Da quel momento in poi è stato evidente che il giro dei liquidi stava funzionando: come sempre aveva ragione la Palliativista Santa Subito, il grande caldo degli ultimi giorni a casa lo aveva disidratato e dovevamo ritrovare la quadra, aumentando i liquidi, diminuendo la sudorazione, e la montagna da questo punto di vista funzionava benissimo.
Nei giorni gli intervalli in cui faceva la pipì erano sempre più regolari e noi pian piano sorridevamo, io piangevo sempre meno, percorrevo la stradina fino al villaggio di sotto per intero, uscendo anche dal bosco, senza lacrime. La piaga che stavamo curando all'interno del gomito, ancora dall'ospedale, è passata subito con quelle buone temperature.
A questo punto però c'era l'ossigeno: eravamo saliti che non serviva più, lo avevamo tenuto perché l'affanno per il dolore era troppo, però continuava a servire. Ci chiedevamo anche se fosse una paturnia nostra, forse dovevamo semplicemente smettere di monitorare.
Ma la verità era che l'affanno era tanto, le paturnie sono un'altra cosa, le teorie del "vedi le cose di cui hai paura perché esistono solo nella tua mente" possono sicuramente funzionare in determinate situazioni in cui bisogna darsi una mossa; ma non era quella lì la congiuntura da prendere in considerazione.
L'ossigeno serviva e basta.
Anche perché se non glielo avessimo dato sicuramente qualcosa si sarebbe fermato, e un'infezione sarebbe arrivata: ci sembrava ragionevole che non avesse un focolaio perché andava non bene, ma neanche così male, nello stesso tempo però le antenne sono state all'erta, che voleva dire che stavamo attentissimi a tenerlo seduto tutte le volte possibili e immaginabili, senza tregua; e di notte stavamo con le orecchie aperte in permanenza.
Quindi, sì, abbiamo sempre girato con la bombola di ossigeno a spalle. Un giorno l'abbiamo anche riempita troppo, che vuol dire come sarebbe da riempire regolarmente, e per fare 5 metri in salita abbiamo pensato che quell'ossigeno lì forse lo dovevamo prendere noi.
A questo punto è arrivato il giorno della partenza, sempre con l'ossigeno, io ho pianto per tutto il viaggio tanto per portarmi sempre avanti.
Siamo arrivati a casa e il caldo era nuovamente feroce; speravamo che questo discorso respiratorio fosse legato all'altezza, ed era probabilmente così: e quindi arrivati giù si sarebbe risolto tutto. Non si è risolto tutto, se non dopo dieci giorni. La palliativista lo ha visitato e ha confermato che avevamo fatto tutto bene,, i focolai non c'erano. L'ossigeno serviva e basta.
Così abbiamo ricominciato con la fisioterapia a manetta, metti su e metti giù per farlo respirare bene, i sensori che suonavano che li avrei presi a martellate, le orecchie sempre aperte. ce l'abbiamo fatta dopo 10 giorni. Chissà se il problema era l'altezza, che ci serviva ed era necessaria per le temperature ma 1500 metri per Fabio si confermano tanti e quindi dobbiamo sapere che è così e basta, e poi quando siamo scesi giù faceva troppo caldo. Oppure, sempre partendo dall'assunto che 1500 metri hanno un loro impatto, Fabio è peggiorato dalla polmonite di giugno e quindi ritrovare la quadra ha richiesto più tempo degli altri anni.
Ma tutto questo è per dirvi che oggi abbiamo concluso le puntate delle cose brutte.
Buona Giornata.
Angela

4 commenti:
Adesso attendiamonuone notizie!!! Xxxxxxxxxxxxxxx per queste per la salute di Fabullo perché noi siate più sereni. Forza forza! Sono vicina con abbraccio e baci. Nonna Roby 💓🙏🙏💓
Forza Forza Fabullo Forza
Forza Forza Angela Forza
Forza Forza Paolo Aimo Forza
Xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Boog
💓💓💓💓💓
io, per non sbagliare, vi abbraccio con le buone e con le meno buone notizie anche se spero sempre di leggere le prime.....
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
Posta un commento