Uh mammasanta. Allora: sabato pomeriggio è tornata la
pediatra e che Dio la salvi sempre perché ha lavorato fuori orario e ci ha
risparmiato una corsa in ospedale; perché dopo la notte da tregenda andava
sicuramente visto.
E ha trovato la situazione respiratoria migliorata rispetto
al giorno prima: e molto bene, perché allora il febbrone era solo da virus e
non da accidenti vari in peggioramento. E poi è andato tutto piuttosto bene:
sfebbrato, con tanta voglia di dormire, insomma, solo influenza. Fino a ieri
sera: quando è tornata qualche linea, ma poco. Solo che ha ricominciato a
tossire: e stanotte è stata mistica. Infatti ci stiamo alzando in zona Cesarini
perché non si è chiuso occhio.
Però la saturazione è sempre ottima, continuiamo
probabilmente a rientrare nella media nazionale. Insomma, ci stiamo comportando
molto bene, stato di devastazione totale a parte.
Alle otto risento la pediatra, che poi tornerà a vederlo.
Siccome sono delirante per il sonno, e quindi assolutamente
non nel pieno delle mie facoltà mentali, (che già da sveglia, per altro….. dice
LA PAOLA), vorrei fare una considerazione sociale. Penso che stia capitando
ovunque, ma a Torino in questi giorni l’emergenza influenza ha mandato in tilt
le emergenze dei vari ospedali: non basta nemmeno più avere i pazienti in
barella per interi giorni, perché non ci sono più barelle; per cui ci sono
pazienti gravi, cronici o terminali, sulle barelle da campo, a cinque
centimetri da terra. Il caposala di un Pronto Soccorso, la settimana scorsa, ha
avuto un ictus: persona giovane, a fine turno di 12 ore, passato a cercare di
gestire una situazione senza senso, come
quando uno cerca di svuotare il mare con il secchiellino, per intenderci.
Al punto che la Procura non ha più nemmeno indagato le
Direzioni Sanitarie, ma direttamente l’assessorato alla sanità. Ovvio che
finisce in niente, però dà la misura della cosa.
Parallelamente, una mamma mi raccontava poco tempo fa di
essere andata per una visita nel reparto di riabilitazione di uno di questi
ospedali, che è uno dei principali a Torino. E c’erano tutte le terapiste che,
45 minuti prima del loro orario di fine lavoro, l’hanno salutata gioiose, già
cambiate, con le giacche e le borse sotto il braccio, entrando in cucinetta per
fare una merendina prima di andare a casa. E non con la faccia di quelle che
avevano appena finito una giornata da manicomio.
Ecco, forse c’è qualcosa che non va. Lo capisco perfino io
dall’alto della mia mentecattaggine. Chiaro che la riabilitazione non è un
reparto di emergenza, però mi sa che qualche risorsa sprecata c’è: senza poi
addentrarci sulle competenze.
Ma, volendo, proprio perché siamo sempre pronti a fare
polemica, io troverei anche delle relazioni: perché, diciamo, se un servizio di
riabilitazione offrisse, per esempio, delle rieducazione respiratoria ai
pazienti cronici, forse i suddetti avrebbero meno complicanze durante l’influenza
e non arriverebbero proprio tutti in emergenza. Verrebbe da pensare che alla
fine tutte le risorse potrebbero essere utilizzate meglio. Si, vabbè, sarebbe
comunque un dettaglio. Ma magari potremmo comunque pensarci a quel dettaglio,
anche perché vorrebbe dire solo spostare il caffè un pochino più tardi: come
dire, è un dettaglio comunque già pagato.
Proviamo a capirci qualcosa di come girarci oggi.
Buona giornata.
Angela
