Poichè a settembre andiamo, significa che ripartono anche determinate formalità più o meno utili per la Galassia.
Vi devo pertanto raccontare una trappola che non so se definire progettuale, socio assistenziale, legale, di rispetto per l'umanità. Però è una trappola.
Trappola nel senso letterale, non in quello complottista, che ci si rimane impigliati e non si va da nessuna parte.
È complessa da raccontare e anche molto lunga, cerco di farla il più breve possibile perché dobbiamo cogliere quello che è il punto vero e non tutto il contorno, che sarà lungo ancora per mesi, forse per anni con pochissimi risultati significativi. Nel contorno stanno anche gli attori, non sono significativi, credetemi: potrebbe essere chiunque, di quel mondo lì.
Durante tutto lo scorso anno la onlus è stata coinvolta in una serie di incontri per la definizione di un'istanza da presentare all'apposito ente pubblico per la creazione di percorsi specifici per l'accesso dei disabili in ospedale, sia a livello ambulatoriale nei termini di tempi, modi, spazi; che per i ricoveri, con la necessità per gli adulti di avere sempre a fianco una persona che conosce bene il disabile, e che è in grado di fare da tramite perché il disabile può non comprendere, non capire, non parlare, ma farsi capire dalla persona a lui cara che può fare da mediatore.
Parliamo degli adulti sotto questo aspetto, perché i bambini devono sempre avere un accompagnatore presente in quanto minori. La strutturazione invece di programmi specifici dal punto di vista dell'accoglienza terapeutica della disabilità vale sia per gli adulti che per l'età pediatrica.
Pensando a come è andato banalmente l'ultimo ricovero di Fabullo, in cui sono stati dati i farmaci solo perché vedevamo gli errori e li segnalavamo, e veniva lavato solo perché dicevamo che non si poteva lasciare pieno di cacca in quel modo, mi sembra tutto molto chiaro. Come dire, meno male che eravamo lì.
Il punto però che dobbiamo considerare, e che è stato l'ingranaggio in cui si è inceppato tutto il discorso durante tutto l'anno, sono i disabili a cui destinare questa idea.
Mi sembrerebbe saggio che ci debba essere un percorso personalizzato per tutti i disabili, secondo le specifiche necessità, al di là della diagnosi in sé.
Fin dall'inizio non è andata proprio così: perché il percorso di come strutturazione richiesto all'apposito ente pubblico, responsabile delle aziende sanitarie, doveva in realtà riguardare solo una categoria specifica di disabili.
Permettetemi di usare la parola categoria senza che vi dica quale, proprio perché non va bene che parliamo di una categoria sola.
E permettetemi anche di usare la parola categoria, così squallida, perché se ci mettiamo a fare i sofismi non ne usciamo vivi.
Sostanzialmente in ogni riunione, in cui veniva definita l'istanza, e poi il suo perfezionamento, si partiva sempre da questa categoria e basta, e poi si arrivava, dopo mille discorsi, a dire che in effetti andava estesa a tutti gli disabili, che non andava bene andare a settori. Diciamo che, ogni volta, arrivare a questa ammissione era una conquista.
Io sono stata estremamente antipatica, ammetto, ma sono contenta.
Il punto è che, ogni volta, riguardo a questo specifico argomento della destinazione dei beneficiari di tale istanza, si ripartiva sempre da capo, come se nulla fosse stato detto. Ripassa dal Via senza le 20mila lire.
Dopo mille sollecitazioni e riunioni è arrivata una risposta dall'ente pubblico, che ovviamente deve essere perfezionata, ci sono tante cose da ribadire perché le modalità proposte non sono così congrue, ma la prima risposta è già qualcosa, per carità.
Ma nella risposta dell'ente pubblico, che propone la strutturazione di uno specifico protocollo da definirsi, che rappresenta un documento ufficiale, è scritto chiaramente che riguarda quella categoria di disabili.
Quella.
Sostanzialmente dopo mille parole, mille cose scritte, mille discorsi, mille concessioni sospirate, la proposta che è stata portata avanti è stata quella iniziale. Ci dicevano che era stata cambiata e invece, sostanzialmente, non era vero.
Ovviamente tutto può essere opinabile, per esempio si può dire che stiamo sempre vedendo del negativo dappertutto, che tutto va semplicemente puntualizzato meglio, che siamo sempre i soliti disperati e depressi che si sentono umiliati e offesi, e delittati e castigati.
Si può dire tutto. Certo che le cose scritte e i fatti restano.
Per cui la il documento ufficiale dell'ente pubblico parla in modo chiaro di specifiche categorie, e poi arriva la risposta del coordinamento dell'istanza: e visto che abbiamo frainteso la risposta dell'ente pubblico, oppure dobbiamo solo avere pazienza perché adesso si sistema tutto, obiettivamente l'ente pubblico doveva dare almeno un segno di vita da mesi e adesso ha messo su una comunicazione alla belle e meglio, sicuramente il coordinamento puntualizzerà.
Il coordinamento ha ringraziato, ha specificato che le procedure già in atto devono essere rese più omogenee su tutto il territorio, devono essere approfondite, devono essere perfezionate, ma non ha fatto parola dello sbaglio nella destinazione specifica di un programma di accoglienza specifica dei disabili in ospedale. Traduzione: il coordinamento ha apprezzato che fosse rivolta ad una specifica categoria di disabili perché è verosimilmente esattamente ciò che è stato richiesto.
Torniamo alla necessità iniziale di lasciare perdere i sofismi.
Non ve lo dico qual è la categoria di apparenti privilegiati perché non va bene: non perché poi si scatena la guerra dei poveri, cosa peraltro vera, ma perché dobbiamo arrivare al fulcro della cosa che non è la categoria in sé, che non è privilegiata, che non ha delle colpe per come vengono gestite le cose e nemmeno dei meriti in chi li propone rispetto ad altri.
Poi è chiaro che, se i presupposti sono questi, la guerra dei poveri si scatena per forza: perché di base in generale le risorse stanziate sono inesistenti e si direzionano con la legge del più forte per vari motivi.
Il perno rotante è l'obiettivo ultimo che forse va capito fino in fondo.
Chissà cosa c'era di brutto, di sbagliato, di inefficace, nel coinvolgere tutti i disabili nella necessità di un percorso personalizzato.
Se fossimo dei malpensanti, se lo fossimo, ci immagineremmo che in tempo quasi zero uscirà un progetto bello e confezionato e già finanziato da qualche fondazione che illustra tale proposito, come se tutto fosse già stato pensato all'inizio della faccenda. Ma questo avverrebbe solo se fossimo dei malpensanti.
Poiché invece non lo siamo, ognuno si muove come desidera nella propria vita.
Io, per esempio, ascolto una bellissima canzone di Maldestro che si chiama Le chiavi di casa: e riguardo a tutta questa faccenda, mi trovo nella sua identica condizione di quando ascolta le nuove canzoni: e lascio a voi la possibilità di andare a verificarla voi quella condizione, perché se ve lo spiego meglio LA PAOLA mi sgrida tanto.
Buona giornata.
Angela

3 commenti:
Infinita tristezza..... poveri disabili in questo.paese incivile. Xxxxxxxxxxxxxxx . Che sia oggi una buona giornata per tutti. Abbraccio grande da nonna Roby 💓🙏🙏💓
Io appartengo ai malpensanti. Non si sbaglia mai. Ci si azzecca sempre.
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Forza Forza Fabullo Forza
Forza Forza Angela Forza
Forza Forza Paolo Aimo Forza
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Boog
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