoversi perché è legato al disabile che non può muoversi.

Se è stata fatta tutta questa grande rivoluzione digitale, non si poteva arrivare in fondo pensando anche ad una facilitazione nella consegna a domicilio in qualche modo?

Credo che il perplimersi sia autorizzato senza richieste formali, o almeno lo spero. 

Così vi racconto come funziona qui, perché è storia proprio di questi giorni, con i residui dell'accidenti cefalico rappresentati da qualche dolore ancora all'interno delle ossa delle orecchie e nella mandibola.

Noi piccoli provinciali non abbiamo ancora la digitalizzazione per questa cosa e quindi facciamo in un altro modo.

Ciao Ufficio del Comune, sono io, mi mettete in contatto con il Vigile che devo rifare il permesso disabili di Fabullo?

Ciao cara ti faccio richiamare.

Ciao, sono il Vigile, non ti devi preoccupare, prepara le tre cose che servono, quando le hai mi chiami, questo è il mio numero e te lo tieni, io vengo a casa, ti faccio firmare la scartoffia e poi ti porto il permesso quando arriva.

Ovvio che certe cose si possono fare solo sui piccoli numeri, non è lì che volevo arrivare: bensì al punto per cui se una procedura è facilitata, lo deve essere fino in fondo, altrimenti non è la soluzione di un problema. Per rispondere alla nostra richiesta, nessuno ci ha detto che ne facciamo un pezzo e non l'altro, di tutta la faccenda, non sarebbe mai venuto in mente.

Sempre storie da provinciali in ciabatte.

Buona Giornata.

Angela

martedì 10 febbraio 2026

Ko forse.

 C'è stato un blackout umano, altrimenti definibile, forse, come ko tecnico, della sottoscritta.

Difficoltò Durata qualche giorno, infida,  con momenti migliori che facevano dire che passa subito e momenti peggiori che facevano ripiombare il tutto nel baratro dell'organizzazione più difficile.

Fino al culmine del quarto giorno e alla soluzione totale di oggi. in cui rimane solamente più il residuo di un mal di testa efferato, con un po' di  attuale dolore alle ossa del cranio.

Viste le nausee, che poi passavano; i brividi, che poi passavano; il mal di testa costante e penetrante  con punte  più acuminate, che non si capiva se fosse una causa o una conseguenza; non è stato chiaro se il tutto sia stato imputabile ad un'emicrania di quelle importanti, o ad un virus di quelli fulminanti, subdoli, disonesti, un po' come quello che forse ha colpito Fabullo dieci giorni fa .

Stamattina, a parte il residuo di un dolore perforante dell'orbita oculare destra e la sensazione di essersi arrampicati da un dirupo profondissimo per uscirne, sembra tutto sistemato.

Ovviamente, si è impanata tutta la nostra produttività, che è proseguita per forza di cose non potendosi mettere a letto con i libri e la berretta da notte .

E soprattutto non è arrivato nessun miracolo per il famoso codice che mi serve per la ONLUS, e mi sa che mi tocca rivolgermi direttamente all'Agenzia delle Entrate, e mi cadono già tutte le formazioni anatomiche sottoposte a forza di gravità .

Buona Giornata.

Angela

lunedì 9 febbraio 2026

Tutti d'accordo.

 Noi adoriamo Quelli Che Fanno, si sa, punti cardine dell'esistenza di chiunque, conchiglie madreperlate su una rena zuppa di tristi residui dopo la mareggiata, ganci in mezzo al cielo come dice il Saggio, squarci di sole quando uno desidera solo la coperta sulla testa. Vogliamo bene a Quelli Che Fanno, punto primo, perché sono Persone tendenzialmente simpatiche; punto secondo, perché effettivamente quello che possono fare lo fanno, senza stare a tirare fuori troppi castelli di concetti le cui fondamenta sono  costruite sulla sabbia: e sabbia di scarsissimo valore, sapete, mica quella della spiaggia della Pelosa. Terzo, perché riescono a prendere comunque in giro Quelli Che Sanno, poichè i suddetti che sanno sono degli esseri poco utili al mondo ma strumentali alla causa.

Quelli Che Sanno, per la loro stessa natura intrinseca babbea, difficilmente si accorgono di essere stati presi in giro, così andiamo tutti d'accordo.

Per esempio: quando bisogna sbrigare qualche sciocca procedura, che Quelli Che Sanno trasformano in un evento degno di qualche onorificenza galattica, per sentirsi importanti e scoprire di avere una funzione a questo mondo. Tutti sappiamo che non è vero, ma non glielo possiamo certamente annunciare, altrimenti ci complicheremmo ulteriormente l'addolorata, e costernata, esistenza.

Per questo adoriamo Quelli Che Fanno della categoria medica, con un curriculum prezioso, quando esprimono i seguenti concetti: dobbiamo far contento questo tizio che deve sentirsi importante? e va bene, mi siedo lì, faccio l'allievo del primo anno di medicina, sorrido, acconsento,  faccio ahhh ihhh ohhh per la meraviglia, questo mette una firma, noi ce lo siamo tolto, e noi lo vediamo più.

Così si fa.

Buona Giornata.

Angela

venerdì 6 febbraio 2026

All'ologramma va benissimo.

 Nel profondo nord ovest, molto molto ovest, un bimbo della Onlus ha necessità di acquisire un nuovo sistema posturale per la permanenza all'asilo: il precedente è piccolo. Capita che i bambini crescano.

Tutta l'equipe sanitaria ha certificato che è necessario ai fini della frequenza scolastica, che sarebbe un diritto, della didattica, della socialità, della sicurezza, delle grandi parole. E serve proprio quell'ausilio lì, e non un altro eventualmente presente nel fondo remoto di qualche magazzino.

La legge prevede che queste forniture, quelle per la scuola, vengano garantite dal comune di residenza: in soldoni sonanti, il comune deve pagare.

E' stata fatta una riunione plenaria: famiglia, ente locale, dirigenza scolastica, professionisti asl.

Preso atto di tutto, il comune ha detto che non ha i soldi. E basta. E quindi non può.

Nessuna delle altre personalità presenti ha proferito la seguente frase: capiamo il problema, i costi sono alti, ma è una spesa necessaria, dovuta, il bambino deve andare a scuola, i soldi li dovete trovare voi, fate come volete, andate fuori budget, chiedeteli alla regione, al ministero, all'Europa, alla Fondazione Galattica, ad Hari Seldon di ologramma ologrammente, fatti vostri, ma è da fare.

Nessuno ha articolato verbo.

La Famiglia Isterica ha fatto mille domande prive di risposta.

E quindi a chi dobbiamo chiedere? A nessuno, è la risposta, perché vi rimanderebbero al via senza le ventimilalire.

E quindi facciamo la stessa domanda per iscritto, alla cortese attenzione di tutti, la risposta che non si può deve arrivare per iscritto; puntualizziamo la necessità che vincola il diritto di frequenza scolastica; facciamo presente che la risposta formale, eventualmente negativa, è necessaria alla Famiglia Isterica per motivare un'ulteriore richiesta altrove.

Detta così è pesante.

Certo che lo è; si offenderanno da morire; è da vedere se lo mettono per iscritto; la strategia potrebbe essere tirare avanti fino a giugno senza risposte. Per questo bisogna per forza provare a scrivere: perchè se non rispondono si può riscrivere accumulando fatti.

Insomma, non è una comunicazione che farà felice l'ente in oggetto: e pazienza, andranno da uno bravo per superare il trauma psichico, come quelli che non hanno mai superato la negazione di una pasta di mandorle all'età di 8 anni e mezzo. Ma non saranno simpatici, probabilmente.

Cara Famiglia Isterica, procuratevi cioccolato melissa camomilla profumi vanigliati salame morbido tome dell'alpeggio; aggiungete l'ascolto di Experience del buon Ludovico. Sarà necessario per mantenere un minimo la calma.

Buona Giornata.

Angela

giovedì 5 febbraio 2026

Piena di buon senso.

 La Palliativista Santa Subito ha detto che vorrebbe provare a togliere del tutto l'oppio, reinserendo invece la morfina: secondo lei l'oppio non sta facendo proprio niente e la morfina potrebbe aiutare di più sul dolore e anche sulle condizioni respiratorie.

Quando l'abbiamo provata è stata gestita talmente male che non fa testo su come fosse andata, e noi siamo assolutamente d'accordo su questo.

L'unica cosa che abbiamo chiesto è se Fabio sarà nuovamente tendente al rimbambito come quando prendeva più oppio, perché adesso che l'abbiamo scalato abbiamo riscoperto come è lui davvero e ne siamo contenti, e anche lui quando sta bene riesce a fare moltissime delle cose che gli piacciono molto, il tutto compatibilmente.

Sempre compatibilmente, l'adattamento è condizione primaria di sopravvivenza, lo diceva qualcuno di molto più saggio di noi alle Galapagos.

La Dottoressa ci ha spiegato che potrebbe esserci una fase un po' intontita, ma che dura solo qualche giorno: però scalare una molecola e introdurre l'altra qualche pasticcio lo potrebbe creare, e quindi la Palliativista Santa Subito è stata immediatamente e meravigliosamente piena di buon senso.

Ha detto testualmente: dobbiamo trovarci in un momento di stabilità e tranquillità, che non sappiamo mai quando sia e quanto duri, ma non adesso. 

Ma non adesso. 

Perché è vero che sono nuovamente giorni tranquilli, che la morfina potrebbe poi portare a meno impicci rispetto all'oppio, ma adesso voi siete davvero troppo stanchi. Stremati, sfiniti, prostrati oltre misura.

Che le Alte sfere la benedicano sempre. 

Buona Giornata. 

Angela