martedì 17 febbraio 2026

Il diritto e il rovescio.

 Alcuni enti locali , tra cui grandi comuni del nord-ovest, sono stati condannati dal tribunale a risarcire le famiglie dei disabili, perché avevano imposto al disabile stesso il pagamento di una larga quota per la permanenza in istituto.

Attenzione: non stiamo parlando della casa di riposo, che già è un argomento veramente indegno nella sua gestione all'interno delle politiche sociali. Parliamo degli istituti in cui vengono ricoverati i disabili giovani, magari per moltissimi anni, quando nessuno riesce più ad occuparsi di loro.

Con tutti gli annessi e connessi di un disabile giovane, in una grande percentuale che lo è dalla nascita, a livello economico, che ben conosciamo.

Sostanzialmente alcuni enti locali hanno formulato un regolamento, per cui la quota di competenza della persona stessa viene calcolata inserendo anche dei parametri che non possono essere nell'isee perché non costituiscono reddito, cioè la pensione di invalidità e l'accompagnamento.

La legge parla molto chiaro a tale proposito: tali fondi, chiamiamoli così per capirci, ma ricordiamoci che sono quattro soldi, non possono costituire reddito, perché si tratta di persone che non possono avere un reddito acquisito autonomamente.

La stessa legge dice appunto che per determinare il contributo per l'istituto bisogna valutare solo l'ISEE.

Alcune famiglie dei disabili hanno fatto ricorso ai regolamenti degli enti pubblici e gli stessi enti pubblici sono stati pesantemente condannati.

Quei soldini, che sono appunto pochi spiccioli nella vita di un disabile, devono servire al disabile stesso per tutte le spese che esulano dalla permanenza in struttura: tutte le attività sportive adattate, per esempio; le attività educative; tutto ciò che non è compreso all'interno dell'offerta della struttura stessa, e tantissimo non è compreso, inclusi moltissimi farmaci che non rientrano nel nomenclatore.

Dove sta ovviamente il problema: che i disabili ricevono nel corso della loro vita veramente un supporto che non garantisce la sopravvivenza in modo autonomo, viste le necessità assistenziali; e, dall'altra parte, che gli enti locali non ricevono fondi che mancano per una politica  locali non ricevono fondi che socio assistenziale che non esiste.

Quindi è ovvio che gli enti locali si trovino a formulare dei regolamenti che sono in realtà illegali, perché non hanno altrimenti i soldi.

Quindi la risposta doveva essere: certo che noi enti locali abbiamo commesso un grosso errore, certo che questi disabili hanno il diritto di essere risarciti perché sono poveri, ma è altrettanto certo che noi enti locali stessi non abbiamo i soldi per pagare le rette e diteci cosa dobbiamo fare.

Il problema è che la risposta non è stata questa.

Le istituzioni in modo molto chiaro hanno detto che è la legge che va variata, per far sì che il regolamenti diventino non illegali: cioè è il disabile che deve pagare, e non l'ente locale che deve ricevere più fondi. È stato anche aggiunto che si spera che non tutti i disabili facciano ricorso perché altrimenti sarebbe un grosso problema. Frittata rovesciata magistralmente, senza farla finire nel lavandino.

Ecco: sarebbe bello che queste parole fossero una provocazione per scuotere la politica che sta al di sopra degli enti locali stessi. Sinceramente, però, ascoltandole ci è sembrato di percepire una grande convinzione nel fatto che i disabili abbiano un reddito in realtà altissimo non dichiarato nell'isee proprio perché la pensione e l'accompagnamento non emergono, e quindi sono ricchi e possono fare un sacco di cose. 

Permettete a noi la provocazione: un'istituzione che dice questo si mette al livello del nullafacente che cerca di rubare la pensione e l'accompagnamento per non lavorare un giorno nella vita, sentendosi così furbo; e percependosi anche ricco: e giustamente quel furbo lì è ricco, perchè prende dei soldini senza avere i bisogni effettivi dei disabili veri, per cui quei soldini invece non sono nulla.

D'altra parte a noi è capitato spesso di parlare con la quint'essenza di Quelli Che Sanno, e cioè con chi si occupa appunto di politiche sociali, e ci è proprio sembrato di non abitare lo stesso pianeta. Però sappiamo tutti molto bene che la Fondazione Galattica è immensa, per carità: quindi forse c'è posto per tutti, peccato che magari sarebbe meglio rivedere un pochino gli altri vertici.

Buona Giornata. 

Angela

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Quanta tristezza e quante cose vergognose !!! Un abbraccio forte forte e pensieri positivi.
Nonna Roby 💓💓💓

Paola ha detto...

Non e' una provocazione.... e' un dato di fatto... ahime'... al solito hai centrato il bersaglio.
e vederlo messo in prativa in ogni dove mi fa sbarellare.....
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FORZAAAAAAAAAAAAAAAAA
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Il solito quotidiano grandissimo abbraccio

Anonimo ha detto...

Forza Forza Forza Fabullo
Forza Forza Forza Angela
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Boog